Rissa mortale a Trani, gli assessori Addario e Sciscioli: «Non basta reprimere, serve una risposta educativa»

Un episodio che, per i due amministratori coratini, impone di interrogarsi sulle cause che possono precedere l’esplosione della violenza
La morte di Cosimo Quagliarella, il diciottenne di Andria ucciso la notte scorsa a Trani durante una violenta rissa tra due gruppi di giovani, riporta al centro del dibattito non soltanto il tema della sicurezza, ma quello più ampio del disagio che attraversa una parte delle nuove generazioni. A poche ore dall’accaduto intervengono il vicesindaco e assessore alle Politiche sociali e giovanili del Comune di Corato Felice Addario e l’assessore alla Polizia Locale e allo Sport Gennaro Sciscioli.
Secondo quanto ricostruito nelle prime ore successive alla tragedia, a colpire mortalmente il ragazzo sarebbe stato un diciassettenne di Trani, con tre fendenti alla schiena. Un episodio che, per i due amministratori coratini, impone di interrogarsi sulle cause che possono precedere l’esplosione della violenza.
«Episodi come quello di Trani ci ricordano quanto l’emergenza educativa sia diffusa e profonda», affermano Addario e Sciscioli. Nella loro analisi entrano gli anni della pandemia, il lockdown, la didattica a distanza e l’improvvisa rarefazione delle relazioni sociali vissuta da chi allora era bambino o adolescente. Ma non soltanto. I due assessori richiamano anche «la fragilità di molti contesti familiari ed educativi», la crisi dei valori e dell’associazionismo giovanile, le disuguaglianze e le difficoltà economiche.
È soprattutto nei contesti più vulnerabili, osservano, che la criminalità può finire per presentarsi agli occhi dei ragazzi come una scorciatoia capace di offrire appartenenza, riconoscimento e possibilità di affermazione. Una «falsa promessa di emancipazione sociale» che rende insufficiente, da sola, qualsiasi risposta fondata esclusivamente sulla repressione.
«La necessaria repressione dei singoli comportamenti violenti, da sola, non può bastare», sottolineano. La sicurezza, nella loro impostazione, passa certamente dal controllo del territorio e dal rispetto delle regole, ma deve cominciare molto prima: dalla possibilità per bambini e adolescenti di trovare spazi di aggregazione, praticare sport, accedere alla cultura, costruire relazioni positive e avere intorno famiglie sostenute nel proprio compito educativo.
Una strategia che, secondo Addario e Sciscioli, deve coinvolgere contemporaneamente istituzioni locali, Stato ed Europa e sulla quale Corato sta cercando di intervenire mettendo insieme prevenzione e controllo.
I due amministratori citano, in particolare, “Diritti in Gioco 2026”, la misura attraverso la quale il Comune sostiene economicamente l’accesso dei più giovani alle attività sportive, culturali e sociali, e il recente rafforzamento dei presìdi serali della Polizia Locale, con l’obiettivo di aumentare la presenza nelle strade e nei luoghi maggiormente frequentati.
Due azioni differenti, ma ricondotte alla stessa idea di sicurezza: «Una città più sicura si costruisce con regole e controlli, ma soprattutto offrendo ai ragazzi luoghi, relazioni e possibilità nelle quali riconoscere un futuro».
Parole che arrivano mentre resta fortissimo lo sgomento per quanto accaduto a pochi chilometri da Corato. E che spostano il punto di osservazione dalla sola cronaca della violenza alla domanda più difficile che quella cronaca inevitabilmente lascia aperta: che cosa accade prima che un conflitto tra ragazzi possa trasformarsi in una tragedia irreversibile.
Commenti
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sentite ragazzi, mo basta con questo giustificazionismo ridicolo e piagnucoloso, da che mondo è mondo lo sanno anche i più ignoranti che tre coltellate uccidono, che i coltelli, le pistole uccidono, che se ti accanisci in tre, quattro su uno solo è molto probabile che lo uccidi, non ci vuole uno psicologo, uno psichiatra o un analista comportamentale. ci vuole prevenzione, cioè controlli più serrati, meno, molto meno indulgenza e un sacco di legnate in più anche sulle famiglie, che devono e dico DEVONO essere responsabili delle azioni dei figli, rispondendone non solo economicamente ma anche penalmente, se il ragazzo fa lo scemo va in galera il padre o la madre, allora vedresti che anche nelle famiglie più pazzerelle si farebbe più attenzione …
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Non si tratta di un problema strutturale. Quindi chiacchiere.
Preoccupatevi invece di spiegare alla città la continua scelta di Puglia Armonica negli eventi! -
Negli anni ’50 c’era molta più povertà di quanta ce ne sia ora, ma i fenomeni delinquenziali erano molto rari, perché erano ancora vivi i valori inculcati nel precedenti decenni. Lo stesso PCI era un partito serio, i cui iscritti avevano l’obbligo di avere un comportamento corretto. Ora abbiamo una sinistra che si parla solo di diritti e giustifica chi delinque in quanto vittima di sperequazioni sociali
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Dal 1950 al 2026 in Italia sono drasticamente diminuiti i reati di sangue e gli omicidi, mentre sono ampiamente cresciuti i reati contro il patrimonio (furti e rapine), che oggi costituiscono oltre il 60% dei delitti (Fonte Il Sole 24 Ore).
Nel secondo dopoguerra e negli anni ’50 l’incidenza di crimini violenti e lesioni personali era elevata in proporzione al tessuto sociale dell’epoca. Oggi l’Italia registra tra i tassi di omicidio più bassi d’Europa (circa 0,5-0,6 ogni 100.000 abitanti), in calo netto rispetto al passato. Negli anni ’50 la spinta del boom economico e l’urbanizzazione hanno spostato il baricentro del crimine. Nel 2026 i furti, le truffe (inclusi i reati informatici) e le rapine rappresentano la stragrande maggioranza dei procedimenti penali avviati.
A dispetto di un calo di lungo periodo della violenza rispetto a metà Novecento, i dati evidenziano una percezione d’insicurezza sociale mediamente più alta tra i cittadini, probabilmente frutto di certa propaganda. -
Cara Francesca, dovevi risponderle, non dovevi distruggerla.
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Rectius: parla solo di diritti
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è inutile che raccontate le solite barzellette quando succedono questi episodi se volete sapete dove andare e cosa fare e che non volete farlo ogni tanto mettetevi avanti al cannone non nascondetevi
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Nell’articolo tutte belle parole… Quando non si conoscono i contesti in cui accadono questi episodi, è meglio tacere.
Accendete invece i riflettori sulla nostra “città” che qui si dorme ancora e le chiacchiere stanno a zero!-
Ahahahahahah! ?
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Servono più abbracci, correte ad abbracciarli
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don Bosco diceva,se’ non li aiutiamo adesso che sono bambini,da grandi li troveremo con una pistola puntata contro.
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Aspettiamo ancora che il governo Meloni, che in campagna elettorale prometteva più giustizia, sicurezza e pugno duro, faccia finalmente qualcosa di concreto per contrastare la criminalità giovanile. Perché, al di là degli slogan, oggi cresce il senso di insicurezza e di impotenza di fronte a giovani sempre più spesso pronti a ricorrere con estrema facilità a coltelli e pistole. Educazione e prevenzione sono fondamentali, ma servono anche risposte concrete e tempestive da parte dello Stato.
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Ci penseranno appena finiscono di elargire i mille euro con un click
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