Affidamenti diretti, mozione bocciata: 16 no dalla maggioranza

Dopo quasi due ore di confronto, il Consiglio ha respinto la proposta firmata da Direzione Corato, Fratelli d’Italia, Nuova Umanità e Zona Comune

2.673 9 commenti

Un po’ come nel più classico credo calcistico degli allenatori all’italiana: alla fine conta il risultato. La metafora sportiva semplifica – ovviamente – in maniera estrema una materia ben più complessa, ma riassume bene uno dei temi centrali del confronto che, dopo quasi due ore, ha portato il Consiglio comunale a respingere l’attesa mozione sugli affidamenti diretti.

Il “principio del risultato“, posto dal nuovo Codice dei contratti pubblici tra i cardini dell’azione amministrativa, è stato infatti richiamato più volte dalla maggioranza per sostenere la propria tesi: entro le soglie previste dalla legge, l’affidamento diretto è uno strumento concepito per consentire alla macchina amministrativa di raggiungere gli obiettivi con rapidità ed efficienza, senza introdurre passaggi ulteriori rispetto a quelli richiesti dalla norma. Per le opposizioni, invece, il risultato non può essere misurato soltanto in termini di velocità: quando tempi e condizioni lo consentono, il confronto tra più operatori può significare maggiore concorrenza e condizioni economiche più vantaggiose per l’ente.

Due interpretazioni che alla fine non hanno trovato un punto d’incontro. La mozione è stata respinta con i 16 voti contrari della maggioranza e gli 8 favorevoli della minoranza.

Il documento è approdato in aula dopo mesi di polemiche sugli affidamenti diretti del Comune. Firmata da Direzione Corato, Fratelli d’Italia, Nuova Umanità e Zona Comune e illustrata dalla consigliera Giulia Tandoi, la mozione non chiedeva l’eliminazione di uno strumento espressamente previsto dal Codice, ma proponeva di «privilegiare, ove non contrastante con esigenze di urgenza, procedure comparative rispetto alla trattativa diretta con singolo operatore», riservando quest’ultima ai casi di «comprovata urgenza». Puntava inoltre a ottenere un regolamento comunale sulle modalità di conduzione delle indagini di mercato, sulla costituzione e revisione degli elenchi degli operatori e sui criteri di scelta dei soggetti da invitare, oltre a un monitoraggio dell’attività dei dirigenti con una relazione semestrale al Consiglio.

Il confronto si è acceso subito sul modo in cui l’istituto viene utilizzato. Pietro Zona ha sottolineato che la contestazione non riguarda gli affidamenti diretti in sé, «perché la legge li prevede», quanto «il modo in cui vengono fatti». Al centro del suo intervento anche il principio di rotazione degli operatori previsto dall’articolo 49 del Codice. Proprio su questo terreno Zona ha introdotto uno degli elementi più delicati della discussione, annunciando di stare esaminando un carteggio ottenuto attraverso un accesso agli atti. «Mi sembra, ma ribadisco sto procedendo con degli opportuni e necessari approfondimenti, esservi il mancato rispetto delle norme sugli affidi diretti», ha affermato. «All’esito della verifica sarà mia cura porre a conoscenza della città quanto emergerà da questa mia attività di verifica».

A dare una cornice più ampia alla posizione delle opposizioni è stata Nica Testino. La consigliera di Nuova Umanità ha richiamato l’innalzamento delle soglie previsto dal nuovo Codice e il dibattito aperto dall’Anac sull’ampio ricorso a queste procedure. «La legge lo consente, certo, ma la legge dice che le stazioni appaltanti possono procedere così per garantire rapidità, non che devono farlo rinunciando sistematicamente alla trasparenza e al confronto di mercato», ha sostenuto. Nel suo intervento Testino ha indicato «tre rischi enormi» legati a un ricorso sistematico allo strumento: la «violazione sistematica del principio di rotazione», il «frazionamento artificioso della spesa» e, infine, il possibile danno erariale derivante, secondo la consigliera, da affidamenti privi di un’adeguata istruttoria economica e di una reale verifica della congruità del prezzo.

È toccato a Francesco Colonna esprimere la posizione dell’intera maggioranza. Il consigliere ha ricondotto il confronto alla distinzione tra indirizzo politico e gestione amministrativa, ricordando che bandi, gare, contratti e procedure rientrano nelle prerogative attribuite ai dirigenti. L’affidamento diretto, ha sostenuto, è per sua natura una procedura «semplificata e accelerata» e la legge «non prescrive il ricorso ad indagini di mercato né tantomeno l’acquisizione di diversi preventivi». Richiamando una recente sentenza del Consiglio di Stato, Colonna ha aggiunto che, quando viene introdotta una reale dinamica competitiva, la procedura rischia di perdere la natura di affidamento diretto e di assumere le caratteristiche sostanziali di una gara. Da qui l’annuncio del voto contrario di tutta la maggioranza.

Proprio sul «principio del risultato» si è consumato uno dei passaggi più significativi del confronto. Testino ha replicato utilizzando contro la maggioranza lo stesso argomento: «Il principio del risultato non è una licenza di legalità flessibile, non è una clava per abbattere la concorrenza e il merito». Per la consigliera, il risultato deve essere perseguito anche garantendo «la massima efficienza economica» attraverso il confronto competitivo.

Giulia Tandoi ha invece respinto l’interpretazione secondo cui dietro la mozione vi fosse il tentativo di insinuare dubbi sull’operato dell’ente. «Non c’è nessuna volontà di voler creare un caso mediatico o quant’altro, ma appunto di voler restituire trasparenza, la stessa legalità che sicuramente ci unisce e che abbiamo come principi», ha detto la consigliera di Direzione Corato.

A quel punto il confronto si è progressivamente spostato dall’opportunità di comparare più offerte al rapporto tra politica e struttura amministrativa. È su questo terreno che il capogruppo Pd Gennaro Caldara ha espresso una delle principali obiezioni della maggioranza: «Qui non stiamo mettendo in discussione maggioranza o minoranza, qui stiamo mettendo in discussione il lavoro dei dirigenti». Gli affidamenti, ha aggiunto, «non li decide la politica, ma bensì li decidono gli uffici», rivendicando la fiducia nell’operato della struttura comunale.

Da parte della minoranza Franco Caputo ha provato invece a riportare il tema su un piano più pragmatico. Se l’urgenza impone di decidere in poche ore, ha osservato, l’affidamento diretto risponde pienamente alla propria funzione; se invece c’è tempo per verificare il mercato, confrontare prezzi e condizioni può essere utile all’ente. «È una questione di buonsenso», ha sintetizzato, sostenendo l’opportunità di «fare una ricerca di mercato, quando è possibile».

Il sindaco Corrado De Benedittis ha portato fino in fondo la posizione della maggioranza. Il nuovo Codice, ha sostenuto, segna un cambio di paradigma fondato sul risultato e sulla fiducia negli uffici. «Tu pubblico amministratore, tu dirigente devi seguire la via più breve per raggiungere un risultato ottimale in termini di efficienza, in termini di rapporti costi-qualità, ma senza un inutile aggravio per gli uffici, per i funzionari, per gli amministratori». Il responsabile del procedimento, secondo il sindaco, deve essere «libero di valutare e di determinarsi», evitando quella burocrazia difensiva alimentata dalla cosiddetta paura della firma.

Poi i toni sono diventati decisamente più politici. De Benedittis ha paragonato l’approccio delle opposizioni a una sorta di «comitato di salute pubblica», fondato a suo giudizio su una «presunzione di colpevolezza», e ha accusato il centrodestra di voler «bloccare», «fermare», «frenare» e «ingabbiare» l’amministrazione. Ha inoltre difeso l’autonomia dei dirigenti, rivendicando di non intervenire nelle loro determinazioni.

Alle parole del sindaco, Filippo Tatò ha affidato una delle ultime repliche sul merito, richiamando anche la necessità di «programmare gli interventi e non arrivare sempre in extremis». «Non c’è nessuna impugnazione, nessuna contestazione, nessuna volontà di abrogare l’articolo 50», ha poi precisato. La richiesta, ha aggiunto, era quella di un «quid pluris all’amministrazione»: «perché non effettuare quando possibile, quando non urgente, una consultazione di più operatori», nella convinzione che ciò possa determinare «ribassi più importanti» e «un’economia maggiore per il nostro Comune».

Alla fine, dopo quasi due ore, la distanza è rimasta intatta e il voto ha chiuso la discussione. Ma, forse, non il confronto politico sulla questione.

avatar

Commenti

  • Negoziante (utente non verificato)

    ancora con questa storia e basta!!!!! noi commercianti vogliamo che il comune organizzi gli eventi subito e bene per far girare più gente e muovere la città
    Questa opposizione che dice sempre la stessa cosa rischia solo di far fermare la ruota delle iniziative

    • Lilly (utente non verificato)

      Giustissimo…hai perfettamente ragione,

  • Franco (utente non verificato)

    Segnalo agli autori della mozione quanto ha riferito il consigliere Colonna, per il giusto risalto.Sino al 2023 l affidamento senza gara competiva, era previsto per affidamenti sino a 40 mila euro.Il ministro Salvini nell intento di estendere la procedura accellerata e semplificata, srnza obbligo di offerte comparative, ha elevato quel limite a 140 mila.Perche la destra coratina che ha frequentazione ed assistenza in campagna elettorale con i deputati della destra di governo non si rivolge a Salvini? E lo.suppluca di abbassare quella soglia a 40 mila.Poiche l innalzamento secondo l Anac ha comportato che il 95 per cento degli affidamenti della pubblica amministrazione svvrnga mediante affidamento diretto.Qursta sarenbe la via maestra per la destra coratina.Impedire ex art 50 del codice degli appalti che che il dirigente affidi il.servizio senza la procedura comparativa. Infatti a legge rivista da Salvini affida all autonoma del dirigente di scegliere la via piu efficace e rapida.

  • ODD (utente non verificato)

    Chi non vuole capire non capisce. Zona ha inquadrato la questione. Parole chiare e dirette. L’elenco degli operatori, in questi 5 anni, affidatari per singola categoria di lavori e servizi dirà tutto. La sottoscrizione di un contratto all’impresa uscente o all’operatore invitato in precedenza, non si può fare, per legge. Un’amministrazione attenta evita rendite di
    posizione ed il solo sospetto che qualcuno ci “guadagni”. Quando sapremo, capiremo.

  • ReCuoratino (utente non verificato)

    Se l’opposizione non fosse opposizione ma governo della Città, sarebbe già in sollucchero nella gestione degli affidamenti diretti.
    E’ logorante e frustante vedere gli altri utilizzare questo strumento: il potere logora chi non ce l’ha, è cosa vecchia e risaputa.
    L’opposizione, in questi primi mesi, vuole dimostrare di essere vivace, guardinga, frizzante: speriamo non sia solo una forzatura, perché poi il velo cade e il vuoto irrompe.
    “Fruscio di scopa nuova”, dicevamo qualche anno fa.
    Lavorate su voi stessi, più che sugli eventuali errori degli altri, se volete tornare a Palazzo di Città.

    • Paolo (utente non verificato)

      Esattamente??? e come dire la pagliuzza negli occhi degli altri quando loro hano una trave..

  • Michele (utente non verificato)

    Complimenti a questa opposizione ed alla maggioranza; dobbiamo porre la massima attenzione sull’impiego delle risorse pubbliche perché è fondamentale ed è giusto guardare tutto; io però, per par condicio, andrei a vedere anche la gestione economica precedente l’amministrazione de benedittis, non so se si può fare ma sarebbe opportuno penso

    • Giacomo (utente non verificato)

      All’epoca non c’erano gli affidamenti diretti ma si agiva con gare e preventivi.

  • Aldo (utente non verificato)

    Come ho capito io che sono ignorante,questa mozione voleva modificare una legge nazionale.Ma questa opposizione è del mestiere?