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Fiori, la crisi ucraina spegne le serre. Mastrodonato: «Costi insostenibili, produzione crollata»

La Redazione
Quasi azzerato il mercato del fiore reciso. Prezzi dei bouquet triplicati i costi di gestione sono diventati insostenibili
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Prima ancora che l’esercito russo attaccasse l’Ucraina, quando era difficile ipotizzare la resistenza della popolazione, il prezzo del carburante in Italia era salito alle stelle. Il caro energetico aveva di fatto costretto i floricoltori a spegnere le serre: il rischio di rimetterci era troppo elevato. Le temperature rigide degli ultimi giorni hanno fatto il resto. Nel nord barese, oggi il mercato del fiore è veramente in difficoltà. Il distretto terlizzese, tra i più importanti del Sud Italia, è lo specchio di una situazione piuttosto comune. «Molte delle serre sono alimentate a gas. Stiamo riscaldando meno, a causa del costo elevato del carburante, alcuni hanno scelto di spegnere le serre perché i costi di gestione sono diventati insostenibili», spiega l'imprenditore coratino Vincenzo Mastrodonato, responsabile del distretto florovivaistico della provincia di Bari.

«La produzione di fiori recisi è crollata. I floricoltori stanno aspettando la natura per attendere la fioritura del prodotto e questo si riflette sui prezzi. Oggi, al mercato, il prezzo di un bouquet è quasi triplicato. Un mazzo di fiori è diventato un lusso» continua Mastrodonato. Non solo. Con la chiusura degli spazi aerei dalla Russia verso l’Europa anche l’approvvigionamento di materiali è diventato più complesso. «C’è carenza di plastica e polistirolo che importiamo direttamente dalla Russia. Anche le cosiddette “padelle”, che utilizziamo per contenere le piante, scarseggiano. Addirittura alcuni devono ricorrere a materiale di seconda scelta, accantonato nei magazzini» riferisce il presidente del distretto florovivaistico della provincia di Bari.

Nel buio si intravede un unico, se vogliamo, tratto positivo, benché limitato alla commercializzazione e non alla produzione. «Il mercato olandese verso la Russia è fortemente ridimensionato. La Russia era tra i maggiori acquirenti e questo fa in modo che vi sia, dall’Olanda, una offerta superiore di prodotto per il mercato italiano» rileva Vincenzo Mastrodonato.

L'allarme di Coldiretti

L’effetto Ucraina e il freddo degli ultimi giorni, con l’esigenza crescente di carburante per riscaldamento, desta anche la preoccupazione dell’associazione di categoria Coldiretti, che denuncia sensibili problemi nelle forniture di carburante agricolo. «I fornitori, a differenza di quanto fanno in tempi di pace, stanno anche trattenendo scorte utili ai mezzi militari – spiegano dall’associazione di categoria – e non hanno certezza delle consegne di carburante con ordini garantiti solo al 20- 50% a prezzi che potrebbero ulteriormente schizzare».

«Con la spesa energetica che si è impennata inoltre del 50% i costi di produzione superano di gran lunga quelli di vendita – spiega Coldiretti Puglia – creando una situazione insostenibile. Per una serra di mille metri – evidenzia Coldiretti regionale – la perdita netta è di 1.250 euro e chi non riesce e far fronte agli aumenti è costretto a chiudere o a riconvertire l’attività. Il 68,8% delle imprese – evidenzia l’indagine Coldiretti/Ixè – sta facendo i salti mortali per riuscire a mantenere le produzioni».

«L’emergenza energetica si riversa – sottolinea Coldiretti – non solo sui costi di riscaldamento delle serre, ma anche su carburanti per la movimentazione dei macchinari, sui costi delle materie prime, fertilizzanti, vasi e cartoni. Il rincaro dell’energia – continua la Coldiretti – non risparmia fattori fondamentali di produzione come i fertilizzanti con aumenti che vanno dall’urea passata da 350 euro a 850 euro a tonnellata (+143%) alle torbe con un +20% mentre per gli imballaggi gli incrementi colpiscono dalla plastica per i vasetti (+72%) dei fiori al vetro (+40%) fino alla carta (+31%) per i quali peraltro si allungano anche i tempi di consegna, in qualche caso addirittura quintuplicati».

venerdì 4 Marzo 2022

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