La massiccia sobrietà di Casa Rossa Palomba

A cura di Felice Miscioscia

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Le nostre campagne regalano spesso sorprese insperate, luoghi che si parano improvvisamente al cospetto delle nostre due ruote e che ci fermiamo a contemplare, nella loro placida solennità agreste.

La traccia architettonica protagonista del racconto odierno si è presentata così ai nostri occhi, sobriamente compatta tra una macchia di attempati pini e distese infinite di produttivi ulivi.

Casa Rossa Palomba è il suo nome atavico, ma è conosciuta successivamente anche come Masseria Paolillo e, ai giorni nostri, Masseria Abruzzese, dall’attuale proprietà.

A prescindere dal toponimo utilizzato, ciò che colpisce sin da subito è l’imponenza conferita in particolare dalle quattro garitte angolari, che qui non sono a sbalzo, ma si elevano da terra sino a formare delle caratteristiche torri, le quali cingono e danno forza alla solida struttura del casino, che così assume fantasiosamente le sembianze di un castello.

Reminiscenze di colore rosso possono essere colte nelle flebili tracce del malinconico intonaco di facciata, ormai scolorito dal tempo, che tuttavia non sbiadisce la memoria di questa masseria, risalente al XVII secolo e alla dominazione spagnola del Regno di Napoli e con una storia che si intreccia anche con la gestione ecclesiastica e vescovile e che, ancora oggi, grazie anche alla gentilezza e alla cura del proprietario, ci consente di ammirare la sua massiccia sobrietà, seraficamente sovrastante questa porzione di territorio tranese incuneata sino a ridosso dell’abitato di Andria, tra le contrade Palomba, appunto, San Ciriaco e San Tommaso.

E dalle finestre del piano superiore, dietro gli ulivi, si vede anche il mare, romantico suggello di codesta bucolica armonia.

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