Posta di Grotte Piccola, uno scorcio di isolamento murgiano

A cura di Felice Miscioscia
Sui pendii che si inerpicano verso Castel del Monte, tentando vanamente di celarsi all’attento scrutare del maniero federiciano, ecco la Posta di Grotte Piccola, isolata dal resto del mondo rurale civilizzato e quasi “segregata” dal canale principale dell’Acquedotto in un ambiente steppico tipicamente murgiano, dove le sue stanche pietre ben si adagiano e compenetrano.
Pur abbandonata da anni immemori e ormai ridotta a un mucchio di parieti e ambienti resi approssimativamente informi dalla vegetazione spontanea, questa traccia storica di transumante memoria conserva immutato il suo fascino identitario, suggerendo probabili legami con la più grande Posta di Grotte, elevatasi poi al rango di masseria, sita a quote più agevoli un paio di chilometri a valle, lungo il Regio Tratturello Canosa-Ruvo.
Delle grotte che danno origine al toponimo nulla è dato a sapere.
Mentre, tuttavia, la suddetta masseria ha subìto, da quel 1842 impresso su stemma lapideo, restauri (ancora correnti) e discutibili rimaneggiamenti tardonovecenteschi, che comunque non ne deturpano il gradevole aspetto dato dalla maestria della pietra, la Posta di Grotte Piccola offre intatta una cartolina del suo passato, trasformatosi in presente di abbandono e silenzio, di tanto in tanto spezzato dall’attualità a due ruote che transita sulla nascitura Ciclovia dell’Acquedotto.
E noi, al passaggio sul ponte adiacente, ci gustiamo ammirati questo suo scorcio d’isolamento in simbiosi con la natura murgiana, sotto lo sguardo immancabile del celeberrimo ottagono.
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