Giudice di pace minacciato, a processo un 54enne

L’uomo è accusato di aver perseguitato sistematicamente un giudice di pace in servizio presso la sede distaccata di Corato, rendendo la sua vita e quella dei suoi familiari un inferno di appostamenti e intimidazioni

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Una spirale di violenza psicologica, minacce di morte e tentate estorsioni che per mesi ha trasformato la quotidianità di un magistrato onorario in un autentico assedio domestico.

È questo lo scenario delineato dalla Procura di Lecce — competente per i procedimenti che coinvolgono i magistrati del distretto di Bari — che ha portato al decreto di giudizio immediato per un 54enne di Modugno. L’uomo è accusato di aver perseguitato sistematicamente un giudice di pace in servizio presso la sede distaccata di Corato, rendendo la sua vita e quella dei suoi familiari un inferno di appostamenti e intimidazioni. La notizia è stata diffusa dall’edizione barese del quotidiano La Repubblica.

L’origine della vicenda, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, risalirebbe a una volontà ritorsiva maturata dall’imputato in seguito a una denuncia sporta contro il figlio del giudice, di professione avvocato. Da quel momento, tra il giugno e l’agosto del 2025, il 54enne avrebbe messo in atto una strategia del terrore culminata in episodi di inaudita gravità. La vittima, costretta a modificare radicalmente le proprie abitudini, era giunta a non rispondere più al citofono e a non uscire di casa senza una scorta o l’accompagnamento di persone fidate.

Il repertorio delle vessazioni, meticolosamente documentato nelle carte dell’inchiesta, descrive un’escalation preoccupante. Nel giugno dello scorso anno, l’imputato si sarebbe presentato sotto l’abitazione del magistrato gridando minacce di morte esplicite indirizzate anche ai figli. “Ormai so dove abitate e non vi libererete più di me”, avrebbe urlato l’uomo, accusando la famiglia di aver beneficiato di presunte irregolarità procedurali presso l’Ordine degli Avvocati. Solo ventiquattro ore dopo, il 54enne sarebbe tornato alla carica, lasciando messaggi intimidatori nella cassetta delle lettere e reiterando l’intento omicida davanti ai testimoni.

Con il passare delle settimane, l’aggressività dell’uomo non ha accennato a placarsi, passando dalle urla ai gesti simbolici di estrema violenza. Il 30 luglio, incrociando il giudice in un bar, l’imputato avrebbe mimato il gesto dello sgozzamento per poi simulare, alla guida della propria vettura, il tentativo di investire la vittima. A fine agosto, l’ultimo inquietante capitolo: un appostamento terminato con una richiesta estorsiva di 30mila euro, pretesi come “risarcimento” per evitare ritorsioni fisiche contro l’intero nucleo familiare. Ora la parola passa ai giudici leccesi, chiamati a valutare la condotta di un uomo che ha sfidato apertamente un rappresentante delle istituzioni.

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Commenti

  • dina di (utente non verificato)

    Caspita! Quanta tempestività e quanto rigore quando vengono toccati i membri di quella casta, che si chiama magistratura!

    • franco (utente non verificato)

      ma che commento meschino e fuorviante per chi osserva le leggi.

    • Pier Luigi (utente non verificato)

      Parlare di “casta” sotto un articolo in cui si parla di minacce di morte e tentate estorsioni significa avere serie incapacità di comprensione del testo; niente di strano, considerando chi scrive.

      • Bepo04 (utente non verificato)

        Considerata l’acrimonia con cui intervieni continuamente contro Dina di, mi viene da pensare che c’è stato da parte tua un amore, intenso, ma non corrisposto

        • Pier Luigi (utente non verificato)

          A parte i soliti interventi da terza media, riusciresti almeno una volta a formulare un pensiero costruttivo?

        • Straniera (utente non verificato)

          Vogliamo parlare del tuo amore incondizionato nei suoi confronti?

    • Gigi Gusto (utente non verificato)

      Qui siamo ai limiti dell’ossessione.

    • Luigi Murgiano (utente non verificato)

      Cadi sempre più in basso. Imbarazzante.

  • Antonio Caputo (utente non verificato)

    adesso concedete attenuanti generiche, domiciliari, abbraccio accademico e tra 2 giorni libero (ammesso che e’ stato arrestato)