«Io speriamo che me la cavo», 34 anni dopo: come sono cambiati i luoghi di Corato che fecero da set al film

Con le foto di Giuseppe Magnini, ripercorriamo il cambiamento dei luoghi del set

4 commenta

Il 9 ottobre 1992 usciva nelle sale italiane Io speriamo che me la cavo, il film diretto da Lina Wertmüller e interpretato da Paolo Villaggio nei panni del maestro Marco Tullio Sperelli. A trentaquattro anni di distanza, la pellicola conserva un legame particolare con Corato, città che rappresentò il set di diverse scene.

Tratto dall’omonimo libro di Marcello D’Orta, il film racconta le vicende di un maestro elementare che, per un errore burocratico, viene trasferito dal Nord in una difficile realtà della provincia napoletana. Qui si confronta con una scolaresca di bambini segnati da povertà, disagio sociale e situazioni familiari complesse. Una storia che alterna momenti comici e drammatici e che offrì a Villaggio l’occasione di interpretare un personaggio distante da quelli ai quali il pubblico era abituato.

Per ricostruire gli ambienti in cui si svolge la vicenda, Wertmüller scelse anche alcuni scorci di Corato. Le riprese interessarono soprattutto il centro storico, dove strade, corti e attività commerciali furono utilizzate come ambientazioni del film.

Tra i luoghi scelti dalla produzione figuravano la zona dell’Abbazia, il bar della stazione e un salone da barbiere sull’estramurale. Le stradine e le corti del centro antico, con le loro caratteristiche architettoniche, contribuirono a ricreare l’atmosfera del paese immaginario in cui era ambientata la storia. Il bar della stazione e il salone da barbiere, invece, portarono sullo schermo due ambienti legati alla quotidianità cittadina.

Sono proprio questi luoghi, oggi, a rendere interessante una nuova visione della pellicola. In oltre trent’anni, infatti, la città ha cambiato volto: alcune attività hanno chiuso, altre hanno modificato la propria destinazione, mentre edifici e spazi pubblici sono stati interessati da interventi di trasformazione. Le immagini del film consentono così di ritrovare scorci della Corato dei primi anni Novanta, alcuni dei quali non sono più riconoscibili.

L’arrivo della troupe di Lina Wertmüller e di Paolo Villaggio rappresentò un avvenimento insolito per la città. Nei giorni delle riprese, le strade del centro storico si riempirono di curiosi, attratti dalla possibilità di assistere alla lavorazione di un film e di vedere da vicino uno degli attori più popolari del cinema italiano.

Numerosi cittadini furono coinvolti come comparse e figuranti. Tra loro c’erano anche molti bambini e ragazzi, che ebbero l’opportunità di partecipare alle riprese e di conoscere, almeno per qualche giorno, il funzionamento di una produzione cinematografica. Le attese tra un ciak e l’altro, le indicazioni della regista e la presenza degli attori trasformarono quelle giornate in un’esperienza rimasta impressa nella memoria di molti partecipanti.

A distanza di trentaquattro anni, quei bambini sono diventati adulti. Alcuni conservano fotografie e ricordi delle riprese, altri riconoscono ancora se stessi, amici o familiari nelle scene del film. Per chi visse direttamente quell’esperienza, ogni nuova proiezione rappresenta anche l’occasione per rivedere luoghi e persone che appartengono alla Corato di allora.

Diverso è il rapporto con le generazioni più giovani, per le quali il legame tra la città e Io speriamo che me la cavo potrebbe essere del tutto sconosciuto. Eppure, passeggiando tra i vicoli dell’Abbazia o lungo l’estramurale, si attraversano alcuni degli stessi luoghi che, nel 1992, ospitarono le riprese.

Il trentaquattresimo anniversario dell’uscita del film offre quindi l’occasione per recuperare una pagina della storia cittadina, attraverso le fotografie dell’epoca e il confronto tra le immagini cinematografiche e l’aspetto attuale dei luoghi.

Un modo per ricostruire non soltanto il passaggio di Lina Wertmüller e Paolo Villaggio da Corato, ma anche un periodo della vita cittadina che il film ha contribuito, involontariamente, a documentare.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!