
Mamma Annalisa con Antonio
Annalisa, la mamma che donò il rene a suo figlio: «Il trapianto è vita»
La testimonianza di una mamma e del suo dono d’amore: «Donate. Non abbiate timore. Salverete altre vite»
Trent’anni fa Annalisa Balducci fece una scelta d’amore importantissima: donò uno dei suoi due reni ad Antonio Molinini, suo figlio, nato con una malformazione congenita che lo avrebbe condannato alla dialisi. In tanti hanno conosciuto Antonio non soltanto perché eccellente musicista ma anche per la sua testimonianza di paziente dializzato che, attraverso la rete, condivideva le sue informazioni e il suo stato d’animo. Oggi è Annalisa a testimoniare, attraverso la sua esperienza, il valore di quel grande dono d’amore e a farci riflettere sull’importanza della donazione degli organi.
«La mia esperienza con insufficienza renale, dialisi, donazione e trapianto è, di fatto, tutta la vita di mio figlio» scrive Annalisa Balducci.
«Mio figlio è nato con una malformazione congenita che gli ha portato insufficienza renale cronica fin dalla nascita. Fin dalla diagnosi avvenuta quando aveva pochi mesi di vita, mi è stato presentato quello che è stato il nostro fantasma più temuto: la dialisi. L’idea che un bambino così piccolo potesse dover affrontare quel calvario che si chiama emodialisi, mi ha messo davanti ad un’altra realtà: la donazione da vivente.
Questo è stato il mio primo approccio con le donazioni. Per farla breve mio figlio ha fatto ben 12 anni di terapia conservativa a base di dieta ipoproteica e poi ha affrontato il suo primo trapianto in cui io sono stata la donatrice. Il trapianto è riuscito. Il rene è partito subito e gli ha consentito di crescere nel migliore dei modi, di affrontare gli studi senza la schiavitù della dialisi, per ben 16 anni.
Questa esperienza vissuta in prima persona per il bene di mio figlio, mi porta a consigliare a chiunque si trovi nelle mie condizioni di avere un parente stretto con insufficienza renale cronica e prossimo alla dialisi, di non tergiversare, non tentennare, e affrontare con serenità quello che è un gesto di altruismo grandissimo, un vero dono, la donazione di un organo che ridà la vita.
Sono passati 30 anni da quel giorno. È vero, mio figlio non c’è più, e il mio rene aveva ceduto dopo 16 anni, ma io, in qualità di donatrice, non ho mai avuto alcun problema che fosse correlato al mio stato di mono rene. La mia funzionalità renale è perfetta anche dopo 30 anni. I vostri timori saranno fugati dagli esami che vi faranno prima. Vi rivolteranno come un calzino, fisicamente e psicologicamente. E qualora non ci siano le giuste condizioni di salute, saranno gli stessi medici a dirvi che è meglio non procedere.
Alla fine di questi 16 anni, purtroppo, mio figlio ha dovuto affrontare il suo fantasma. Il suo calvario, la sua “prigionia” è durata 10 anni. 10 anni perché non arrivava il rene giusto per lui. 10 anni perché ci si ostina a non donare. 10 anni perché si preferisce portarsi gli organi che potrebbero salvare molte vite, nella tomba. Dopo 10 anni il rene è arrivato perché una signora di Como è stata più saggia e altruista di tanta altra gente.
Qualche mese prima che mio figlio volasse via (per un problema non strettamente correlato alla sua patologia) mi ha colpito molto la storia di Giacomo incontrata casualmente su Facebook. La sua Mamma (la M maiuscola è voluta) ha creato una pagina a lui dedicata (Mi chiamo) e così ho potuto conoscere la lungimiranza, l’altruismo e la saggezza di Giacomo che, a soli 20 anni, aveva scelto di donare i suoi organi. La sua mamma, trovatasi improvvisamente davanti a questa scelta, non ha potuto fare altro che acconsentire all’espianto così come suo figlio voleva.
Il trapianto è vita e diverse persone l’hanno ritrovata grazie a Giacomo. Le storie di Antonio e di Giacomo sono due facce della stessa medaglia. E, per versi differenti, sono un invito per tutti coloro che hanno paura di donare. Donate. Non abbiate timore. Salverete altre vite. E state tranquilli che, se qualcuno in camice bianco dovesse venire a chiedervi di farlo, vuol dire che il vostro caro tanto amato, che giace lì su un letto di ospedale, è già morto. Vuol dire che sono già stati effettuati tutti gli esami necessari e c’è la certezza che non si sveglierà più. E, se lo ha fatto una mamma, che ha dovuto assistere al peggiore spettacolo possibile, del suo bimbo morto, ma col cuore ancora pulsante, potete farlo anche voi!
Pensate che il vostro amato continuerà a vivere in altri corpi anziché marcire in un cimitero. Il cuore del vostro amato pulserà ancora, sebbene in un altro petto. E non crediate che i riceventi siano ingrati e gioiscano per la morte di quel qualcuno che gli consentirà di tornare a vivere. La loro gioia sarà sempre leggermente amara perché sono ben consapevoli che c’è qualcuno che sta piangendo la perdita del suo donatore. Per concludere, faccio i miei auguri più grandi a tutti coloro che sono in attesa di trapianto».
Commenti
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Onore a Te , Donna e Mamma di grande coraggio e Amore.
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Grande donna ?
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Che Dio ti benedica dolcissima Mamma❤️
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Ho sempre ammirato la Mamma Annalisa. E’ stata di esempio per tutti.
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Complimenti una grande guerriera lei e il suo amato figlio che oggi e il suo meraviglioso Angelo
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Questa è opera di Dio







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