La sfida del De Benedittis bis: «Trasformare il consenso in futuro»

L’intervista al sindaco Corrado De Benedittis sulle prospettive del suo secondo mandato
Non c’è l’euforia della vittoria nelle parole di Corrado De Benedittis. A poco più di un mese dalla riconferma alla guida di Palazzo di Città, il sindaco parla già come se la campagna elettorale appartenesse al passato. Il consenso raccolto al primo turno rappresenta per lui non un punto d’arrivo, ma un mandato preciso: trasformare il lavoro avviato nel primo quinquennio in un progetto di lungo periodo, capace di cambiare il volto della città.
«Le prime settimane dopo il voto sono le più delicate», spiega. «È il momento in cui si mettono le basi per lavorare bene nei cinque anni successivi». È con questo spirito che è nata la nuova squadra di governo: un equilibrio tra continuità e rinnovamento. «I cittadini ci hanno chiesto di proseguire il percorso intrapreso, ma il voto ha restituito anche una nuova geografia politica. Abbiamo voluto tenerne conto, inserendo energie nuove senza disperdere l’esperienza maturata».
La vittoria al primo turno e il significato politico
La riconferma al primo turno, arrivata oltre le aspettative di molti osservatori, non viene vissuta come una sorpresa. «Si percepiva un clima favorevole», ammette, «ma in politica la prudenza è sempre d’obbligo». De Benedittis attribuisce il risultato soprattutto ai sei anni di amministrazione e a una campagna elettorale costruita senza promesse irrealizzabili: «Prima abbiamo raccontato ciò che avevamo fatto, poi abbiamo spiegato quello che intendiamo fare».
Emerge chiaramente, nelle parole del sindaco, una convinzione: il secondo mandato non dovrà essere la semplice prosecuzione del primo. Dovrà rappresentare una fase diversa, nella quale alla stagione della progettazione seguirà quella della realizzazione. «Nei primi anni – lascia intendere – abbiamo costruito gli strumenti urbanistici, programmato gli interventi, posto le basi. Ora è il momento di trasformare quella pianificazione in opere e risultati concreti».
Un Consiglio comunale che cambia volto
È una lettura che attraversa tutta l’intervista. Anche quando affronta il tema del nuovo Consiglio comunale, De Benedittis evita ogni tono celebrativo. Il voto ha restituito una maggioranza profondamente rinnovata e, insieme alla soddisfazione per il risultato, il sindaco non nasconde il rammarico per chi non siederà più tra i banchi dell’aula.
«C’è stato un grande dispiacere nel non ritrovare alcuni compagni di strada con cui abbiamo condiviso anni davvero complessi. Però il voto dei cittadini definisce nuovi equilibri e oggi abbiamo nuovi amici, nuovi amministratori, molti dei quali erano già parte del nostro progetto politico. È un Consiglio comunale profondamente rinnovato e anche ringiovanito, capace di guardare al futuro».
Un passaggio che, nelle sue parole, assume quasi il significato di un ricambio naturale della classe dirigente. Non una rottura con il passato, ma un’evoluzione. Perché, sostiene, una comunità politica cresce solo se riesce a rinnovarsi senza perdere la propria identità.
Anche il risultato personale ottenuto dal sindaco diventa occasione per una riflessione più ampia. I quasi duemila voti raccolti oltre quelli della coalizione vengono interpretati come un’investitura diretta da parte della città.
«È importante che il sindaco abbia una forte legittimazione popolare. Sarebbe molto più problematico il contrario, cioè un sindaco che prende meno voti della propria coalizione. I cittadini mi hanno affidato il compito di governare i processi insieme alla mia squadra».
De Benedittis respinge così ogni lettura che vorrebbe contrapporre la sua affermazione personale alla coalizione di centrosinistra. Anzi, rivendica il risultato complessivo del “campo largo”, capace di superare il 51 per cento dei consensi e di conquistare la vittoria senza passare dal ballottaggio.
«Qualcuno aveva persino ipotizzato il rischio dell’anatra zoppa. I numeri hanno dimostrato esattamente il contrario. C’è stata una forte affermazione del sindaco, ma anche della coalizione che lo sostiene».
Il dialogo con imprese e associazioni
Se il consenso elettorale rappresenta il punto di partenza, il terreno sul quale il primo cittadino sa di essere maggiormente atteso è quello del rapporto con il tessuto economico della città. Negli ultimi anni il confronto con il mondo imprenditoriale, soprattutto sui temi della zona industriale, è stato spesso acceso. De Benedittis, però, rifiuta l’idea che vi sia stata una vera frattura.
«Le rotture non ci sono mai state. C’è stata una dialettica, a volte anche dura, come è normale che accada quando si discutono questioni importanti come infrastrutture, viabilità e sviluppo della zona industriale».
Il sindaco rivendica il lavoro svolto nel primo mandato, spiegando che molte delle risposte attese dalle imprese non possono arrivare senza una preventiva attività di pianificazione.
«La zona industriale può avere prospettive serie soltanto attraverso strumenti urbanistici adeguati. Per questo abbiamo lavorato al Dpru, il Documento programmatico di rigenerazione urbana, che rappresenta oggi la chiave per intercettare finanziamenti regionali ed europei».
L’obiettivo dichiarato è quello di inaugurare una stagione di confronto permanente.
«Appena il Consiglio comunale sarà pienamente operativo approveremo definitivamente il Dpru. Subito dopo incontreremo ufficialmente l’Associazione degli imprenditori insieme agli assessori competenti. Ma al di là degli incontri istituzionali, quello che serve davvero è una collaborazione quotidiana».
La cultura come patrimonio della città
Lo stesso approccio, assicura, verrà adottato con il mondo della cultura, che negli ultimi anni ha più volte chiesto un dialogo più intenso con Palazzo di Città.
«Ogni forma di collaborazione rappresenta una ricchezza. Corato possiede competenze straordinarie e il compito dell’amministrazione è quello di valorizzarle. Da parte mia c’è sempre stata e continuerà ad esserci piena disponibilità al dialogo».
Ma è quando l’intervista si sposta sul futuro urbanistico della città che emerge con maggiore chiarezza la visione del secondo mandato.
L’estramurale e la trasformazione urbana
L’estramurale continua a rappresentare l’opera simbolo dell’amministrazione De Benedittis. Un intervento discusso, contestato in alcune fasi, ma che oggi il sindaco considera il primo tassello di una trasformazione più ampia.
«Stiamo lavorando con la Regione per finanziare il secondo lotto e, parallelamente, la nuova rete pluviale, che consentirà di affrontare in maniera definitiva il problema degli allagamenti. L’estramurale sta già iniziando a mostrare il volto che avevamo immaginato: un grande boulevard urbano, un secondo corso cittadino».
La vera sfida, tuttavia, guarda oltre quell’intervento. Per De Benedittis il futuro di Corato passa attraverso una nuova idea di città, più sostenibile e resiliente ai cambiamenti climatici.
«Dobbiamo aprire il grande capitolo della depavimentazione. L’asfalto aumenta le temperature e rende più difficile l’assorbimento dell’acqua. Occorre ripensare progressivamente gli spazi pubblici, aumentare il verde e utilizzare soluzioni innovative come i rain gardens, che stanno già dimostrando la loro efficacia».
È probabilmente questo il passaggio che meglio sintetizza l’orizzonte politico del sindaco: non limitarsi alla manutenzione della città esistente, ma ridisegnarne progressivamente il modello di sviluppo.
«Non un leader, ma il promotore di una squadra»
Anche quando il discorso si sposta sul piano strettamente politico, De Benedittis evita accuratamente personalismi.
Alla definizione di “leader del centrosinistra” preferisce quella di costruttore di una comunità politica.
«La parola leader mi lascia sempre un po’ perplesso. Il leader rischia di crescere da solo. Io preferisco parlare di una persona che aiuta a far crescere una squadra, un gruppo dirigente. È questo il modo migliore per garantire un futuro alla città».
Un’affermazione che sembra racchiudere la filosofia dell’intero secondo mandato: costruire una classe dirigente prima ancora che un consenso personale.
Il futuro: cinque anni da sindaco, poi si vedrà
Infine, lo sguardo si sposta oltre i cinque anni che lo attendono.
L’insegnamento continua a rappresentare una parte importante della sua identità, ma oggi non c’è spazio per altri scenari.
«Fare il docente è uno dei mestieri più belli del mondo perché ti tiene in contatto con il futuro. Oggi, però, il mio futuro è Corato. Mi vedo sindaco della città per i prossimi cinque anni, con grande impegno, passione civile e spirito di abnegazione. Poi sarà il tempo delle valutazioni».
Commenti
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io consenserò
tu consenserai
egli consenserà …
dovrebbe essere più o meno così … -
Altri 5 anni dobbiamo sopportare questo qui e tutta la sua ciurma??????
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Oh nonostante la sconfitta schiacciante di poco più di un mese fa, continuate imperterriti con le vostre considerazioni inutili… la maggioranza della popolazione ha deciso, se non le sta bene può benissimo spatriare
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Siete una squadra di filosofi.
Salvo diversi scatasci come siete abituati a fare altri 5 anni e andate tutti a zappare -
Se continuate ad ostentare questa vostra pochezza, mi sa che perdete le prossime dieci elezioni
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un livello superiore, Corato è un riferimento
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I Coratini si sono lasciati abbindolare per la seconda volta…
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Non pensare di essere più intelligente della maggioranza dei coratini; non mi sembra proprio il caso.
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Solo il filosofo può fare







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