​Lì dove si sedevano generazioni di coratini: che fine hanno fatto le 16 panchine storiche?

A tre mesi di distanza dalla rimozione delle 6 storiche panchine di piazza Sedile, sostituite da modelli moderni, la domanda che molti si pongono è sempre più insistente: che fine hanno fatto?

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Nel cuore di Corato, il paesaggio urbano sta cambiando volto, spesso a discapito della sua stessa identità. A tre mesi di distanza dalla rimozione delle 6 storiche panchine di piazza Sedile, sostituite da modelli moderni, la domanda che molti si pongono è sempre più insistente: che fine hanno fatto?

«Il caso di piazza Sedile, purtroppo, non è un episodio isolato» afferma Giuseppe Magnini, cultore di storia locale e socio dell’Archeoclub Corato.

«L’avanzare dei lavori per il progetto “Ecoestramurale” ha comportato l’allontanamento di altre sedute storiche: le 4 di piazza Caduti di Nassirya, le 4 di viale Cadorna (angolo via Salvatore Di Giacomo) e le 2 che accoglievano i pendolari della fermata dell’autobus nei pressi della scuola Cesare Battisti.

Oggi, gran parte di questi pezzi di storia cittadina risulta accatastata alla meglio, in attesa di un destino incerto tra depositi comunali e recinzioni di cabine elettriche.

Mentre queste 16 panchine giacciono inutilizzate, il centro storico continua a soffrire. Passeggiando per piazza Simon Bolivar o sostando davanti alla Chiesa di San Giuseppe, è facile imbattersi in sedute rotte, pericolanti o gravemente danneggiate, con superfici taglienti che rappresentano un vero rischio per chi cerca un momento di sosta.

Si pone quindi un interrogativo di natura etica e civica: perché non applicare il principio del riuso?

L’innovazione urbana non deve necessariamente significare cancellazione del passato. Un intervento di restauro, anche solo un ripristino del colore, renderebbe le panchine rimosse nuovamente fruibili e perfette per sostituire quegli arredi ormai degradati che deturpano il decoro del centro storico. Sarebbe un’operazione dal costo contenuto, ma dal valore simbolico enorme: preservare l’estetica coerente della nostra città, evitando sprechi inutili.

Il decoro urbano non può essere considerato solo una responsabilità delle istituzioni; è, prima di tutto, un riflesso della cura che la comunità riserva a ciò che le appartiene. La storia di Corato è scritta anche nelle panchine dove generazioni di cittadini si sono sedute, hanno conversato e vissuto la vita del paese.

La memoria storica non è un concetto astratto da conservare nei libri: è un elemento vivo, fatto di dettagli che rendono unico il nostro tessuto urbano. Vedere questi oggetti ridotti a “ferro vecchio” e abbandonati all’incuria è il segnale di una disattenzione che non ci possiamo permettere.

Si potrebbe creare un confronto costruttivo su come dare una “seconda vita” a queste testimonianze del passato. Prima che, come già accaduto in passato per altri simboli della nostra tradizione, queste panchine scompaiano definitivamente dai nostri radar, trasformandosi in un ricordo sbiadito.

La domanda resta: vogliamo essere una città che costruisce il futuro preservando il suo passato, o una città che smantella la propria identità pezzo dopo pezzo?»

Storia e descrizione delle panchine

Tra la seconda metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, l’artigianato ha dato vita a pezzi che sono molto più di semplici arredi urbani: sono narrazioni visive. È il caso delle iconiche panche con braccioli serpentini, un tempo vestite di verde e oggi eleganti nella loro attuale livrea grigia.
Con dimensioni di 77 cm di altezza per 208 cm di lunghezza, queste panche rappresentano un perfetto equilibrio tra solidità strutturale ed estetica simbolica.

Un connubio tra industria e natura

La struttura si distingue per una fattura sapiente. Realizzate all’epoca unicamente per la città di Corato sono in doghe di ferro battuto, offrono una linea pulita e contemporanea pur mantenendo un’anima classica.

I braccioli e i piedi sono i veri protagonisti dell’opera. Qui, l’abilità degli artigiani dell’epoca emerge attraverso motivi serpentini arrotolati che si intrecciano con sinuosità lungo lo schienale, impreziositi da dettagliate foglie di acanto stilizzate.

L’uso della ghisa, all’epoca un’innovazione rivoluzionaria, permise agli artigiani di sperimentare con forme complesse e durature. La scelta del serpente come motivo decorativo non è casuale: nel linguaggio delle arti decorative del periodo neoclassico, questo animale rappresenta la saggezza, la trasformazione e l’eternità.

Il richiamo all’antichità classica greca e romana si fonde così con un tocco quasi mitico e drammatico, trasformando una panchina da giardino o da viale cittadino in un pezzo di design che invita alla riflessione e al legame profondo tra uomo, natura e mito.

Queste panche non sono solo sedute, ma testimonianze viventi di un’epoca in cui la tecnica industriale incontrava la sensibilità artistica, lasciando dietro di sé un’eredità che continua ad affascinare chiunque si fermi, anche solo per un momento, a osservarne i dettagli.

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Commenti

  • Gino (utente non verificato)

    Le panchine storiche sono state lì per oltre 100 anni, indistruttibili, avevano sono bisogno di un po’ di manutenzione, ma ripeto sono indistruttibili. Questa amministrazione è stata capace (con i nostri soldi) di sostituirle con delle panchine di legno che sotto acqua e sole si MBRACITAISCN ( lo scrivo in dialetto così si capisce). Chissà quanto saranno costate…
    Ma si sa… chi maneggia festeggia (ripeto con i nostri soldi). Capisci a me…

    • nerdrum (utente non verificato)

      il problema è che i soldi che provengono da finanziamenti si ritengono “falsi” e quindi nessuna remora a spenderli senza alcuna riflessione. si spendono perché così ci viene detto, anche al costo di rifare cose in ottimo stato e migliori di quelle che andremo a rifare (ecoestramurale). mi ricordo la ridicola ed irregolare pista ciclabile che fu fatta attorno al corso cittadino… senza mai essere utilizzata. anche la velostazione è stato un flop voluto da una nuova generazione di architetti… tutto chiacchere e distintivo, avrebbe detto al capone. ma ahimè questo è e nn ci possiamo fare niente.

    • Pier (utente non verificato)

      Ah, sei anche esperto di arredi urbani.

    • Ss ss (utente non verificato)

      Tu esperto di monologhi vuoti

    • Pier (utente non verificato)

      Se lo dici tu, soprattutto tu, allora me lo segno.

  • Franco (utente non verificato)

    La vera innovazione è quella che esalta la storia di una città.
    Speriamo che questo pezzo di vita non venga abbandonato in nome della modernità .

  • Salvatore (utente non verificato)

    Sinceramente facevano schifo le panchine di ferro era ora che qualcuno le cambiava questo finto e inutile attaccamento alle cose vecchie anche quando erano scomode fa venire il voltastomaco. Chiedete a chi si portava il cartone perché erano fredde e scomode ti alzavi con le gambe a fasce. Per me possono fonderle e basta a rompere le scatole sulle chiacchiere

    • Priscy (utente non verificato)

      Hai perfettamente ragione.
      Raramente le ho adoperate proprio per la loro scomodità.
      Sicuramente un pezzo di storia della nostra città ma erano scomode e sempre sporche.

  • Non capisco come si possa estirpare un simbolo così caratteristico di Corato.In molte foto della mia infanzia, fanno bella mostra di se. Mi piacerebbe sapere chi le progettò e realizzò ?

  • Rossana (utente non verificato)

    Spero di rivederle e poterle utilizzare su via duomo, sul corso e nelle piazze di Corato al più presto!!!

  • enzo (utente non verificato)

    Ormai non si sa più dove appigliarsi adesso anche le panchine . Stiamo messi male

  • Francesco (utente non verificato)

    Chiedere spiegazioni è perfettamente legittimo e fa parte del normale funzionamento di una società democratica.

    • Gino (utente non verificato)

      Fiato sprecato Francesco. Questa Amministrazione non accetta alcuna osservazione, e se ti permetti di farla ti bloccano su social…

    • Gino (utente non verificato)

      E che dire dei loro fans…

  • Oh, ragá e quelli che dicono…: (utente non verificato)

    Adesso scriviamo pure gli articoli su che fine hanno fatto le panchine… Poi che altri articoli leggeremo? Ah, sì dei vecchi fari dell’illuminazione centrale dell’extramurale stile liberty spariti e non si sa più dove trovarli… Altro di interessante da scrivere ne abbiamo?

    • Michele (utente non verificato)

      E che fine hanno fatto l vign alla chiazz

    • Ss ss (utente non verificato)

      No devi dire che fine ha fatto la piazza?ha lasciato spazio alla pazzia e spaccia

  • Salvatore patruno (utente non verificato)

    Dispiace per queste panchine però mi domando e dico C’è qualcuno in giro che non ha un cazzo… da fare da mett affett add a n sciut a frnesc r panchin assurdo

  • Franco bufi (utente non verificato)

    Propongo all’amministrazione di donarle attraverso una lotteria cui possono partecipare cittadini previo versamento di un obolo simbolico

    • corrado alla riscossa si a pigghia la past (utente non verificato)

      e’una questione di parsimonia ,devono finire tutti di giocare con i soldi altrui ,le cose devono essere trasparenti,quanto sono costate le nuove,a chi sono andate le commesse lavori,e come l acquisto delle casette legno ,soldi sprecati

    • Franco bufi (utente non verificato)

      Io non giudico l’iniziativa, i cambiamenti sono parte del processo di trasformazione di un territorio e, in ultimo, di una società. Anche le panchine di ghisa furono installate a suo tempo con un intento di trasformazione del territorio. Questa può piacere o meno; d’altra parte in questi stessi commenti c’è chi ne auspicava la rimozione. Se poi queste panchine abbiano un valore storico o più semplicemente romantico, magari si possono ristrutturare anziché rottamarle.

  • brontolo (utente non verificato)

    siamo una CITTA’ di brontoloni, io sono uno di quelli, nel corso degli anni le panchine sono state sostituite più volte, prima di quelle romantiche c’erano quelle con listelli di legno come le attuali, prima ancora in ferro, le romantiche avevano il compito di far sentire scomoda la gente si stancava il sedere e andava via, quelle in legno stancheranno anche loro, imbottite avrebbero risolto i problemi di sederizia, poi l’ crstian s ne vann ò suenn e nan si alzn chiù.

  • Ss ss (utente non verificato)

    E staranno a casa di qualcuno no?