Posta Santa Croce: cultura, storia e… mitologia

A cura di Felice Miscioscia

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La lama di Santa Croce solca il terreno che scivola verso il litorale biscegliese, circondandosi di lembi simil-murgiani, folta e vivace flora e poetici terrazzamenti olivetati; pare quasi il portamento di una valle montana, fingendo per un attimo di elevare a ruscello quel rivolo d’acqua reflua.

Le due ruote scorrono leggere mentre la nostra attenzione è catturata da curiose fenditure nella parete rocciosa. Non si tratta delle celebri Grotte di Santa Croce, poco più in là, bensì della meno nota Grotta del Finestrino, ove possiamo addentrarci scrutando antichi ed angusti insediamenti rupestri.

Eppure la lama ha ancora qualcosa in serbo per noi. Laddove l’incisione carsica si fa più profonda, emergono toponimi di transumante memoria, come il Tratturo Matinelle, che incrociamo, come soprattutto Posta Santa Croce, posizionata a dominio della suddetta lama.

Appena varcato il cancello d’ingresso, subito si rimane colpiti dalla sua serafica bellezza, subito si comincia ad avvertirne la storia, attestata sin dal 1686 nella carta della Locatione di Andria, a proposito di transumanza e Regia Dogana. Oggi questo luogo continua a vivere come ospitale dimora grazie alla passione e alla cultura storica della famiglia Consiglio, che lo detiene sin dal ‘700, e la sua amenità fu goduta in passato anche da ospiti illustri quali Armando Perotti, poeta e storico barese.

Il casino padronale ingloba oggi una prima chiesetta, non più tale, impreziosita in facciata dallo stemma di famiglia, mentre una seconda cappella è stata eretta nel 1811, dedicata alla Santa Croce e al Beato Pietro d’Alcantara. All’interno ogni dettaglio è studiato e rispettoso del territorio. I particolari nella pietra, le sfumature degli affreschi (opera dei pittori locali Santoro), le forme dei camini, tutto trasuda storia e cultura in questi ambienti.

Guai però a pensare che l’appagante vista della lama dal terrazzo sia l’ultimo incanto da gustarsi!

Facendo, infatti, due passi nel giardino, tra maestosi alberi secolari, pietre in bella vista e macchia mediterranea, ecco che la storia sfocia nella mitologia e un evento nefasto come un incendio può trasformarsi in un’opportunità, compiendo una perfetta “metamorfosi”. E così, dai ceppi bruciati, prende vita il “Parco delle Metamorfosi”, in cui le leggende narrate dal cantore elegiaco latino Ovidio si rinnovano scolpite e intarsiate nel solido legno degli ulivi.

Miti e leggende che rapiscono e ci cullano in questa piacevole simbiosi con l’ambiente naturale, finchè, assorti, finiamo per solidarizzare con la povera Eco, sdegnosamente rifiutata da Narciso, mentre il nostro sguardo si perde rimirando in lontananza i paesaggi della lama.

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Commenti

  • DOMENICO VANGI (utente non verificato)

    SEMPRE PIU’ INTERESSANTI QUESTE USCITE . BRAVO FELICE E TUTTI I SOCI DI “MURGIA A PEDALI”