Le notizie dei lettori

Ciao Dino, capo tribù dei nostri anni Novanta

A cura di Ida Galise

2.862 4 commenti

Mentre sugli schermi scorrono le immagini degli anni ’90, in una celebre serie dedicata agli 883, la sorte porta via uno dei simboli di quegli anni: Dino, il proprietario del Red Rose. Locale che, guarda caso, nel nome ha il richiamo ad una moto, come avevano deciso Max Pezzali e Mauro Repetto con la Harley.

Chi quegli anni li ha vissuti da giovane ha nella testa scolpito lo sguardo di Dino, severo e forte, autorevole e familiare e, ci scommetto, sente ancora nelle orecchie il rombo della sua moto, quando sedersi al tavolo di un pub non significava ancora interpretare un menu rivisitato, mangiare taralli ridotti a crumble e insalate fusion, quando la birra era birra e i cocktail avevano nomi comprensibili.

Lui era lì, a presidiare le notti di una generazione, a sovrastare col suo occhio fiero la risate e le bravate. Erano anni di semplicità, ma di intuizioni, allargare gli spazi del Red Rose fu il sintomo di un mondo che stava cambiando, di una vita che si stava facendo più vorticosa, ancora lontana però dai rumori della movida, capace di attendere.

In una città dove trent’anni fa l’unica cosa che somigliava al turismo era l’arrivo dei grenobliesi ad agosto, Red Rose era il punto di contatto con la modernità, con quello spirito un po’ britannico e un po’ texano che ti proiettava fuori dai confini ristretti di una cittadina di provincia, almeno questo era il sogno di Dino, gliela leggevamo negli occhi la voglia di essere fuori dagli schemi, di sbilanciarsi e di cambiare il volto della città. Senza compromessi.

Che poi, la sua Corato alla fine è cambiata davvero, attraversata dal vento irrefrenabile del ‘Vieni in Puglia’ come marchio negli aeroporti di mezzo mondo. E lui, lo immaginiamo che sale in sella alla sua moto e vola via, salutando tutti. Come un vero capo tribù.

avatar

Commenti

  • Antonio (utente non verificato)

    Sguardo burbero che nascondeva una ironia e semplicità disarmante. Andiamo al red….era e sarà sempre casa x noi che l’abbiamo vissuto con Dino li a spillar l’ennesima birra con in sottofondo B.B. KING, JIMMIE WAUGHAN …il blues gli amici le risate ….giovinezza la nostra vissuta senza like o sguardi bassi su uno schermo!! Grazie Dino…..mee famm n’altaa birr??

  • Red rose (utente non verificato)

    Che bel ritratto, il red rose è stato davvero vissuto così.

  • Francesco Grosso (utente non verificato)

    Il Red Rose non era “un” locale, era “IL” locale. Io ho imparato a lavorare con Dino, ero solo un bambino di 15 anni! mi ha insegnato tecniche, precisione nel lavoro e metodologia che in pochissimi posti ho trovato, è stato il mio maestro e mi ha trasmesso la passione per le auto e la musica. Troppi ricordi, troppe emozioni, troppi ettolitri di birra spillati… Dietro alla Sua maschera da uomo duro e impenetrabile si nascondeva l’uomo che era davvero, un uomo semplice, buono più del pane, sensibile e altruista come pochi! Ti porterò nel cuore ❤️

  • Stefania (utente non verificato)

    Bei tempi.Come la figura dei vigili tanto rimpianti della Corato di una volta.Possenti ,valorosi.Si severi e familiari.Ciao caro Dino.Sei in un mondo che sarà’per sempre.Il nostro bel passato non tornerà più.

Scrivi il tuo articolo

Hai una notizia da condividere con gli altri lettori? Scrivi ora il tuo articolo.