Semplici scorci di costruito rurale nella calura estiva

A cura di Felice Miscioscia

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Spesso, grazie alle nostre pedalate, abbiamo potuto raccontare di imponenti masserie od eleganti ville padronali, pronte a catturare la nostra curiosa attenzione.

Capita, tuttavia, anche di fermarsi un attimo a contemplare posti che magari ai più passano inosservati, che trasudano di semplicità, di umiltà contadina, nel senso più genuino del termine.
Piccole masserie, quelle viste seguendo le luci dell’alba, quando è ancora fresco, rifuggendo la calura estiva.

Case di campagna, o casèddə, dimore essenziali, spesso unicellulari, al servizio di piccoli pezzi di terra, da coltivare con passionevole cura. Sono le “senza nome”, cartograficamente parlando, ma comunque capaci di rapire il nostro sguardo, con un orpello, una nicchia votiva, un accenno di garitta, un pumo decorativo.

A volte il dettaglio è anche in grado di prendere il sopravvento ed oscurare la masseria stessa, come accade in zona Capitolo – Matina di Sant’Elia, quell’appendice di agro tranese che si incunea tra i territori di Andria e Corato, non distante dall’Epitaffio della Disfida.

Stavolta il nome c’è ed è quello di Masseria Sant’Elia – Vischi, appartenuta alla famiglia tranese di origini napoletane. Qui, come detto, la struttura dell’abitazione padronale non è “indimenticabile”, bada al sodo, sobria e severa (almeno vista da fuori), prestandosi a fungere da contraltare all’elegante cantina adiacente, trionfalmente introdotta dall’arcuato portale monumentale, cinto in maniera simmetrica da due locali accessori e datato A.D. 1886.

Chissà come doveva rifulgere quando, al posto dei grigi mattoni protettivi post-moderni, c’era il portone a quattro ante!

Orfana del tetto a spiovente e ormai priva da decenni del suo prezioso contenuto, la vecchia cantina si lascia audacemente sbirciare dalle graziose grate, avvolta da una coltre di rampicanti che la vestono di uno charme decadente, di una seducente trascuratezza.

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