Corato apre i suoi cortili storici: torna la manifestazione dedicata a memoria, arte e inclusione

Tra gli appuntamenti più attesi c’è quello del 24 maggio con l’apertura straordinaria delle proprietà della famiglia La Monica
Sedici anni di attività in Puglia e un appuntamento ormai consolidato per la valorizzazione del patrimonio storico e culturale. Torna anche a Corato la manifestazione promossa dall’Associazione Dimore Storiche Italiane, giunta alla sua ottava edizione dedicata ai cortili storici e alle dimore cittadine.
Il progetto, nato nel 2019 con l’apertura di dodici cortili, si è progressivamente ampliato attraverso iniziative culturali ospitate anche a Palazzo Gioia, cuore simbolico della manifestazione. Quest’anno saranno aperti nuovi spazi storici e il percorso si estenderà anche alle residenze di campagna, custodi di documenti, archivi familiari e testimonianze del passato.
Tra gli appuntamenti più attesi c’è quello del 24 maggio con l’apertura straordinaria delle proprietà della famiglia La Monica. Saranno visitabili Palazzo La Monica Nuovo e l’antica casa di campagna destinata un tempo alla lavorazione delle olive, dove si produceva olio fino agli inizi del Novecento.
Il percorso permetterà di approfondire le origini e l’evoluzione storica della dimora grazie a un lavoro di ricerca svolto attraverso documenti e atti d’archivio. Particolare attenzione sarà dedicata alla struttura del palazzo, alla cappella privata e alla biblioteca, elementi che raccontano il valore storico e culturale della residenza.
Protagonisti dell’iniziativa saranno anche gli studenti dell’indirizzo Accoglienza turistica dell’istituto Tandoi, che accompagneranno i visitatori alla scoperta di Palazzo Gioia, edificio costruito sui resti dell’antico castello della città di Corato.
L’organizzazione dell’evento è affidata ai soci dell’Archeoclub Corato, rappresentati al tavolo dei relatori dal presidente Michele Iacovelli e dalla socia Anna De Palma. «Nel primo anno ci hanno aiutato gli studenti delle quattro scuole superiori della città – spiega Antonio D’Introno, socio Archeoclub–. Lo scorso anno abbiamo realizzato delle riproduzioni di ceramiche da tavola dell’Ottocento. Quest’anno realizzeremo invece le riproduzioni degli stemmi delle famiglie proprietarie dei palazzi».
L’edizione 2026 sarà inoltre caratterizzata da una particolare attenzione all’accessibilità grazie al coinvolgimento dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, che prenderà parte al progetto attraverso percorsi tattili pensati per rendere l’arte fruibile anche a chi ha disabilità visive.
«L’arte è conoscenza anche per chi ha problemi visivi – sottolinea Luigi D’Onofrio –. Per questo abbiamo realizzato percorsi tattili: l’arte si tocca. Toccare ci aiuta a capire cosa abbiamo di fronte. L’arte è inclusione».
D’Onofrio evidenzia anche il valore esperienziale dell’iniziativa: «Molti nostri soci hanno sviluppato nel tempo una particolare manualità e si sono perfezionati nella creazione di opere. Chi ha partecipato agli eventi ha potuto sperimentare cosa si percepisce senza la vista, ma semplicemente attraverso il tatto. È un’esperienza che resta, perché il tatto porta la concentrazione sull’opera che si sta esplorando».
La manifestazione rappresenta anche un’occasione per riflettere, con il notaio Consiglio, già presidente dell’Adsi, sul ruolo dei proprietari delle dimore storiche, riuniti nell’Associazione Dimore Storiche Italiane, nella tutela di edifici vincolati dalla Soprintendenza e considerati parte integrante del patrimonio collettivo.
Aprire cortili, palazzi e residenze significa infatti condividere con la città non solo luoghi di pregio architettonico, ma anche storie familiari, memorie e tradizioni che continuano a definire l’identità culturale di Corato.
I dettagli completi della manifestazione e il programma degli appuntamenti saranno resi noti a ridosso dell’iniziativa.
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