Crisi dell’olio e dell’autotrasporto, il Consiglio comunale approva all’unanimità le richieste al Governo

Via libera al documento che chiede interventi straordinari al Governo per sostenere i due comparti. Dalla mancanza di liquidità dei frantoi al caro gasolio, fino alle difficoltà delle imprese di trasporto. In aula le testimonianze dei rappresentanti delle categorie
Un ordine del giorno per chiedere al Governo risposte concrete alla crisi dell’olivicoltura e dell’autotrasporto.
Il Consiglio comunale di Corato lo ha approvato all’unanimità nella seduta straordinaria di ieri, dando il via libera a un documento che contiene una serie di richieste di intervento a sostegno dei due comparti.
Nel corso dei lavori il testo è stato integrato con tre emendamenti riguardanti la tutela dei braccianti agricoli, la valorizzazione dell’olio extravergine di oliva Coratina e l’istituzione di un tavolo permanente di confronto.
Il voto arriva dopo settimane di mobilitazioni, durante le quali agricoltori e autotrasportatori hanno denunciato il crollo delle quotazioni dell’olio, l’aumento dei costi di produzione e del carburante e le crescenti difficoltà economiche delle imprese.
Olivicoltura, dalla crisi dei prezzi alle misure per sostenere la filiera
Nelle premesse, l’ordine del giorno descrive una «crisi strutturale senza precedenti» della filiera olivicolo-olearia del Sud Italia, attribuita a diversi fattori: le «massicce importazioni di oli extracomunitari a dazio zero», la limitata trasparenza degli scambi, le criticità legate all’etichettatura e una Politica agricola comune ritenuta penalizzante per l’olivicoltura mediterranea.
A pesare è soprattutto il blocco delle vendite di olio extravergine tra febbraio e settembre 2026, che avrebbe costretto numerosi frantoi a svendere le giacenze per liberare i silos in vista della nuova campagna. Le quotazioni all’ingrosso, si legge nel documento, «sono crollate da oltre 9,00 euro al chilogrammo a circa 4,00 euro», a fronte di costi di produzione indicati in 6,50 euro al chilogrammo.
La conseguente crisi di liquidità rischia ora di ripercuotersi sugli olivicoltori: alle porte della campagna 2026-2027, i frantoi potrebbero non disporre delle risorse necessarie per acquistare le olive, compromettendo la raccolta e innescando una crisi a catena dell’intero comparto.
Per fronteggiare la crisi, il Consiglio chiede innanzitutto finanziamenti agevolati fino a 300mila euro per i frantoi industriali e 50mila euro per quelli agricoli, attraverso gli strumenti de minimis, e una moratoria sulla quota capitale dei mutui, assistita da garanzia pubblica.
Il documento sollecita inoltre «finanziamenti garantiti a breve termine a tasso zero per le imprese, vincolati al pagamento a pronti delle olive conferite dagli agricoltori», per assicurare liquidità ai produttori. Tra le misure figura anche il pegno rotativo sull’olio stoccato nei silos, che consentirebbe alle aziende di ottenere credito utilizzando le giacenze come garanzia, senza essere costrette a svenderle.
Sul fronte del mercato, il Consiglio chiede alla Commissione europea di attivare l’ammasso privato, uno strumento che prevede aiuti per lo stoccaggio temporaneo dell’olio, così da ridurre la pressione dell’offerta sulle quotazioni. Sollecita inoltre una revisione dei dazi sulle importazioni e l’introduzione del «principio di reciprocità negli standard produttivi e nei controlli con i Paesi terzi extracomunitari», per garantire condizioni di concorrenza comparabili.
A tutela della produzione italiana, vengono richieste norme più trasparenti sull’etichettatura, «per evidenziare chiaramente l’origine dell’olio», e una rimodulazione della Politica agricola comune a favore dell’olivicoltura mediterranea. Il documento propone infine un «Patto Etico con la GDO», la grande distribuzione organizzata, per intervenire sui rapporti commerciali lungo la filiera.
Autotrasporto, caro gasolio e tariffe insufficienti: le richieste al Governo
Per l’autotrasporto, in particolare per le piccole e medie imprese del Mezzogiorno, il documento denuncia costi del gasolio fuori controllo, tariffe rimaste invariate e margini sempre più ridotti, fino a prospettare «il rischio concreto di un blocco totale dei servizi e della perdita di migliaia di posti di lavoro».
A peggiorare la situazione, secondo l’ordine del giorno, è anche il fatto che «lo sconto alla pompa di carburante introdotto come sostegno è stato di fatto vanificato dalla sospensione del rimborso delle accise nel medesimo periodo». Il documento segnala inoltre una distanza tra le rappresentanze sindacali e le esigenze degli autotrasportatori, mentre i primi fermi parziali dei servizi rischiano di avere ripercussioni sulla movimentazione delle merci e sull’intero sistema produttivo.
Le richieste del documento riguardano innanzitutto l’applicazione «reale, obbligatoria e sanzionabile dei costi minimi» di sicurezza, con controlli sulla committenza per impedire l’imposizione di tariffe inferiori ai costi necessari a svolgere il servizio in sicurezza.
Il Consiglio sollecita inoltre un prezzo massimo calmierato del gasolio per la categoria, attraverso un credito d’imposta immediato alla pompa o un sistema di accise dedicato, senza rimborsi differiti, e il riconoscimento del lavoro usurante per gli autisti a lunga percorrenza, con accesso all’Ape sociale e alla pensione anticipata.
Tra le altre misure figurano una «riduzione strutturale del 40-50% dei pedaggi autostradali» per i mezzi Euro 6 e superiori, con esenzioni notturne sulle tratte del Sud, e la revisione delle disposizioni sui tempi di guida e riposo, tenendo conto della carenza di aree di sosta sicure ed evitando sanzioni per superamenti minimi dovuti a cause di forza maggiore.
Infine, viene chiesto lo sblocco dei contributi, dei bonus investimenti e dei rimborsi delle accise relativi al periodo 2024-2026, insieme a una moratoria sui leasing e all’accesso a finanziamenti per la liquidità garantiti al 100% dallo Stato.
Gli emendamenti: braccianti agricoli, consorzio della Coratina e tavolo permanente
Il testo è stato integrato con tre emendamenti approvati dal Consiglio comunale.
Il primo, presentato da Michele Arsale di Alleanza Verdi e Sinistra, chiede il riconoscimento della disoccupazione agricola anche ai braccianti che, a causa della crisi, non dovessero raggiungere il numero minimo di giornate lavorative previsto dalla legge.
Gli altri due, proposti da Gaetano Nesta di Fratelli d’Italia, riguardano la costituzione di un consorzio dell’olio extravergine di oliva di alta qualità della cultivar Coratina, da favorire attraverso valutazioni anche fiscali e il coinvolgimento dei soggetti della filiera, e l’istituzione di un tavolo permanente con le associazioni agricole per monitorare mercato, giacenze invendute e criticità produttive, individuando ulteriori iniziative di sostegno.
L’ordine del giorno impegna infine il sindaco e il Consiglio comunale a rappresentare le richieste «con la massima urgenza» al Governo e alle istituzioni competenti. Il documento sarà trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei ministri, ai ministeri dell’Agricoltura, delle Imprese e del Made in Italy e delle Infrastrutture e dei Trasporti, oltre che al prefetto di Bari.
Al termine del dibattito e dell’approvazione degli emendamenti, è stato ritirato il secondo ordine del giorno inizialmente previsto. La decisione è stata motivata dalla volontà di convergere su un documento unitario, anche alla luce dell’accoglimento delle proposte emendative.

Le voci delle categorie
La seduta si è aperta con gli interventi di cinque rappresentanti del mondo agricolo e dell’autotrasporto, chiamati a illustrare le difficoltà dei rispettivi comparti e lo stato delle interlocuzioni istituzionali.
A ricostruire nel dettaglio la vertenza olivicola è stato Tommaso Loiodice, presidente di Unapol (Unione Nazionale Associazioni Produttori Olivicoli) e del consiglio di amministrazione del FOOI (Filiera Olivicola Olearia Italiana), che ha ripercorso le iniziative avviate a maggio, quando le organizzazioni della filiera avevano già segnalato alla Regione il blocco delle contrattazioni. A giugno erano poi cominciati i confronti con il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio La Pietra.
«Sarei ingiusto se dicessi che non siamo stati ascoltati», ha riconosciuto Loiodice, precisando però che «i tempi dovevano essere molto più veloci nell’avere le risposte», anche perché gli interventi ottenuti non saranno sufficienti a risolvere il problema nella sua interezza.
Ha quindi chiarito un aspetto della crisi delle giacenze: «Chi si è ritrovato con le giacenze di olio si è ritrovato in quella posizione perché non c’erano contrattazioni sul mercato e non perché voleva speculare».
Tra le principali criticità ha indicato l’ingresso di olio estero, soprattutto tunisino, durante il periodo di molitura. «Di quell’olio noi abbiamo bisogno perché non riusciamo a soddisfare il bisogno nazionale in termini di consumo e di esportazioni», ha spiegato, sottolineando che la richiesta è regolamentarne l’ingresso per evitare ripercussioni sulle quotazioni del prodotto italiano.
Loiodice ha poi illustrato alcuni risultati delle trattative ministeriali. Tra questi, l’introduzione del documento di accompagnamento elettronico (DAO), destinato a rafforzare la tracciabilità dell’olio, e l’estensione delle possibilità di accesso al credito anche ai frantoi industriali, inizialmente esclusi dagli interventi rivolti alle aziende agricole.
Un ulteriore risultato riguarda il bando per l’acquisto di olio destinato agli indigenti, finalizzato anche a favorire lo smaltimento delle giacenze. Loiodice ha riferito di un prezzo di partenza di 8,50 euro al chilogrammo più Iva, precisando tuttavia che la procedura prevede offerte al ribasso e che il valore finale non è ancora noto.
Il presidente di Unapol ha indicato anche alcuni interventi realizzabili a livello locale, dalla riduzione dei costi dell’acqua per gli agricoltori al recupero delle cisterne comunali, fino all’introduzione di criteri che privilegino l’olio italiano e, possibilmente, a chilometro zero nelle mense pubbliche.
Sul futuro del comparto ha infine sollecitato un cambiamento nelle strategie commerciali: «Consorzi di tutela e valorizzazione esistono. Quello che manca è il consorzio di commercializzazione».
A richiamare le difficoltà dell’intero settore agricolo è stato Giuseppe Caldara, delegato della CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), secondo il quale la crisi non riguarda soltanto l’olivicoltura, ma coinvolge anche la cerealicoltura e la viticoltura, con prospettive che potrebbero protrarsi nel tempo.
Da qui la proposta di costituire «un tavolo tecnico permanente che lavori insieme con l’amministrazione e anche le forze politiche», per individuare le criticità e definire un percorso condiviso, coinvolgendo anche i Comuni limitrofi.
Gianvittorio Cappiello, segretario Coldiretti della zona Andria-Trani-Corato, ha ricordato le mobilitazioni avviate già nei mesi precedenti e i primi interventi ottenuti dal Governo, tra cui le agevolazioni sul carburante agricolo e le risorse destinate all’acquisto di olio per gli indigenti. Ha inoltre chiesto maggiore attenzione all’origine dei prodotti alimentari, proponendo di favorire il consumo di produzioni locali nelle mense scolastiche.
Un altro tema sollevato riguarda le difficoltà burocratiche durante la raccolta delle olive. Cappiello ha chiesto un confronto con gli organismi di controllo, segnalando il peso delle sanzioni per irregolarità legate alla formazione dei lavoratori sulle aziende agricole, pur riconoscendo la necessità di rispettare gli obblighi previsti dalla legge.
Per Confagricoltura Bari-BAT è intervenuto Luigi Tedone, componente del comitato di presidenza, che ha posto l’accento sulla necessità di valorizzare commercialmente l’olio locale, evitando che venga trattato come una semplice materia prima indistinta, esposta alla concorrenza delle produzioni internazionali a basso costo.
«Dobbiamo cambiare il nostro concetto, dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare e venderci l’olio secondo quello che è il suo valore reale», ha affermato, indicando nell’imbottigliamento e nella valorizzazione della qualità una strada per rafforzare la competitività della Coratina.
«Ogni giorno che mettiamo il mezzo in moto ci indebitiamo»
A portare in aula le rivendicazioni della categoria degli autotrasportatori è stato Aldo Malcangi, che ha descritto la situazione delle piccole e medie imprese alle prese con l’aumento del gasolio, costi di gestione sempre più elevati e tariffe di trasporto rimaste sostanzialmente ferme.
«I nostri consulenti commerciali ci hanno detto che se voi continuate a camminare vi indebitate. Ogni giorno che mettete il mezzo in moto voi vi indebitate», ha raccontato, spiegando le ragioni della mobilitazione.
Malcangi ha insistito soprattutto sulla necessità di intervenire sulle regole del mercato, introducendo tariffe minime obbligatorie e meccanismi che consentano di trasferire alla committenza gli aumenti dei costi.
Ha inoltre denunciato le difficoltà nel conciliare i tempi di consegna imposti dalla grande distribuzione con le prescrizioni sui periodi di guida e riposo, oltre alla carenza di infrastrutture e aree di sosta adeguate.
«Noi vogliamo le norme, non vogliamo soldi», ha ribadito, chiedendo interventi strutturali anziché misure temporanee.
De Benedittis: «Troppo olio lascia il territorio sulle autocisterne»
A introdurre l’ordine del giorno, dopo gli interventi delle categorie, è stato il sindaco Corrado De Benedittis, tra i sottoscrittori del documento, che ha ricordato il precedente atto approvato dal Consiglio comunale su proposta della CIA e il confronto con gli altri sindaci dell’area metropolitana di Bari.
Il primo cittadino ha richiamato la necessità di ricomporre la distanza tra una parte degli agricoltori in protesta e le associazioni di categoria, soffermandosi poi sulle debolezze strutturali della filiera olivicola meridionale.
«Il problema è che ancora un eccessivo quantitativo di olio extravergine d’oliva parte sulle nostre autocisterne e finisce nelle grandi aziende di trasformazione del Centro-Nord Italia», ha osservato. Da qui la necessità di rafforzare la trasformazione e la commercializzazione nel Mezzogiorno: «Dobbiamo fare in modo che almeno il 60% di quest’olio sia trasformato e commercializzato a partire dal Mezzogiorno».
De Benedittis ha inoltre contestato il mancato riconoscimento dello stato di crisi del settore. «Puglia, Calabria e Sicilia producono l’80-90% dell’olio extravergine d’oliva di produzione nazionale e quindi è legittima la richiesta del riconoscimento dello stato di crisi».
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