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Dopo 63 anni dalla prima marcia Gravina-Altamura, il popolo murgiano è tornato a farsi sentire

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Dopo 63 anni dalla prima marcia Gravina-Altamura, il popolo murgiano è tornato a farsi sentire.

Nel 1963, la gente marciava per dire no alle numerose installazioni di basi missilistiche nella zona murgiana, in un contesto congelato nella violenza muta della Guerra Fredda. Nonostante ciò, coloro che oggi possono essere i nostri nonni sono scesi in piazza per la pace.

A distanza di pochi anni, invece, nel 1985 la marcia venne istituita per l’insediamento di tre poligoni militari sulla Murgia, che la resero un luogo protetto. Anche se le ragioni cambiano, noi siamo sempre pronti a marciare per la salvaguardia della nostra terra e per fare in modo che resti un’area vocata al pacifismo e alla preservazione del fragile equilibrio ambientale, e non una base militare a cielo aperto.

Sabato ero ad Altamura, in piazza Zanardelli, dove tempo fa Tommaso Fiore leggeva a gran voce i messaggi pacifisti di Carlo Levi e Aldo Capitini. Beh, ieri al suo posto c’eravamo noi, studenti e lavoratori di tutta la Puglia, che sulla scia dei suoi ideali manifestavamo per un futuro che ci appartiene.

Siamo riusciti nell’intento di mantenere viva l’identità del Parco dell’Alta Murgia, rimanendo fedeli al DNA della marcia: essere la voce del “popolo della pace”, riscoprendo lo straordinario paesaggio murgiano.

La comunità pugliese, per una volta, era unita per la stessa causa: rivendicare la pace nella nostra terra, sempre più invasa da territori militarizzati come Amendola, Brindisi, Taranto e Galatina, che ci ricordano la situazione preoccupante in cui ci troviamo.

Ammetto che, nel vedere i miei professori al di fuori delle mura scolastiche schierarsi insieme a noi per un diritto comune, mi sia quasi scesa una lacrima. È stata la prova che la nostra generazione non è pigra come viene descritta dai media, che censurano noi e ignorano i nostri bisogni, ma può essere forte come quelle precedenti.

Perché, quando è in gioco la tutela di un patrimonio umanitario, l’età e l’orientamento politico passano in secondo piano. A ogni passo della marcia si è percepito il desiderio di unità di un intero popolo, per il quale la pace non è un semplice slogan politico.

Abbiamo rivendicato l’articolo 11 della Costituzione, che ci sembra essere sempre più utopico. Ma no, ieri non eravamo utopisti o sognatori, ma solo una popolazione stanca di vedere come la propria terra venga strumentalizzata e maltrattata per scopi violenti che non ci hanno mai riguardato.

Johnny Papagni classe 3°A

Liceo Artistico Federico II Stupor Mundi

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