Musei e siti culturali di Corato, il Comune punta alla co-progettazione dello Smico per i prossimi tre anni

L’avviso pubblico è finalizzato a individuare uno o più Enti del Terzo Settore con cui definire gestione e sviluppo del Sistema Museale Integrato di Corato. Previsto un contributo comunale fino a 50mila euro l’anno, con attività che spaziano dai servizi culturali al turismo, dalla comunicazione alla digitalizzazione, fino alla sostenibilità economica
A quasi un anno dalla nascita dello SMICO, il Sistema Museale Integrato di Corato è al centro di un nuovo passaggio amministrativo. Il Comune ha pubblicato un avviso pubblico per individuare uno o più Enti del Terzo Settore con cui avviare un percorso di co-progettazione finalizzato alla gestione, valorizzazione e sviluppo del sistema per i prossimi tre anni.
Lo SMICO era stato presentato nell’ottobre 2025, in occasione della riapertura del Museo della Città e del Territorio nell’ex carcere di via Trilussa, chiuso dal 2019. Il progetto nasceva con l’obiettivo di mettere in rete i principali luoghi della cultura cittadina: il museo, la necropoli protostorica di San Magno, il dolmen Chianca dei Paladini, Corato Sotterranea e la Biblioteca comunale “Matteo Renato Imbriani”. Dalla sua nascita il sistema è stato gestito da una rete con VivArch come soggetto capofila, insieme ad Amici dei Musei Corato, Archeoclub d’Italia “P. Emilio D’Angelo”, Cea Ophrys e Pro Loco Quadratum.
L’avviso pubblicato dal Comune definisce ora il quadro entro cui dovrà essere costruito il modello di gestione per il prossimo triennio. La procedura, si legge nell’atto, «non costituisce gara d’appalto» e non è finalizzata all’affidamento di un servizio secondo una logica tradizionale, ma all’attivazione di un «rapporto di partenariato pubblico-privato sociale» fondato sulla corresponsabilità tra amministrazione ed Enti del Terzo Settore.
Il punto centrale dell’avviso riguarda proprio l’impostazione del sistema. Il Comune dichiara di voler «superare una concezione meramente gestionale dei singoli luoghi della cultura» e trasformare lo SMICO in una «piattaforma permanente di valorizzazione culturale, educativa, turistica e sociale della città e del territorio».
Il progetto che nascerà dalla co-progettazione dovrà quindi tenere insieme diversi livelli. Da una parte la gestione concreta dei luoghi, con apertura e chiusura delle strutture, accoglienza, front office, visite, assistenza ai visitatori e prenotazioni. Dall’altra una programmazione educativa rivolta a scuole, famiglie, giovani, adulti, anziani e persone con disabilità, attraverso laboratori archeologici, ambientali e scientifici, attività di archeologia sperimentale, percorsi sulla preistoria e iniziative didattiche.
L’avviso indica inoltre una serie di attività culturali e di fruizione: visite al tramonto e notturne, archeotrekking, “Notte al Museo”, percorsi narrativi, storytelling territoriale, attività immersive ed «esperienze legate alla cultura gastronomica locale».
La componente turistica è inserita nello stesso disegno. La strategia dovrà collegare lo SMICO al patrimonio culturale di Corato, al Parco nazionale dell’Alta Murgia, ai comuni limitrofi, alle imprese turistiche, alla ristorazione, alle guide e agli altri sistemi museali territoriali. Tra le finalità indicate compare quella di «rafforzare il posizionamento di Corato quale destinazione culturale e turistica della Murgia».
Un altro capitolo riguarda comunicazione e digitalizzazione. Il progetto dovrà prevedere un piano annuale con sito internet, social media, campagne promozionali, materiale informativo, comunicazione scolastica, produzione audiovisiva e storytelling digitale. Tra gli strumenti indicati figurano QR code, audioguide, contenuti multimediali, ricostruzioni 3D, realtà aumentata, mappe digitali, prenotazione online, biglietteria digitale e strumenti di accessibilità.
Il modello descritto dall’avviso prevede anche la costruzione di una rete stabile attorno allo SMICO. Tra i soggetti chiamati potenzialmente a interagire vengono indicati Comune, Enti del Terzo Settore, associazioni culturali, scuole, università e centri di ricerca, operatori turistici, strutture ricettive, imprese, professionisti, guide, realtà giovanili e volontariato. Il partner dovrà dimostrare «capacità di costruire e coordinare reti territoriali».
Per sostenere il partenariato il Comune indica un contributo annuale massimo di 50mila euro. L’avviso lo definisce «base economica della co-progettazione», alla quale potranno aggiungersi ulteriori finanziamenti regionali, nazionali, europei o provenienti da altre fonti compatibili. Lo stesso atto precisa che il contributo pubblico «non costituisce corrispettivo per l’acquisto di un servizio», ma concorso alla realizzazione delle attività progettuali condivise.
Ai partner viene richiesto anche di indicare le risorse proprie da mettere a disposizione. Potranno essere considerate personale, volontari, attrezzature, competenze professionali, strumenti digitali, attività di comunicazione, progettazione, sponsorizzazioni, fundraising e altre risorse della rete. Il cofinanziamento dovrà essere valorizzato secondo criteri «oggettivi, verificabili e documentabili».
Tra gli aspetti più rilevanti c’è anche la sostenibilità economica. Il progetto dovrà prevedere «un progressivo incremento della capacità dello SMICO di generare risorse proprie», attraverso una previsione di ricavi e costi, numero di visitatori, politica tariffaria, sistema di prenotazione, fundraising, sponsorizzazioni, merchandising e sviluppo delle entrate.
Le eventuali risorse generate da biglietti, visite guidate, laboratori, attività didattiche, merchandising, eventi, card, concessioni di spazi e sponsorizzazioni dovranno essere contabilizzate e, precisa l’avviso, «prioritariamente destinate alla sostenibilità e allo sviluppo delle attività dello SMICO».
Alla procedura possono partecipare gli Enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS, singolarmente oppure attraverso reti e raggruppamenti. È richiesta un’esperienza almeno triennale, anche non continuativa, in uno o più ambiti tra gestione di musei e beni culturali, siti archeologici, turismo culturale, educazione al patrimonio, progettazione culturale, organizzazione di eventi e valorizzazione territoriale. L’avviso considera inoltre «elemento qualificante l’esperienza nella gestione integrata di più beni o servizi culturali».
Il progetto dovrà prevedere una struttura organizzativa adeguata, con un coordinatore generale, un responsabile scientifico e culturale, un responsabile dei servizi educativi, un responsabile della comunicazione, personale per accoglienza e front office, operatori didattici, guide e personale amministrativo. Il documento specifica inoltre che dovrà essere favorita, ove compatibile con la normativa, «la continuità occupazionale delle professionalità già impegnate nella gestione dello SMICO».
Anche la governance viene definita nell’avviso. Il sistema è articolato su tre livelli: l’indirizzo istituzionale resta al Comune; una cabina di regia composta da Comune ed ETS partner avrà compiti di verifica, programmazione e monitoraggio; la gestione operativa sarà affidata agli ETS partner e alla rete degli operatori.
Le proposte saranno valutate su cento punti. Avranno particolare peso la qualità complessiva del progetto, l’esperienza nella gestione culturale e museale e la qualità del modello gestionale. Saranno valutati anche programma educativo, valorizzazione e turismo culturale, piano economico-finanziario, comunicazione e marketing, innovazione digitale, rete territoriale e capacità di reperire risorse. Per accedere alla fase di co-progettazione sarà necessario raggiungere almeno 60 punti.
I soggetti selezionati saranno quindi convocati al tavolo di co-progettazione. Sarà quella la sede in cui dovranno essere approfonditi e definiti il modello gestionale, la sostenibilità economica, gli indicatori, il cronoprogramma, il piano economico, le attività e le responsabilità delle parti, fino alla redazione del progetto definitivo e dell’accordo di collaborazione.
Le candidature dovranno essere trasmesse tramite Pec entro le ore 13 del 23 settembre 2026. Tra la documentazione richiesta figurano un progetto di massimo 20 pagine, il piano economico-finanziario triennale, il curriculum dell’ente e delle principali professionalità coinvolte e l’elenco delle esperienze pregresse.
Commenti
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A Corato non c’è niente di veramente interessante da far visitare, cattedrale, castello, palazzi, monumenti, niente di niente.







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