Caro carburanti, trasporti bloccati e prodotti agricoli fermi: in Puglia è allarme per la spesa e le aziende

Ad affermarlo è Coldiretti Puglia, che denuncia il blocco e il forte rallentamento delle consegne per lo stop dell’autotrasporto, con i camionisti che hanno incrociato le braccia mettendo a repentaglio le catene di approvvigionamento, quando l’85% delle merci per arrivare sugli scaffali viaggia su strada

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Effetto domino sul settore agroalimentare in Puglia per la mobilitazione degli autotrasportatori causata dal caro carburanti che mette a rischio la spesa dei pugliesi, con i prodotti deperibili come ortofrutta, funghi e fiori che restano ‘a terra’ per le difficoltà nelle consegne e lo stop delle piattaforme della grande distribuzione organizzata, ferme a causa del blocco delle consegne.

Ad affermarlo è Coldiretti Puglia, che denuncia il blocco e il forte rallentamento delle consegne per lo stop dell’autotrasporto, con i camionisti che hanno incrociato le braccia mettendo a repentaglio le catene di approvvigionamento, quando l’85% delle merci per arrivare sugli scaffali viaggia su strada.

Le celle delle aziende agricole sono colme di ortaggi, frutti e funghi che non riescono a raggiungere le piattaforme logistiche italiane di distribuzione – dice Coldiretti Puglia – con alcuni TIR già carichi di prodotti deperibili fermi sulle strade, mentre il protrarsi della mobilitazione aumenta il rischio che il cibo vada irrimediabilmente buttato.

In Puglia il settore dei trasporti, con il 34,6% dei consumi finali, si conferma il settore più «energivoro» ed è caratterizzato da un largo utilizzo di combustibili liquidi che coprono il 93,9% dei consumi del settore, ricorda Coldiretti Puglia sulla base dei dati MISE, Terna ed Enea. Senza adeguate ed urgenti misure per calmierare il costo del carburante gli autoarticolati rischiano di non camminare più, con il conseguente stop delle consegne dei prodotti agroalimentari.

Dall’avvio della guerra in Iran anche il prezzo del gasolio agricolo è passato da 0,85 a 1,62 euro al litro, secondo l’analisi Coldiretti su dati della Camera di Commercio di Milano. La quotazione media mensile a settembre è stata la più alta registrata, superando il record del 2022 causato dallo scoppio della guerra in Ucraina.

Per arare un campo di 11 ettari (la dimensione media di un’azienda agricola) un agricoltore spende oggi circa 600 euro in più rispetto al febbraio scorso. Una vera e propria stangata per le imprese che cade in un periodo delicato per il settore. Il gasolio serve per alimentare i trattori e gli altri macchinari agricoli necessari per le attività di lavorazione dei terreni e di raccolta di olive, verdura e cereali, oltre a far funzionare gli impianti.

Il 14 ottobre Coldiretti Puglia ha portato in piazza a Bari 5mila agricoltori e trattori per chiedere alla Regione lo stato di crisi del comparto, denunciando l’impennata dei costi del gasolio, dei fertilizzanti e dell’acqua, la caduta dei redditi e le difficoltà di accesso al credito.

Proprio durante la mobilitazione è arrivata dall’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli una prima risposta con l’annuncio di un pacchetto da 30 milioni di euro, di cui 10 milioni destinati ad abbattere il costo del carburante agricolo e 20 milioni a sostegno delle filiere produttive.

A subire gli effetti dei rincari – sottolinea la Coldiretti – è l’intera filiera agroalimentare, dai campi all’industria di trasformazione fino alla conservazione e alla distribuzione. Su questo scenario pesa il deficit logistico italiano per la carenza di infrastrutture per il trasporto merci, che costa al nostro Paese oltre 13 miliardi di euro, con un gap che penalizza il sistema economico nazionale rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea.

In Italia il costo medio chilometrico per le merci del trasporto pesante è pari a 1,12 euro/chilometro, più alto di nazioni come la Francia (1,08 euro/chilometro) e la Germania (1,04 euro/chilometro), ma addirittura doppio se si considerano le realtà dell’Europa dell’Est come la Lettonia, la Romania o la Polonia secondo l’analisi di Coldiretti su dati del Centro Studi Divulga.

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Commenti

  • mario (utente non verificato)

    purtroppo il governo avrà poco da offrire e come sempre tutto finirà a tarallucci e vino anzi già molti di noi sono già a lavoro noi siamo solo pecoroni

  • Roselli Luigi. (utente non verificato)

    Buongiorno, voglio precisare ai signori della Coldiretti sono d’ accordo su quanto evidenziato ed è condivisibile, ma ha dimenticato di mettere in evidenza il consumatore finale, cioè le famiglie in generale che si trovano aumenti sia sul carrello della spesa alimentare e anche sulle tasse in genere aumentate, inoltre anche sul gasolio e benzina un dipendente privato o pubblico che si reca in altre città per lavoro incide molto sulla retribuzione non parliamo dei pensionati peggio ancora. La risoluzione di tutta la problematica si ridiscutere in primis in commissione europea di tutte le normative e poi con il nostro governo. A voi le risposte grazie.

  • contadino deluso (utente non verificato)

    la guerra dei poveri sta per finire da pomeriggio montiamo le pinze che da domani si inizia a raccogliere le olive noi non abbiamo le palle per stare tutti fermi

  • gianni (utente non verificato)

    purtroppo tanta gente che sta con voi la vedo carica dí favelle e scarica di mestiere sta lì e non sa neanche cosa vuole dal governo

  • Poveri noi…! (utente non verificato)

    quindi manifestiamo contro il caro-tutto, ma nello stesso tempo ci lamentiamo che non arrivano i beni ai vari supermercati e le merci deperiscono… mah… è il cane chessimorde la coda…

  • Pier (utente non verificato)

    La Coldiretti è un’organizzazione di destra, quindi filo-governativa.

  • Luigi Murgiano (utente non verificato)

    Non vale nemmeno la pena leggere la posizione di Coldiretti che, è bene ricordarlo, va a braccetto con il governo e con Lollobrigida.