
Dettagli di “arte astratta” a Villa Caputi
Dettagli di “arte astratta” a Villa Caputi
Trulli, case e casine rurali accompagnano qua e là e aggradano il percorso, finché l’attenzione visiva non viene irrimediabilmente attratta da qualcosa di più grande, di più maestoso, che si staglia su una piccola altura
Nella campagna ruvese protesa verso Mariotto si pedala tranquilli, le vigne e gli ulivi fanno da cornice a morbide e poco trafficate strade secondarie, tratteggiando un paesaggio agreste tipicamente nostrano.
Trulli, case e casine rurali accompagnano qua e là e aggradano il percorso, finché l’attenzione visiva non viene irrimediabilmente attratta da qualcosa di più grande, di più maestoso, che si staglia in posizione ben visibile, su una piccola altura che diviene un palco con vista privilegiata su Ruvo città. Avvicinandosi, ci si rende conto che la deviazione compiuta è stata molto proficua: al nostro cospetto si erge Villa Caputi, nel suo appassito fascino.
Il nome, suggerito anche in epigrafe sul portale (Salvatore Caputi, A.D. 1915), richiama la nobile famiglia ruvese, anche se l’edificio dovrebbe essere più antico della data indicata e probabilmente a posteriori acquistato dai Caputi (nella cartografia IGM del 1870 è indicato, infatti, come Casino Cotugno).
Tralasciando le curiosità storiche e toponomastiche, quello che colpisce è la malinconica bellezza, comune a tante ville padronali ormai in disuso. La decadente eleganza di un intonaco scrostato che delinea stravaganti murales sulle pareti, di inferriate divelte che si camuffano in sculture astratte, di persiane cedevoli che si dispongono quasi in un’opera d’arte contemporanea, suggerendo chissà quale interpretazione.
Dettagli, che fantasiosamente divengono una curiosa rassegna artistica, incastonati in un racconto in immagini ormai d’archivio, che forse si perderanno nel tempo, questa volta però con un’accezione positiva e migliorativa, nel senso che la villa dovrebbe ora essere in fase di restauro e dunque, per una volta, questo decadentismo svanirà nell’oblio per riportare in vita un passato rinnovato.
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