L'iniziativa

Autonomia differenziata, Tambone invita alla mobilitazione

Cartina geografica dell'Italia
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Domani un presidio cittadino in piazza Cesare Battisti
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Mercoledì 22 giugno alle ore 18,30, in piazza Cesare Battisti, si terrà un presidio cittadino per informare la cittadinanza sull’autonomia regionale differenziata per il sud d’Italia che il “Comitato per l’Unità della Repubblica” definisce «problema».

Una data non casuale: nello stesso giorno, la ministra per gli Affari Regionali e le Autonomie, on. Gelmini, incontrerà i presidenti delle regioni italiane per presentare il suo Disegno di Legge “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione”.

«La ministra Gelmini aveva annunciato: “L’Autonomia Differenziata è all’ultimo miglio, prima dell’estate la Legge Quadro”. Difficilmente, tuttavia, si poteva immaginare un Disegno di Legge così devastante come quello che è trapelato in questi giorni. Noncurante delle conseguenze disastrose della prima regionalizzazione che sono emerse in modo drammatico con la pandemia, in un momento nel quale la guerra in Ucraina sta accentuando l’esplosione della crisi economica e le disuguaglianze sociali e territoriali, questo testo ha qualcosa di paradossale, perché va ben oltre, e contrasta persino, i limiti che una commissione di costituzionalisti incaricata dalla stessa Gelmini aveva indicato per l’Autonomia Differenziata» commenta il portavoce del comitato, il consigliere comunale Eliseo Tambone.

«Composto da cinque articoli, il Disegno di Legge delinea una procedura che esautora il Parlamento da ogni potere reale in merito alle Intese tra Stato e Regioni che richiedono il regionalismo differenziato, limitando l’azione delle Camere a pura consultazione; non esclude alcuna delle 23 materie richieste dalle Regioni, contro il parere della Commissione Gelmini, che invitava invece a lasciar fuori la scuola e la sanità. Addirittura, per materie come l’ambiente, si andrebbe incontro ad una immediata regionalizzazione;  prevede (art. 4) che le risorse finanziarie per le Regioni “differenziate” siano inizialmente determinate tramite la “spesa storica”, cioè consolidando l’aberrante meccanismo che ha portato già oggi alle più gravi distorsioni e differenziazioni territoriali» continua Tambone.

«Va detto chiaramente – rimarca – che questo DDL realizza il peggio di tutto ciò che è stato ipotizzato in questi anni. Si va infatti dallo svuotamento della democrazia parlamentare alla concessione di pieni poteri alle Regioni in quasi tutti i campi della vita economica e sociale, fino al creare le condizioni per uno scontro tra aree del Paese. Avvistiamo concretamente il rischio di passare da una Repubblica Parlamentare ad una fondata sugli accordi tra governo e Regioni, al di sopra e contro qualunque dialettica democratica. In un momento in cui sarebbe richiesta più che mai l’unità della Repubblica, nel quale la priorità della politica dovrebbe essere quella di cercare di superare le diseguaglianze e le divisioni, appare paradossale che un ministro osi spingersi a questo punto di frammentazione dei diritti per i cittadini del nostro Paese».

Che cosa accadrebbe concretamente? Il comitato prova a spiegare le conseguenze negative del provvedimento.

«Per il lavoro, che non ci sarebbero più i contratti collettivi nazionali a tutelare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, che verrebbero trascinati in una concorrenza al ribasso; per la Sanità, poiché le regioni avrebbero la possibilità di sostituire progressivamente la sanità pubblica con quella privata attraverso fondi integrativi e polizze assicurative (come negli USA); per la Scuola, poiché non ci sarebbe più la scuola della Repubblica, che è la principale struttura unitaria che tiene unito culturalmente il Paese. Ogni regione “governerebbe” le sue scuole con programmi regionalizzati, titoli di studio regionalizzati e personale regionalizzato; per l’Ambiente, poiché la frammentazione della normativa non potrebbe che portare a politiche scollegate, deregolamentate con conseguenze drammatiche sul territorio, sull’ambiente, sull’inquinamento e sulle bonifiche».

«Tradotta in cifre “semplici”, oggi, lo Stato eroga annualmente per ogni cittadino del centronord euro 17.065, per ogni cittadino del Sud euro 13.394 (dati SVIMEZ). Una immotivata differenza di euro 3.671 pro-capite, eppure alcune regioni del Nord, le più ricche, vogliono l’autonomia differenziata per avere ancora più soldi, a discapito delle regioni che già ora ricevono molto meno! Insomma, se sei del NORD sei un cittadino di serie A, se sei del Sud sei un cittadino di serie B» contesta Tambone.

E conclude: «Infine, un breve riferimento al nostro olio, un tema a noi molto caro. In Italia vi sono ben nove oli extravergine che vantano una produzione maggiore del Garda Dop, eppure, nell’accordo Ue–Canada chiamato CETA, l’Italia ha indicato proprio il Garda (insieme ad altri tre Dop veneti!) come i quattro prodotti da tutelare. Il campione nazionale, il “Terra di Bari Dop”, forte di 3.641 tonnellate prodotte di cui il 70% esportate, è stato scartato per favorire il Garda Dop. Che di tonnellate prodotte ne conta appena 160 di cui il 50% esportate. In pratica, in Canada l’Italia tutelerà il Garda Dop, nonostante il Bari Dop produca venti volte ed esporti trenta volte di più.  Stessa musica con la Cina: cento prodotti cinesi tutelati in Europa e cento prodotti europei tutelati in Cina. Di questi ventisei italiani, ben tredici vini. Di questi tredici vini, ben tredici sono del… Centro-Nord (fonte M. Esposito, “Zero al Sud”, pag. 196). Perciò è necessario sapere e mobilitarci».

martedì 21 Giugno 2022

(modifica il 22 Giugno 2022, 16:17)

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Bianca Neve
Bianca Neve
10 giorni fa

Morale della favola?