
Gli eterogenei paesaggi di Lama Ferratella
A cura di Felice Miscioscia
Il vasto e variegato agro di Ruvo di Puglia offre spesso una Murgia ricca di tante sfaccettature paesaggistiche, di molteplici tracce antropiche degne di nota. Risalendo i pendii in direzione Altamura, vi è poi una zona che già di per sé rappresenta autonomamente un multiforme ecosistema di panorami e di biodiversità: Lama Ferratella.
Tra steppa murgiana, coltivazioni cerealicole e novecenteschi rimboschimenti di conifere che rinverdiscono gli acclivi pendii, l’accentuata incisione valliva di origine carsica, già ramo sorgentizio dell’antico torrente Tiflis (poi confluente nella Lama Balice), mimetizza tra la vegetazione anche il più profondo inghiottitoio di tutta la Puglia, ovvero la Grave della Ferratella, cavità che si spinge sino a 320 metri nelle viscere della terra.
Non cedendo alle vertigini dell’abisso, in superficie si respira una serafica tranquillità, che ricopre le pietre di questi luoghi molto vissuti nei secoli scorsi, dagli antichi pastori, dai contadini beneficiari delle cosiddette Quite di Ruvo, dagli abitanti delle masserie.
Masserie, come sempre, le quali non possono mancare quando si parla di Murgia, frutto della millenaria e sapiente collaborazione tra uomo e natura, talora abbandonate e divenute ammasso di pietre immobili, come Masseria Ferratella, su cui si posa la polvere della dimenticanza, che tentiamo di spazzare via con i nostri occhi assetati di ruderofilia e di passione per la storia identitaria del nostro territorio.
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