Corato riscopre il suo volto seicentesco: svelata la ricostruzione dell’antica Quarata

Foto per concessione di Giuseppe Magnini
Relatore dell’incontro è stato Giuseppe Magnini, cultore di storia locale e socio dell’Archeoclub di Corato
Un viaggio nel cuore della storia di Corato, alla riscoperta di un passato rimasto a lungo nascosto tra le pietre del centro storico, le testimonianze d’archivio e le trasformazioni della città.
Nella gremita sala “De Palo”, all’interno della sede storica della biblioteca comunale “Matteo Renato Imbriani”, venerdì 16 ottobre si è svolto l’evento organizzato dallo Sporting Club di Corato dal titolo “Il volto ritrovato Corato nello specchio del Seicento”.
Relatore dell’incontro è stato il dott. Giuseppe Magnini, cultore di storia locale e socio dell’Archeoclub di Corato, che ha guidato il pubblico in un affascinante e inedito viaggio indietro nel tempo, alla riscoperta delle origini e dell’evoluzione urbanistica del nostro centro storico.
Dopo i saluti e i ringraziamenti di rito da parte della prof.ssa Marilena Martinelli, presidente dello Sporting Club Corato e della prof.ssa Grazia Sforza, Magnini ha illustrato in modo nuovo e accattivante l’antica struttura e lo sviluppo urbanistico del borgo medievale nel Seicento, storicamente denominato Quarata, avvalendosi di immagini storiche, documenti d’archivio ed elaborazioni digitali.
In questo modo si è riusciti a dare voce e volto alle antiche pietre, sia a quelle ancora visibili, sia a quelle scomparse o occultate da successive costruzioni, adattamenti o improprie superfetazioni.
Di particolare rilevanza è stata l’analisi della relazione del notaio Domenico Tandoi del 1609 e la presentazione di dettagliate ricostruzioni grafiche delle trasformazioni del centro storico: la cinta muraria e le torri, i palazzi nobiliari, le tre porte d’accesso e la collocazione delle antiche chiese, sia intra che extra moenia.
Oggi rimane ben poco di quell’antica città, anche a causa della natura del sottosuolo a cui si aggiunsero i tragici crolli del 1922 (che coinvolsero la chiesa del Monte di Pietà e il Palazzo Ducale).
A rendere ancora più intuitivo e coinvolgente il racconto storico è stata la presenza di modellini tridimensionali dell’antico Castello, che hanno permesso ai presenti di visualizzare concretamente i passaggi che hanno portato alla sua trasformazione nell’attuale Palazzo Gioia.
L’evento ha registrato una straordinaria affluenza di pubblico di tutte le età. Molte sono state le domande poste sia dagli adulti che dai ragazzi, a conferma del forte legame della comunità con le proprie radici culturali.
Al termine della conferenza è stata finalmente svelata l’immagine di Quarata nel XVII secolo, prima nella versione digitale realizzata da Luca Frualdo e successivamente nella versione finale disegnata a mano da Enrico Pomarico.
L’opera trae ispirazione dalle cartografie presenti nel volume “Del Regno di Napoli in Prospettiva” (1703) dell’Abate Giovan Battista Pacichelli e del cartografo Francesco Cassiano del Silva. Infatti ad oggi, si tratta dell’unica immagine verosimile che riproduce in modo completo com’era Quarata nel passato, corredata da didascalie e legenda.
Una rappresentazione che i coratini non avevano mai avuto il piacere di osservare, poiché non fu mai realizzata né da Pacichelli né da De Silva, a differenza di quanto avvenne per i comuni limitrofi, tutti presenti nel volume del 1703.
Nel corso della serata, le riproduzioni dell’antica planimetria di Quarata sono state distribuite alla presidente e ai soci dello Sporting Club Corato, a testimonianza dell’impegno costante nella valorizzazione e divulgazione del patrimonio storico locale.
Commenti
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È sempre tutto molto affascinante!
Non smetta mai, La prego Dott. Magnini!
Complimenti! -
Grande Giuseppe
Il tuo impegno, la tua passione e la tua dedizione alla scoperta della Corato del passato sono davvero ammirevoli
Continua così ?? -
Il volto ritrovato o il passato immaginato? L’iniziativa è certamente suggestiva, ma tra una ricostruzione grafica e una ricostruzione storicamente attendibile passa una differenza non proprio trascurabile. Una relazione notarile del Seicento può documentare torri, edifici e porte; non basta, da sola, a stabilirne l’esatta collocazione, le proporzioni e l’aspetto complessivo.Quanto alle vedute di Pacichelli e Cassiano de Silva, si tratta di incisioni prospettiche, non di rilievi topografici in scala. La storiografia iconografica riconosce, per alcune di queste rappresentazioni, notevoli libertà figurative e scarsa aderenza alla topografia reale. Combinare documenti parziali, vedute convenzionali e interpretazioni moderne può produrre un’immagine convincente, ma non necessariamente autentica. Ecco dunque che la ricostruzione diventa solo un’ipotesi affascinante. Il problema nasce quando l’ipotesi si mette il vestito della certezza e viene presentata in società come un fatto storico.
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Infatti è lei che ha travisato, non so dove lo abbia letto, io c’ero alla presentazione e il tutto è stato presentato come ipotesi ricostruttiva verosimile e non come certezza. Comunque è un punto di partenza.
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Guardi, ero presente anch’io. E proprio perché il richiamo alla «verità storica» ricorre più volte nell’articolo e nella stessa presentazione, mi è sembrato un dettaglio degno di nota. Ultimamente, del resto, tra certi “appassionati di storia locale” è piuttosto diffuso il vezzo di riportare alla luce “verità nascoste”. A volte, a furia di cercarle, si finisce per ricostruire anche quelle che la storia non ha ancora avuto il tempo di raccontarci. Naturalmente, sempre per ipotesi verosimile!
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sono soltanto Ipotesi, soltanto ipotesi e sempre ipotesi! Prendiamole per quello che sono, con serenità e un pizzico di allegria, senza trasformare ogni intuizione in una verità storica. Altrimenti, a questo punto, vorrei proporre anch’io la mia: Corato sarebbe stata fondata nel 1087 da un gruppo di mercanti normanni in fuga da Bari, che scelsero il luogo per la posizione strategica e per l’eccellente qualità dell’olio. Non ho documenti che lo dimostrino, naturalmente, ma qualche torre, una porta e una ricostruzione digitale saprei trovarle anch’io!
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che poi si chiamava quarata, ma era già tonda…maaah
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Ci sono stato di persona. Gran bella serata. Bravo Prof







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