In ricordo di Abreham Petrizzelli, cantante e rapper emergente della scena musicale pugliese

“Ora, fai cantare anche gli angeli lassù”, ha scritto commosso il “fratellino” Kekko

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Un ricordo che nasce dall’emozione e si trasforma in testimonianza. Mario Sicolo, giornalista e docente dell’I.I.S.S. “Oriani-Tandoi”, affida a queste righe il suo saluto al giovane artista coratino scomparso nei giorni scorsi, ricordandone non solo il talento musicale, ma anche l’umanità, il sorriso e la capacità di entrare nel cuore delle persone. È il ritratto sincero di un ragazzo che, con la sua sensibilità e la sua creatività, ha lasciato un’impronta indelebile nella comunità scolastica e in tutti coloro che hanno condiviso con lui un tratto di strada.

«Per mesta inclinazione di questo “mestieraccio” che coltivo da decenni, ogni tanto, saltabecco fra i manifesti funebri della mia città e dei centri viciniori, sperando sempre di non scovare volti amici.

Così, l’altra mattina, nel mesto giro che dicevo, mi ha sorpreso con una punta d’amaritudine incontrare un sorriso pieno di allegria, due occhi scintillanti estro lucente, seppur screziati d’un velo di malinconia (“ah, se solo sapessimo leggere oltre i testi, dentro le loro opere” segretamente mi rampogno mentre scrivo), una pioggia di simpatiche treccioline all’epoca folti ricci, solito, inconfondibile stile casual. Tutto di quel volto conciliava con quanto di meraviglioso ci sia al mondo, fuorché la morte. E invece…

E, allora, ho ripensato a quando Abreham Petrizzelli parcheggiava la moto nell’atrio della scuola, quella famiglia meravigliosa e impareggiabile che risponde al nome di I.I.S.S. “Oriani-Tandoi”, ed entrava col casco in mano nel corridoio d’ingresso, spesso accanto alla splendida Giusy salutava tutti con una battuta – perché non v’era nessuno che non lo conoscesse, non è un caso che la tragica notizia sia stata accolta con dolore infinito dalla preside Adduci e dalla vice Di Bisceglie – ed entrava nella sua classe. Perché Abreham non era mio alunno, ma era un autentico punto di riferimento per molti miei allievi, quali il geniale Riky e il pensoso Domenico.

Già, lui, artista vero, scriveva, inventava, metteva in musica e, nel frattempo, si offriva per registrare le tracce altrui e dava consigli preziosi a chi cullava fra i suoi onirici voli far successo del mondo delle sette notte contemporaneo, forse più parlato che cantato.

Guardate come lo descrive Google (e per una volta, l’intelligenza artificiale è pure quella del cuore): “Abreham Petrizzelli è un cantante e rapper emergente di Corato. All’età di 21 anni, è attivo sulla scena musicale locale da diversi anni, concentrandosi principalmente sui generi Hip-Hop, Rap e R&B” e i suoi pezzi li potete ancora trovare su YouTube.

Ecco, ora non so quale maglio, oscuro e crudele, si sia abbattuto sul suo cuore di giovanissimo talento ancor pieno di stelle, e posso solo lontanamente immaginare lo strazio lacerante nel petto dei genitori, ma so che chi ha vissuto cantando diventa vento e non smette più di volare nel cielo più azzurro che ci sia.

Per questo, non posso che condividere quanto ha scritto commosso un mio carissimo studente, Kekko, al suo “fratellino” Abreham: “Al mio fratellino, che mi ha accolto nella sua vita con tutto l’amore fraterno che poteva darmi… Mi avevi promesso che saresti andato in alto e l’hai fatto in modo differente, ma lo hai fatto! Ricordati di tutti i giorni, i momenti passati assieme e che io non dimenticherò mai! Ti amo fratello mio, per sempre con me! Fai cantare anche gli angeli lassù”».

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Commenti

  • Cosimino (utente non verificato)

    Meraviglioso articolo, bellissime parole.
    Abbraccio i genitori di Abreham.