Sulle tracce del “Riposo in Egitto”: il mistero del dipinto scomparso dalla chiesa di Bracco

Di Marina Labartino. Che sorte avrà avuto il dipinto secentesco presente anni fa sull’altare della Chiesa campestre “Madonna delle Grazie di Bracco”?

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Il 2026 è stato dichiarato dal Pontefice Anno Giubilare Francescano. E forse non tutti sanno che la chiesa rurale “Madonna delle Grazie in Bracco” faceva parte di un monumentale complesso monastico eretto dai Frati Minori Osservanti e che custodiva un’opera d’arte secentesca, svanita nel mistero.

Situata a circa un paio di chilometri dal centro abitato, sulla via vecchia che porta a Ruvo, nella contrada omonima, l’imponente e articolata struttura – oggi ad uso sala ricevimenti – era composta da un numero rilevante di locali in pianoterra, sottoterra e al primo piano: celle, refettorio, Cappella, chiostro, mulino, frantoio, una cantina con volte in pietre a vista e sottostante neviera dalle fondamenta incastonate nella roccia.

Gli albori della sua costruzione sono vaghi, sebbene la Chiesa venga già citata nell’ “Inventarium Maioris Ecclesiae Corati 1599” nonché da Tommaso Venitucci nel suo articolo “Corato nel 1609” pubblicato su “La Murgia”, giornale coratino di inizi ‘900, che la includeva nell’elenco delle chiese extra moenia assieme ad altre 12: “San Cataldo dove stanno i Monaci Zoccolanti, Santa Maria della Consolazione dove stanno i frati Cappuccini, San Vito, Santa Lucia, Santa Maria di Sant’Elia, San Pietro, San Salvatore, Sant’Angelo, Lo Spirito Santo e San Rocco”.

Oltre a “Madonna delle Grazie di Bracco”, diversi erano gli appellativi con cui la Chiesa era conosciuta tra i nostri antenati, devoti alla Gran Madre di Dio: Madonna della Strada, Madonna del Viandante, Madonna dei Contadini, Madonna delle Puerpere e Madonna dei Coratini che partivano in Guerra. All’epoca tappezzata di ex voto, tante le vicende che hanno segnato periodi di splendore alternati ad altri di prolungato abbandono.

La Chiesa/Santuario era meta di pellegrinaggi estivi anche dai paesi vicini. Il 2 luglio si celebrava la festa della Visitazione di Maria a Santa Elisabetta, mentre l’8 settembre la ricorrenza della Natività di Maria Santissima, con l’allestimento di un carro trainato da buoi che portava in trionfo l’effige della Madonna per i viottoli della contrada. Usanze poi cadute in disuso.

In origine, sulla parete di fondo della Chiesa, spiccava un interessante dipinto ad olio su tela-sacco che il sacerdote don Vincenzo Acella (Corato 27 maggio 1934 – 15 settembre 2019) riteneva fosse di scuola romana, risalente al XVI secolo, noto come il “Riposo in Egitto”, raffigurante la Sacra Famiglia, ma dal popolo invocata come “Madonna delle Grazie”.

Lo stesso don Vincenzo supponeva appartenesse alla “parte centrale di una grande pala collocata nella parte frontale interna sopra l’altare, con nicchia tardo barocca”.

L’opera – rifacendoci a comparazioni trovate su Google e probabilmente anche in relazione agli studi a cui fu sottoposta da don Vincenzo al momento del ritrovo – presenta forti richiami allo stile del Rinascimento, in particolare all’uso del chiaroscuro e dello sfumato, tipico della scuola leonardesca e somiglia al dipinto “Sacra Famiglia” della Collezione Guastalla.

Un quadro scomparso da anni e di cui non conosciamo le sorti. Fortunatamente lo troviamo immortalato in alcune foto, nelle quali, tra bambini e bambine, devoti e devote, appare un giovane don Vincenzo Acella (a sinistra in abito talare) che nella Chiesa di Bracco celebrò regolarmente messa dal 1961 al 1982 e vi avviò una serie di iniziative culturali: benedizione delle auto, gara del lancio degli aquiloni, concorsi di poesia e mostre di pittura contemporanea.

Come si può notare dalle immagini in bianco e nero, il perimetro della tela è coronato di luci. Un ingenuo gesto di omaggio alla Sacra Famiglia, compiuto senza immaginare che il calore delle lampadine a incandescenza avrebbe potuto danneggiare l’opera. Dopodiché la cornice decorata fu sostituita con una liscia in legno dorato e la Chiesa di Bracco, ormai in degrado, a metà anni ‘80 fu chiusa per oltre due lustri.

La domanda sorge spontanea: che fine ha fatto il dipinto? Sarà stato spostato in altro luogo da don Vincenzo per tutelarlo? Perché solo nel 1997 la Curia Arcivescovile di Trani curò i lavori di restauro esterno e interno, riaprendo settimanalmente al culto il piccolo tempio cristiano fino al 2021. Ma di tale dipinto non c’era già più traccia.

Quindi il trasferimento del quadro in diversa struttura religiosa è una probabilità da non escludere in quanto don Vincenzo, dopo aver svolto la funzione di cappellano nella chiesetta di Bracco, ha vissuto il suo ministero sacerdotale in molte altre rettorie e parrocchie di Corato e prodotto numerose opere d’arte che hanno dato lustro alla nostra città; soprattutto mosaici veneziani, come la magnifica Via Crucis installata sulla strada della Chiesa campestre dedicata alla Madonna di San Giovanni, ex lazzaretto durante le epidemie di peste del ‘600 e di colera del 1800 e primi ‘900.

Le chiesette rurali dovevano esercitare su don Vincenzo un fascino speciale.

La Chiesa della Madonna di San Giovanni, infatti, fu da lui acquistata, ristrutturata, guidata e trasformata in frequentato luogo di culto e vivace centro culturale. Nelle stanze del retro egli ha raccolto un’infinità di opere d’arte, più o meno preziose.

Possiamo ipotizzare che il “Riposo in Egitto” possa esservi stato portato? E lì è rimasto, confuso tra i tanti altri reperti e documenti storici che don Vincenzo aveva collezionato nel corso della sua vita? Nessuna certezza, solo interrogativi. L’unica notizia sicura è che il dipinto è scomparso dal Santuario di Bracco da tanti anni.

E non sappiamo neanche se, alla sua morte, i legittimi eredi abbiano sottoposto all’attenzione di esperti quanto accumulato alla rinfusa negli anni da don Vincenzo, per comprenderne l’importanza.

Nessuno è eterno. Nel perseguire il culto del bello, il sacerdote artista non aveva fatto i conti con l’inesorabile decadimento umano e la caducità della vita terrena.

A distanza di circa cinque anni dal suo ritorno al Cielo, la Chiesa della Madonna di San Giovanni è stata acquistata dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata nel 1970 da mons. Marcel Lefebvre, ed è stata riaperta al culto domenica 1° marzo. La Messa inaugurale è stata celebrata da don Gabriele D’Avino, Superiore del Distretto d’Italia della Fraternità Sacerdotale San Pio X, secondo il rito romano tradizionale in lingua latina. D’ora in poi nella Chiesa di San Giovanni sarà celebrata una messa aperta al pubblico alle ore 18 di ogni terza domenica del mese.

Intanto la nostra ricerca su dove sia finito il “Riposo in Egitto” non trova “riposo”. Come diceva decenni fa padre Emilio D’Angelo sulle pagine de Lo Stradone: “chi sa qualcosa, parli!”.

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Commenti

  • Amari (utente non verificato)

    Dispiace che l’articolo non menzioni il fatto che Don Vincenzo Acella era storico dell’arte e valido pittore egli stesso. Non un semplice accumulatore di opere pittoriche e cianfrusaglie.

    • San Cataldo (utente non verificato)

      Effettivamente e giustamente, il caro don Vincenzo Acella (che tanto ha fatto per Corato) andava menzionato: ECCOME!!!

    • Date a Dio ciò che è di Dio (utente non verificato)

      Il valore di Don Vincenzo è messo in evidenza in più punti dell’articolo. Occorre solo saper leggere con attenzione e non superficialmente le numerose frasi che lo contengono. Qui non è stato messo in discussione quanto bene ha fatto a Corato con le sue attività culturali e la produzione artistica di mosaici ed altre opere. L’argomento è…che fine ha fatto il quadro? che proprio don Vincenzo, in qualità di esperto d’arte, aveva valutato come risalente al 1600? E l’acrimonia che emerge dai commenti fa pensare a code di paglia che bruciano.

  • Replica (utente non verificato)

    Don Vincenzo Acella, un grande Uomo di fede , di cultura e di umanità

  • Michele 1 (utente non verificato)

    Il quadro della Madonna delle Grazie di Bracco fino a quando viveva Don Vincenzo Acella il quadro stava presso la chiesa della Madonna di San Giovanni sito sulla via vecchia Barletta chi spetta denunciare?

    • Michele 1 (utente non verificato)

      Qui si parla del quadro che fine a fatto

  • Michele 1 (utente non verificato)

    Corato a poco opere d’arte poi di punto in bianco spariscono quando il quadro negli anni passati era oggetto di culto ricordo quando veniva portato in processione su un Trattore per le vie di Braccochi ds che fine a fatto il quadro parli.

  • Ayeye Brazorf (utente non verificato)

    Articolo molto interessante (anche se leggere della benedizione delle auto fa sorridere, sembra un rimasuglio di superstizioni animistiche)

    • Michele 1 (utente non verificato)

      Rispondo a AyeyeBrazorf.La benedizione dell’auto e un rito cattolico che invoca la protezione Divina sui mezzi di trasporto e su i passeggeri si svolge con preghiere specifiche e acqua benedetta per chiedere sicurezza prudenza e rispetto del creato durante i viaggi non rimasugli di superstizioni animistiche

    • Ayeye Brazorf (utente non verificato)

      dire una formuletta magica e spruzzare quattro gocce d’acqua su un’automobile è effettivamente utilissimo…a quando la benedizione degli spazzolini elettrici e delle macchine da caffè espresso de longhi ?