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Giandonato Salvia crea “Tucum”, l’app per aiutare i bisognosi: «L’​intelletto a frutto della carità»

La Redazione
Un'esperienza che ha raccontato lui stesso sabato pomeriggio ai ragazzi di 2° e 3° superiore in procinto di ricevere, nelle prossime settimane, il sacramento della Cresima nella parrocchia Maria SS. Incoronata
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Trentadue anni appena compiuti, un padre medico missionario e un’onorificenza al Merito della Repubblica Italiana, ricevuta ieri al Quirinale «per il suo contributo nella promozione di un uso sociale delle nuove tecnologie». È Giandonato Salvia, pugliese doc (è di Monopoli) con il sogno di diventare veterinario infranto quando era ancora solo un bambino. All’età di 17 anni ha poi compiuto il suo primo viaggio alla scoperta delle realtà più povere del pianeta, nelle baraccopoli, gomito a gomito con bambini che camminano scalzi, nel fango e negli escrementi, che non hanno diritto all’istruzione, non possono ricevere vaccini ne cure adeguate, e adulti che, nella migliore delle ipotesi, sono costretti a chiedere l’elemosina in strada. Un’esperienza che il giovane monopolitano ha deciso di ripetere ogni due anni e che, dopo aver terminato i suoi studi universitari in economia e finanza, gli ha permesso di mettere il suo intelletto e il suo sapere, a frutto della carità, come ha raccontato lui stesso sabato pomeriggio ai ragazzi di 2° e 3° superiore in procinto di ricevere, nelle prossime settimane, il sacramento della Cresima nella parrocchia Maria SS. Incoronata.

Coadiuvato da suo fratello, Giandonato ha costituito una start up a vocazione sociale e, basandosi sul principio del caffè sospeso, ha ideato un’app di finanza per gli ultimi attraverso la quale è possibile ridistribuire delle piccole donazioni per l’acquisto di beni e servizi in favore dei più bisognosi. Perché, dice il fondatore di Tucum (questo il nome dell’app), «chi dona non si impoverisce!». Invitato per riflettere sul dono dell’Intelletto, Giandonato ha parlato ai cresimandi della forza dei progetti benedetti dal cielo e della fede che non si arrende davanti ai no e alle delusioni, ma diventa ricarica per mettersi in cammino, un cammino di Luce. «Non siamo dei numeri, siamo un sogno bello. Siamo felici nella misura in cui rispondiamo alla vita» ha detto, trasmettendo a tutti la certezza di essere stati creati per la felicità e la bellezza di mettere a frutto i propri talenti per capire il disegno d’amore di Dio per l’uomo.

Con l’incontro di sabato, si è conclusa la prima parte del percorso catechistico sui doni dello Spirito Santo. Un percorso pensato come spazio di crescita personale e cristiana, occasione formativa e di confronto, attraverso l’incontro concreto con testimonianze di vita sui doni dello Spirito Santo: storie che nell’ordinarietà, sono straordinarie e donano speranza. La storia di Pinuccio Fazio che ha fatto entrare i ragazzi nella dinamica tra il bene e il male, dove le chiavi della libertà sono la fede e Sapienza; l’esperienza di Francesca Sottile, infermiera in un reparto Covid grazie alle cui parole i ragazzi hanno colto il vero significato della Pietà, una relazione vissuta con il cuore. La testimonianza sul Timor di Dio di don Vincenzo di Pilato, la forza di credere che qualunque cosa accada siamo sempre nelle mani del Padre. La vita ricca di “volti rivolti” e di slancio d’amore verso i più poveri di Giandonato Salvia che ha messo a servizio degli ultimi le sue conoscenze. Non solo credenti, ma testimoni credibili del Vangelo nella quotidianità, che hanno aperto il cuore e la mente e hanno seminato in tutti la certezza che vivere seguendo il Vangelo è possibile.

martedì 30 Novembre 2021

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Lucrezia Colucci
Lucrezia Colucci
6 mesi fa

Complimenti per l'artivolo. Ha colto in pieno il messaggio che si è voluto dare ai ragazzi . Speriamo che i semi che hanno ricevuto diano grandi frutti.

Franco
Franco
6 mesi fa

Mi permetto di dissentire, se posso senza essere censurato. Quindi invece di insegnare ai cresimandi il significato dei 7 doni dello Spirito Santo lasciamo che provino a comprenderli attraverso delle conferenze a tema di “non solo credenti”. Bisognerebbe studiare la “regola” prima di ascoltare la sua applicazione, almeno nella didattica avviene così. Altrimenti si inseguono le applicazioni, ovvero la cronaca e le mode del momento.