Le atmosfere fatate dei mandorli in fiore

A cura di Felice Miscioscia

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I suoi candidi petali bianchi sono lì, sbocciati a ricoprire distese che a rimirarle in lontananza paiono morbide nuvole bianche, in un incanto che si ripete ogni anno al primo tepore del sole di fine febbraio, aprendo la strada a una primavera ormai incombente.

È il mandorlo, fiero protagonista atavico del territorio, bistrattato fino a qualche anno fa e ora tornato in prepotentemente in auge per regalarci eburnee atmosfere fatate, incastonate tra verdi “mari” profumati e paesaggi meravigliosi dell’Alta Murgia e delle campagne circostanti.

Simbolo di speranza e rinascita sin da tempi biblici e sentinella primeggiante di una stagione primaverile pronta per abbracciarci, il fiore di mandorlo ridesta i nostri cuori reduci dal cupo inverno, in un’ideale propensione verso l’amore eterno richiamato dal mito di Acamante e Fillide, morta quest’ultima per il dolore della presunta perdita del suo amato e trasformata dalla Dea Atena in mandorlo, pronto a risbocciare al languido e lacerante abbraccio dell’innamorato in realtà ancora vivo.

Racconto suggestivo di amore eterno ma in realtà bellezza effimera e delicata di un fiore che dura poco, donandoci in compenso distese “innevate” di aulente grazia, in cui noi scivoliamo dolcemente, proprio come petali di mandorlo trasportati dal mite vento primaverile.

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