Ottant’anni di Repubblica e di voto alle donne: a Corato due giornate dedicate alla memoria e ai diritti

Un’occasione per riportare alla luce storie e testimonianze di donne che contribuirono alla costruzione dell’Italia repubblicana

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Un compleanno speciale, da celebrare ricordando il percorso che ha portato l’Italia a diventare una Repubblica democratica e riconoscendo il ruolo fondamentale delle donne nella costruzione del Paese. Con questo obiettivo martedì 9 e mercoledì 10 giugno, nella sede del Centro per anziani Ermes in via Canova 42, si terrà l’iniziativa “La Repubblica è donna”, promossa dal gruppo ANPIscuola insieme ai soci dei centri Ermes e Harambè.

L’appuntamento si inserisce nelle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica italiana e del primo voto alle donne, un passaggio storico che segnò una svolta decisiva nel cammino democratico del Paese.

L’iniziativa rappresenta la prosecuzione di un percorso avviato due anni fa, quando in occasione della Giornata internazionale della donna del 2023 venne dedicato un incontro alle Madri Costituenti, protagoniste della Resistenza e della successiva elaborazione della Carta costituzionale. Un’occasione per riportare alla luce volti, storie e testimonianze di donne che contribuirono alla lotta contro il nazifascismo e alla costruzione dell’Italia repubblicana.

«In questo ottantesimo compleanno della Repubblica e del voto alle donne – spiegano i promotori – quei nomi e quei volti tornano a parlarci. È un cammino che continua nel segno della strada aperta da elettrici ed elette, che hanno reso possibili conquiste civili e diritti che ancora oggi richiedono tutela e consolidamento».

Il programma prevede per martedì 9 giugno un momento dedicato alle testimonianze e alla memoria. Saranno raccolte le voci di donne che vissero l’emozione del primo voto, mentre fotografie d’epoca e documenti contribuiranno a ricostruire il clima di quegli anni. La serata sarà arricchita dalla lettura di brani e testimonianze di scrittrici, giornaliste e storiche che hanno raccontato il lungo percorso dell’emancipazione femminile.

Mercoledì 10 giugno, invece, spazio alla festa e alla condivisione. I partecipanti celebreranno simbolicamente gli ottant’anni della Repubblica spegnendo le candeline di una grande torta commemorativa, emblema di un traguardo costruito attraverso impegno, partecipazione e speranza. A seguire, un brindisi collettivo con un augurio semplice ma carico di significato: «Buon compleanno Repubblica».

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Commenti

  • DOMENICO (utente non verificato)

    GRANDE ASSOCIAZIONE ANPI GRAZIE PER AVER CONTRIBUITO ALLA 1° PIETRA D’INCIAMPO A CORATO

  • dina di (utente non verificato)

    Signori dell’Anpi, non dimenticate un particolare: il decreto che autorizzava le donne a votare è firmato da re Umberto II di Savoia…

    • franco (utente non verificato)

      da galantuomo qual ‘era NON poteva NON farlo. Ma suo padre NON impedì (potendolo fare) l’ascesa al potere delle squadracce di camicie nere nel 1922. Non potremo mai dimenticare l’orrore della firma sulle leggi razziali -italiani contro italiani.

    • carluccio (utente non verificato)

      dina, dinuccia, lo sai che ti voglio bene, ma considera che i Savoia in italia, ed anche fuori dall’italia una volta esiliati, non è che abbiano illustrato la storia patria, he, diciamo così, non è che ci abbiano proprio resi orgogliosi … non dimentichiamo poi gli orrori commessi proprio nel sud italia a seguito della occupazione del regno borbonico, quella che ancora oggi viene sui libri di scuola propagandata come una guerra di liberazione del sud italia, fu in realtà l’occupazione militare di un territorio con potenzialità, ridotto poi scientemente a fame e miseria e brigantaggio … leggi Il Fuoco del Sud di Lino Patruno, ti verrà da piangere …

    • dina di (utente non verificato)

      Carluccio caro, sai che anch’io ti voglio un gran bene, ma non devi prestar fede alle fandonie dei neoborbonici, i quali descrivono come un eldorado uno stato, il regno delle Due Sicilie, che versava in una grande arretratezza, aveva una economia essenzialmente agricola basata sul latifondo. La maggior parte delle popolazione era analfabeta, c’era una sola tratta ferroviaria, la Napoli- Poertici,le strade erano inesistenti e quelle esistenti erano infestate dai briganti prima ancora che arrivassero i Savoia, non c’era una costituzione, i liberali venivano imprigionati o decapitati come la Defelice, senza contare che la politica protezionistica adottata da una classe dirigente bigotta ed ancorata ai propri privilegi aveva allontanato il Regno delle Due Sicilie dai mercati internazionali…

    • carluccio (utente non verificato)

      Carissima, tenerezza del mio cuore, di certo Lino Patruno non è un neoborbonico, ma un attento studioso della questione meridionale, ante e post bellica, per questo ti ho invitato a leggere quel libro in particolare e anche gli altri che ha scritto sull’argomento. qualunque regno, Savoia, Borboni, Vaticano (ultimo ad abolire la pena di morte), non solo italiano, a quei tempi non si mostrava particolarmente tenero con i liberali, i progressisti e meno che mai con i rivoluzionari … e i Savoia non furono da meno.

    • dina di (utente non verificato)

      Carluccio,amor mio, alla famiglia dei Borbone ( non Borboni,come dici tu) appartengono Ferdinando I e Ferdinando II ,che giurarono fedeltà alla Costituzione per poi revocarla con l’aiuto delle baionette austriache. Ricordi invece cosa rispose Vittorio Emanuele II al nemico austriaco, che a Vignale gli imponeva di revocare lo Statuto? Rispose :” Casa Savoia conosce la via dell’esilio, non quella del disonore”. E così il Piemonte, unico Stato ad avere una costituzione, sia pure ottriata, accolse i liberali, che i Borbone perseguitavano

  • Pier (utente non verificato)

    Nel 2026 esistono ancora i filo-monarchici; ma pensa te.

    • Bepo04 (utente non verificato)

      Nel 2026 esistono ancora comunisti, nonostante tutte le schifezze che hanno fatto i comunisti?

  • dina di (utente non verificato)

    Rectius: Napoli-Portici. San felice, non Defelice