Aldo Maldera, il terzino goleador: da oggi una strada porterà il suo nome

Un uomo che ha onorato la maglia della Nazionale e i colori di Milan, Roma e Fiorentina
Via Aldo Maldera – Calciatore è ormai una realtà. Dopo un lungo iter amministrativo, la bretella che collega via Gravina a via Prenestina – inaugurata il 28 ottobre 2024 – porta oggi il nome di uno dei figli più illustri della comunità coratina, un uomo che ha onorato la maglia della Nazionale e i colori di Milan, Roma e Fiorentina. L’intitolazione non è soltanto un atto simbolico: è il ritorno definitivo di Aldo Maldera nella geografia affettiva della sua città d’origine, quella che la sua famiglia lasciò negli anni Cinquanta ma che non smise mai di sentirsi casa.
Le radici coratine e la famiglia del calcio
La storia di Maldera nasce a Milano nel 1953, ma il suo orizzonte emotivo resta sempre Corato. I genitori erano emigrati dal Sud in cerca di lavoro, e in quella nuova vita al Nord nacque una dinastia calcistica: Attilio, Luigi e infine Aldo, il più giovane, conosciuto come “Maldera III”. Una famiglia in cui il calcio era quotidianità, ma mai imposizione. Lo raccontava lui stesso nell’intervista rilasciata a Lo Stradone nel maggio 2012, firmata da Francesco De Marinis: «Sono cresciuto in una famiglia dove il calcio era pane quotidiano, ma nessuno ci ha mai imposto nulla». E aggiungeva, parlando del legame con la sua terra: «Le mie radici sono qui, anche se la vita mi ha portato lontano».
Quell’intervista, pubblicata appena tre mesi prima della sua morte, è oggi un documento prezioso: una delle ultime testimonianze dirette di un uomo che ha vissuto il calcio con disciplina, misura e una naturale eleganza.
Il Milan: la costruzione di un terzino moderno

Cresciuto nel vivaio rossonero, Maldera esordì in Serie A il 26 marzo 1972 contro il Mantova, indossando la maglia numero 10 al posto di Gianni Rivera. Un dettaglio che racconta la fiducia che il club riponeva in lui. Dopo un anno di prestito al Bologna, tornò al Milan per restarci quasi un decennio, diventando uno dei terzini sinistri più moderni del calcio italiano.
La sua falcata potente gli valse il soprannome di “Cavallo”, mentre la sua capacità di segnare lo rese un unicum nel ruolo: 39 gol in 310 partite ufficiali con il Milan, un record per un difensore. Nel campionato 1978-79, quello dello scudetto della Stella, realizzò 9 reti, un’impresa che lo consacrò definitivamente.
Palmares rossonero
- Scudetto 1978-79
- Coppa Italia 1972 e 1977
- Mitropa Cup 1982
- Promozione in Serie A 1980-81
Era un terzino fluidificante, figlio del calcio olandese che stava rivoluzionando l’Europa: corsa, tecnica, inserimenti, cross. Un precursore del ruolo moderno.

La Roma: lo scudetto del 1983 e la maturità

Nel 1982, dopo la retrocessione del Milan, Maldera scelse la Roma. Liedholm, che lo aveva già allenato in rossonero, lo volle con sé per costruire una squadra competitiva. E aveva ragione: Maldera fu subito decisivo nella conquista dello scudetto 1982-83, il secondo della storia giallorossa.
A Roma disputò 73 partite di campionato, segnò 6 gol e partecipò alla cavalcata europea che portò alla finale di Coppa dei Campioni del 1984. Era un punto di riferimento per i compagni e un esempio per i giovani del vivaio, tra cui un giovanissimo Francesco Totti.
Palmares giallorosso
- Scudetto 1982-83
- Coppa Italia 1984
La Fiorentina e gli ultimi anni da giocatore
Chiuse la carriera alla Fiorentina, dove giocò dal 1985 al 1987, portando esperienza e professionalità in una squadra giovane e ambiziosa. Era ormai un veterano, ma la sua eleganza tecnica e la sua intelligenza tattica restavano intatte.
La Nazionale: dieci presenze e un calcio che cambiava

Tra il 1976 e il 1979 collezionò 10 presenze con la Nazionale maggiore. Era un terzino moderno, capace di interpretare il ruolo con una visione nuova: non più solo difesa, ma costruzione, inserimento, tiro. Un giocatore che avrebbe trovato spazio anche nel calcio di oggi.
L’uomo dietro il campione
Nell’intervista a Lo Stradone, Maldera si raccontava con una sincerità che colpisce ancora: «Ero un ragazzo timido, ma in campo mi trasformavo». E ancora: «Non mi sono mai sentito un campione, ho solo cercato di fare bene il mio mestiere». Parole che oggi suonano come un testamento morale.
Era un uomo riservato, educato, rispettato da tutti. Un professionista che non ha mai ceduto alle tentazioni del protagonismo, preferendo il lavoro quotidiano al clamore.

La scomparsa e l’eredità
Aldo Maldera morì il 1º agosto 2012 a causa di un’embolia polmonare insorta dopo un intervento chirurgico. Aveva 58 anni. La sua scomparsa scosse profondamente il mondo del calcio e la comunità di Corato.
L’eredità sportiva e umana continua anche attraverso il nipote Andrea Maldera, oggi allenatore e analista tecnico di livello internazionale, che porta avanti la tradizione familiare.
Il ritorno a casa: una strada per ricordarlo
L’intitolazione della strada è un gesto che restituisce a Maldera un posto nella memoria della città. Una strada è un percorso, un movimento, un andare avanti: esattamente ciò che Aldo rappresentava quando correva sulla fascia sinistra, con quella falcata che sembrava non finire mai.
Corato gli dedica un luogo, ma soprattutto un esempio. Un invito alle nuove generazioni a scoprire chi era quel terzino goleador che non smise mai di essere un ragazzo semplice, legato alla sua terra.
Commenti
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Grande persona oltre che grande giocatore, lo ricordo vivamente per le sue sgroppate nel Milan.







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