La tragedia del Venezuela tocca Corato: «Comunicazioni difficili, attendiamo notizie certe»

L’angoscia dei familiari degli emigrati. Balducci (Centro Italo Venezolano): «Al momento poche notizie»

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Il dramma del devastante terremoto che ha colpito il Venezuela attraversa l’Oceano e arriva fino a Corato, città che da oltre un secolo conserva un legame profondo con il Paese sudamericano grazie a una delle più numerose comunità di emigrati e dei loro discendenti.

Le due violente scosse che hanno colpito il nord del Venezuela, con epicentro non lontano da Caracas, hanno provocato centinaia di vittime, migliaia di feriti e danni gravissimi alle infrastrutture. Le autorità venezuelane hanno dichiarato lo stato di emergenza, mentre la Farnesina continua a monitorare la situazione della vasta comunità italiana presente nel Paese.

Tra chi segue con apprensione gli sviluppi della tragedia c’è anche il Centro Italo Venezuelano di Corato, punto di riferimento per tante famiglie che ancora oggi mantengono rapporti strettissimi con parenti e amici emigrati oltreoceano.

«Al momento sappiamo soltanto quello che riportano i notiziari – spiega Mimmo Balducci, presidente del Centro Italo Venezuelano di Corato –. Preferiamo mantenere la massima prudenza finché non avremo informazioni certe. Le comunicazioni sono estremamente difficili e le notizie arrivano con grande lentezza».

L’emigrazione coratina verso il Venezuela ha rappresentato una delle pagine più significative della storia locale del Novecento. Migliaia di persone lasciarono la città per costruire una nuova vita soprattutto a Caracas, Valencia e nelle principali aree produttive del Paese. Oggi quella presenza si è trasformata in una comunità composta da seconde, terze e quarte generazioni, tanto numerosa da rendere impossibile una stima precisa.

«Dire quanti coratini vivano oggi in Venezuela è praticamente impossibile – racconta Balducci – perché ormai si tratta dei figli dei figli, delle nuove generazioni nate lì. Il legame con Corato, però, continua a essere fortissimo e in queste ore tutti vivono con grande apprensione quanto sta accadendo».

Uno degli aspetti più critici riguarda proprio le comunicazioni. Le reti telefoniche hanno subito pesanti disservizi nelle aree colpite, rendendo complicato il contatto con i familiari residenti in Venezuela. Una situazione confermata anche dai media internazionali, che riferiscono di interruzioni diffuse dei collegamenti soprattutto tra Caracas, Miranda e La Guaira.

«In questo momento le comunicazioni avvengono quasi esclusivamente con WhatsApp – prosegue Balducci –. I telefoni tradizionali sono bloccati e i messaggi spesso non arrivano. Siamo tutti in attesa, con la speranza di ricevere notizie rassicuranti dai nostri parenti».

Le informazioni raccolte finora parlano di danni anche nell’area di Valencia, dove vivono numerose famiglie di origine coratina.

«A Valencia, dove abitano i miei familiari, si registrano soprattutto danni strutturali alle abitazioni ma fortunatamente non alle persone – spiega ancora il presidente del Centro Italo Venezuelano –. La zona che preoccupa maggiormente resta Caracas, da cui al momento non riusciamo ancora ad avere contatti diretti».

Nelle ultime ore, mentre i soccorritori continuano a scavare tra le macerie e la comunità internazionale organizza gli aiuti umanitari, anche a Corato si moltiplicano i messaggi e le telefonate tra parenti, amici e conoscenti nel tentativo di ricostruire un quadro più chiaro della situazione.

Per una città che ha visto partire intere generazioni verso il Venezuela, il terremoto è una ferita che tocca direttamente la memoria collettiva e gli affetti di centinaia di famiglie. E mentre l’attesa continua, prevale la speranza che dalle zone colpite possano arrivare, nelle prossime ore, notizie confortanti per quella grande comunità coratina che, pur lontana geograficamente, continua a sentirsi parte integrante della propria terra d’origine.

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Commenti

  • carluccio (utente non verificato)

    mi stringo commosso alla tragedia che ha colpito il popolo venezuelano e la comunità dei coratini emigrati in venezuela. mi ricordo sempre la gentilezza e la generosità di quelle persone, che noi vedevamo come venire da un altro pianeta, che raccontavano delle bellezze e delle opportunità che quel paese così lontano prometteva, gente laboriosa, abili artigiano, capaci commercianti che lì avevano raccolto discrete fortune lavorando sodo. mi dispiace per la vicenda di questo paese così meraviglioso e mirabolante, caduto da padelle in braci sempre peggiori.