La storia

La famiglia “allargata” di Flora e Tommaso: braccia aperte per mamma e figlie in fuga dalla guerra

Giuseppe Cantatore
Giuseppe Cantatore
​Valentina, Sasha e Anastasia vengono da Vinnycja. Per fuggire dalle bombe, sono state catapultate a oltre 2mila chilometri di distanza. E da lunedì scorso si sono ritrovate a Corato, accolte dal grande cuore di Flora e Tommaso
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«Per me non sono profughi: sono la mia famiglia. Casa mia è casa loro». Ci sono lampi di luce che riescono, per un attimo, a squarciare anche il buio pesto della guerra. Gesti di grande solidarietà che azzerano distanze e saldano legami impensabili. Valentina, Sasha e Anastasia – rispettivamente mamma e figlie – sono tre fiere donne ucraine. Vengono da Vinnycja, città di circa 370mila abitanti a un centinaio di chilometri dal confine con la Moldavia. Per fuggire dalle bombe, in pochi giorni sono state catapultate dalla loro casa a oltre 2mila chilometri di distanza. E da lunedì scorso si sono ritrovate a Corato, accolte dal grande cuore di Flora e di suo marito Tommaso che hanno allargato le braccia e spalancato le porte della loro casa per farle diventare a tutti gli effetti persone di famiglia.

«Tutto è partito da me» racconta Flora Roselli. «Ancor prima di incontrare mio marito, avevo già nel cuore il desiderio di aiutare chi ha bisogno e magari prendere in affido una bambina. In realtà ho sempre voluto stare vicino a chi soffre, per dare ciò che io stessa avrei voluto ricevere. Poi mi sono sposata e sono arrivate le mie due bambine che ora hanno 2 e 6 anni, ma quel desiderio è sempre rimasto nel cassetto». Fino a quando, all'improvviso, è scoppiata la guerra in Ucraina. «Un giorno ero a tavola e guardavo le prime bombe cadere su Kiev e i profughi che cercavano di fuggire. Scene raccapriccianti che accadevano mentre io mangiavo un pasto caldo e le mie figlie erano tranquille nel letto. Ho provato un grande dolore e allora è scattata la molla: proprio non volevo restare a guardare».

Capire quali canali attivare per accogliere una famiglia dall'Ucraina non è stato semplice. «A Corato il Comune non aveva ancora avviato contatti per l'accoglienza dei profughi – prosegue Flora – così mi sono messa al telefono e ho iniziato a chiamare dappertutto: Bologna, Bolzano e tante altre città. Mi dicevano: "ma se lei vive in Puglia, perchè chiama al nord? Perchè se mi trovate una famiglia da accogliere, mi metto in auto e vengo a prenderla", rispondevo. Nello stesso tempo cercavo in continuazione su google "aiuti umanitari guerra" per capire a chi rivolgermi. Ho conosciuto tante realtà, fino a quando mi sono imbattuta nell'associazione "Carro dei guitti". Si trova a Trani, nella sede della Croce bianca, accanto al comando della polizia locale. Una grande coincidenza, visto che mio marito Tommaso fa il vigile proprio lì. Ho trovato il numero del presidente Giuseppe Francavilla con cui è nato un profondo legame, poi sfociato in un gruppo whatsapp chiamato "Soldati di pace" in cui ognuno fornisce un contributo per raccogliere aiuti e fronteggiare le varie situazioni di necessità che emergono di volta in volta. All'inizio nel gruppo eravamo in 3, ora siamo in 30. Ho avviato una raccolta anche nella mia attività e tanti miei clienti hanno contribuito».

Nel frattempo, a Corato è stata avviata una raccolta di beni in Comune e poi il sindaco ha chiesto via social se qualcuno avesse la possibilità di ospitare eventuali profughi. «Ho subito dato la mia disponibilità» ricorda Flora. «Sono quindi stata contattata dal Comune una prima volta per capire quante persone potessi accogliere e poi di nuovo, qualche giorno più tardi – da Annalisa Mazzilli, che ringrazio per la sua sensibilità – per dirmi che la mia richiesta era stata accolta e che sarebbero venute da me una mamma e due bambine». Nemmeno due giorni dopo, il desiderio è diventato realtà. «Lunedì scorso siamo andati a Palazzo di città per conoscerle» continua Flora. «Avevo in mano una bandiera ucraina fatta di cartoncino con su scritto "benvenuta famiglia" in cirillico. Non conoscevamo nè i loro nomi, nè i loro visi. Ma appena ho visto alcune persone arrivare nei pressi del Comune, le ho guardate e ho subito capito che erano loro. Ho attirato l'attenzione della mamma e ho incrociato lo sguardo con lei: siamo entrambe scoppiate a piangere e ci siamo abbracciate fortissimo come se ci conoscessimo da una vita».

La sistemazione per loro era già pronta. «Per fortuna abbiamo una casa grande: io, mio marito e le mie figlie dormiamo nella nostra camera da letto, mentre a Valentina, Sasha e Anastasia abbiamo dato la stanza di nostra figlia dove ci sono un letto e un divano letto, con un bagno e un armadio tutto per loro. Tengo a sottolineare che le spese per ospitare una famiglia sono esclusivamente a carico di chi accoglie e non è previsto alcun contributo da parte di Comune, enti o associazioni. Tanti coratini, però, ci stanno spontanemente dando una mano e per questo li ringrazio di cuore».

Rompere il ghiaccio è stato difficile. «Sasha ha 6 anni, è una bimba dolcissima e io non faccio altro che coccolarla» dice Flora. «È "distratta" da questa nuova situazione e dai giochi con mia figlia e quindi è un po' più spensierata. Anastasia, invece, ha 12 anni ed è più triste e più chiusa come sua madre, di certo perchè è più consapevole di quanto sta accadendo. All'inizio è stata molto dura perchè si sono forse spaventate a causa di tanta attenzione, non solo mia ma della gente in senso generale. Basti pensare che mentre lunedì scorso erano fuori dal Comune, un signore si è avvicinato a Valentina e ha chiesto se fosse ucraina. Alla risposta affermativa, lui le ha donato una banconota da 50 euro. Lei ha rifiutato infastidita perchè ha sentito lesa la sua dignità, nonostante il gesto fosse stato fatto in buona fede, ed è scoppiata a piangere.Per questo abbiamo cercato di stabilire un rapporto in maniera discreta e meno invadente possibile. Soprattutto all'inizio facevamo loro pochissime domande, anche perchè si sono mostrate abbastanza chiuse. Ora va meglio e ci hanno raccontato un po' della loro vita. 

Fino a poche settimane fa Valentina, che ha 35 anni, lavorava come ragioniera in ospedale. Suo marito, invece, è un costruttore edile: è rimasto in Ucraina e da un momento all'altro potrebbe essere chiamato a combattere. Vivevano in una villetta, avevano tutto e ora non hanno più nulla. Anche per questo, quando ci sono loro evitiamo di guardare i telegiornali in casa. La loro città è stata bombardata, ma meno di altre. Ma proprio ieri Valentina era al telefono con il marito quando, a un tratto, l'ho vista intristirsi. Le ho chiesto cosa fosse successo e lei mi ha raccontato che avevano appena saccheggiato e distrutto la loro azienda di famiglia. Allora, per sorridere un po', abbiamo scattato delle foto con le bimbe e le abbiamo inviate al papà: spero si senta confortato nel sapere che la moglie e le figlie sono state accolte in una famiglia che le ama. Proprio perchè lui ora non è con loro, il 19 marzo non festeggeremo la festa del papà, in modo da non sottolineare questa mancanza». In Ucraina è rimasta anche la madre di Valentina. «L'ha sentita l'altro giorno dopo una settimana e ha sempre paura che possa accaderle qualcosa. L'altra notte ci sono stati due bombardamenti: per lei ogni giorno è una incognita».

Il problema della lingua è stato risolto grazie alla tecnologia. «Io e Valentina parliamo in inglese – sottolinea Flora – ma in realtà molto spesso siamo con lo smartphone in mano per utilizzare il traduttore di google e comunicare più facilmente. Anche le bambine hanno imparato ad utilizzarlo: l'altro giorno mia figlia Fatima e Sasha, che hanno la stessa età, erano sedute sul divano e le abbiamo sentite parlare. Incuriosite, io e Valentina ci siamo avvicinate per ascoltare: Fatima le diceva in italiano "ti voglio bene" e Sasha, utilizzando google traduttore, le rispondeva "io di più". Una scena bellissima». Le bambine, intanto continuano a studiare. «Ogni giorno si collegano in didattica a distanza con l'Ucraina: una si mette nel soggiorno e l'altra in cameretta».

Oggi il futuro appare più che mai indecifrabile. «Al momento è impossibile prevedere cosa accadrà. Per quanto ci riguarda – promette Flora – da noi possono restare tutto il tempo che vogliono».

sabato 19 Marzo 2022

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Antonio Caputo
Antonio Caputo
3 mesi fa

publicita' occulta!!!

Gm
Gm
3 mesi fa

Complimenti davvero…..non riesco a scrivere altro

Aldo Fiore
Aldo Fiore
3 mesi fa

Racconto commovente. Sono un nonno e capisco che queste situazioni siano dettate solo per abnegazione. Vorrei fare qualcosa per alleviare la permanenza della famiglia Ucraina. Scivetimi una mail. fiore_aldo@libero.it

franco
franco
3 mesi fa

se non fosse che sono profughi e scappano da una guerra si potrebbe pensare-leggendo- che si tratta di una favola a lieto fine-brava FLORA

Cittadina
Cittadina
3 mesi fa

Grazie per quello che state facendo.da mamma hai tutta la mia stima. Noi purtroppo abbiamo un cuore grande ma una casetta piccola.io e mio marito arriviamo a fatica a fine mese.ma un pasto caldo sulla tavola io sarei felice di donarlo.

Annalisa L.
Annalisa L.
3 mesi fa

Purtroppo va' detto, aldilà di possibili censure belliche: mogli e figli piccoli vengono “spediti” in Italia per lasciare liberi i mariti combattenti di fare la guerra. In talodo l'Italia diventa una retrovia.

DOMENICO MASTROPIETRO
DOMENICO MASTROPIETRO
3 mesi fa

CON QUESTO GESTO CHE TI ONORA SICURAMENTE SEI DIVERSA DA LORO HAI PRESO LA SENSIBILITÀ CHE IO E ZIA ANNA ABBIAMO SEMPRE AVUTO NEI VOSTRI CONFRONTI,BRAVA FLO',UN ABBRACCIO ZIO MIMMO

nunzio saragaglia
nunzio saragaglia
3 mesi fa

Complimenti sig.FLORA .

Aldo Cusanno
Aldo Cusanno
3 mesi fa

Complimenti a questi coniugi per il gesto profondo di solidarietà e di amore

RAFFAELLA
RAFFAELLA
3 mesi fa

Dio Vi benedica abbondantemente e vi ricopra di ogni grazia per questo gesto di grande umanità! Flora ti conosco da una vita.. non sei mai cambiata….. Hai un cuore grande! Complimenti a tutta la tua famiglia.

Il grillo parlante
Il grillo parlante
3 mesi fa

Mi piace MOLTISSIMO, sinceramente, chi fa “il BENE” in silenzio … comunque… bravi…

Luy
Luy
3 mesi fa

Dio vi benedica

Taken
Taken
3 mesi fa

Il bene si fa ma non con tanta pubblicità. Complimenti per la sua grande opera di bene per quanto sta facendo per questa famiglia

mest catall
mest catall
3 mesi fa

Il bene si fa in silenzio e in totale anonimato. Diversamente perde di ogni valore.

Rosa
Rosa
3 mesi fa

Che sia stato fatto con tanta pubblicità o meno… rimane comunque un gesto bellissimo❤❤

Vanessa Lamarca
Vanessa Lamarca
3 mesi fa

Complimenti a questa famiglia per il gesto bellissimo e concreto che sta facendo aiutando persone che sono in difficoltà,siete un bellissimo esempio