«Gogna mediatica» e informazione: il confine tra chi scrive, chi commenta e chi amministra

Durante la discussione sugli affidamenti diretti, il consigliere di maggioranza Antonio De Scisciolo sposta l’attenzione sul racconto mediatico della vicenda e parla di «gogna preventiva»

1.072 2 commenti

La discussione, com’è noto, riguardava gli affidamenti diretti. Eppure, a un tratto, il filo logico della discussione in consiglio comunale è stato spezzato da un intervento apparso per certi versi fuori tema – come hanno sottolineato anche alcuni consiglieri in aula – e un po’, forse, anche fuori bersaglio.

Per alcuni minuti infatti, l’intervento del consigliere di maggioranza, Antonio De Scisciolo, ha spostato l’attenzione dal punto all’ordine del giorno al terreno dell’informazione e al modo in cui nelle ultime settimane sono stati raccontati atti, cifre, associazioni, professionisti e scelte dell’amministrazione.

De Scisciolo, in riferimento a quanto visto negli ultimi giorni, ha parlato di una «vera e propria esposizione mediatica di atti, cifre, associazioni, professionisti, aziende e scelte amministrative», accompagnata da «titoli, post, commenti e ricostruzioni» che, a suo giudizio, avrebbero alimentato «dubbi e sospetti nell’opinione pubblica».

Il consigliere ha – giustamente – insistito soprattutto sul modo in cui oggi vengono consumate le notizie. «Molte persone non leggono un articolo fino in fondo», ha osservato, ma «leggono un titolo, vedono una cifra, leggono tre righe sui social» e su queste basi costruiscono rapidamente un giudizio. Aggiungendo che questa dinamica «impone una responsabilità enorme a chi fa informazione» e che può portare a contribuire, «magari anche involontariamente», a una «gogna mediatica preventiva» prima che gli atti siano pienamente approfonditi.

Per De Scisciolo il problema nasce quando si parla genericamente di «stranezze», si accostano cifre senza spiegarne immediatamente il significato o si costruiscono «titoli capaci di generare sospetto». In questi casi, ha sostenuto, anche eventuali precisazioni successive rischiano di non cancellare l’impressione iniziale e «il dubbio resta», con possibili conseguenze reputazionali per amministrazione, associazioni, imprese e professionisti.

Pur riconoscendo che «chi fa giornalismo ha il diritto e il dovere di indagare, verificare e controllare», il consigliere ha aggiunto: «Se ci sono elementi concreti si raccontino con chiarezza, se ci sono irregolarità si dimostrino, se ci sono responsabilità si individuino». Il rischio, nella sua lettura, sarebbe quello di entrare in una «zona grigia» nella quale «non si afferma mai nulla fino in fondo ma si lascia intendere molto».

Il ragionamento è stato infine esteso ai social e ai comportamenti degli stessi consiglieri comunali: «Un like di un cittadino è una cosa, un like di un consigliere comunale può essere percepito come una presa di posizione politica istituzionale».

«Il lavoro che fa la stampa, che è assolutamente legittimo e autonomo, va sempre comunque rispettato e riconosciuto», ha replicato in aula la consigliera Giulia Tandoi.

Noi, da parte nostra, possiamo dire di avvertire pienamente il peso di questa responsabilità.

Non possiamo sapere quali letture abbiano suscitato nel consigliere una valutazione simile e certamente De Scisciolo avrà avuto le sue ragioni per esprimersi in questi termini. Però una domanda merita di essere fatta.

Se ciò che viene scritto in un articolo è corretto, verificato e contestualizzato, la responsabilità di una lettura parziale o distorta può davvero essere attribuita a chi scrive, anziché a chi decide di fermarsi al titolo, a una cifra o a tre righe sui social?

Il limite principale dell’intervento di De Scisciolo, a nostro avviso, è dare l’impressione di fare di tutta l’erba un fascio. Mettere nello stesso contenitore testate giornalistiche, post sui social, commenti e semplici interazioni vuol dire accostare realtà che non sono sovrapponibili.

Chi esercita professionalmente il mestiere di giornalista è sottoposto a regole deontologiche, obblighi di verifica e responsabilità giuridiche. Chi pubblica un post o esprime liberamente un’opinione sui social non opera necessariamente all’interno dello stesso sistema di regole. Esiste naturalmente un terreno comune, che dovrebbe valere per tutti: il buonsenso, l’educazione e il rispetto delle persone. Ma questo non elimina le differenze.

Alla fine, nel mettere in guardia dal rischio di una «gogna mediatica», un intervento formulato in termini così generali rischia a sua volta di alimentarla, semplicemente spostandone il bersaglio. Un vero paradosso.

Se una testata sbaglia – e capita, per carità – la si contesti nel merito: si indichi la cifra falsa, la ricostruzione scorretta, il fatto non verificato, il titolo che non corrisponde alla realtà. È questo il terreno sul quale una critica all’informazione diventa seria e verificabile.

Mettere invece insieme giornali, social, dubbi, domande e sospetti per arrivare alla categoria generale della «gogna mediatica» rischia di produrre un risultato molto diverso: delegittimare chi esercita un controllo sugli atti pubblici senza contestare ciò che ha realmente scritto. E la delegittimazione è davvero una brutta bestia.

avatar

Commenti

  • Libero cittadino (utente non verificato)

    Se si è arrivati a questo è perché qualche giornalista (non facciamo tutta un erba un fascio) usa il giornale pubblico o meglio abusa di un giornale pubblico come fosse uno sfogatoio personale invece di essere imparziale sulla comunicazione, che deve avere solo la priorità assoluta di informare il cittadino e non di confonderlo.

  • Franco (utente non verificato)

    Segnalo che l assessore Marcone, oggetto di linciaggio mediatico diffusa via social, ha precisato che le sprse telative ai concerti erano state quantificate in via preventiva.Pertanto la liquidazione dei compensi sarebbe avvenuta solo dopo.la presentazione delle fatture definitive, e prevua verifica di congruita del dirigente.Perche allora mi chledo scatenare un linciaggio mediatico, in.assenza di dati econimici definitivi.Che potrebbero smentire in difetto le previsioni di spesa.E la stampa qualificata come la vostra dovrebbe avere il.dovere giornalistico di informare gli elettori su quanto esposto.Altrimenti il comitato di salute pubblica evocato dal prof. Benedittis da fantasma potrebbe prendere corpo…..