U Zechelaune de Ddì

Alcuni versi in vernacolo ricordano la figura del compianto sacerdote Don Ciccio Tattoli cui è dedicata la prossima edizione del premio letterario “ Prof. Cataldo Leone “

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Qualche tempo fa, passando vicino alla chiesa della Sacra Famiglia mi apparve all’improvviso il grande ritratto di Don Ciccio Tattoli. Mi guardava con un sorriso benevolo appena accennato. Moltissime volte sono transitato davanti a quel ritratto, ma quel giorno sembrava che mi guardasse in maniera diversa.

Pareva volesse dirmi qualcosa. Voleva proprio parlarmi, scambiare, come si usa dire, due chiacchiere con me, ricordare il passato. Ho avuto la fortuna di conoscere Don Ciccio, infatti, sono stato suo alunno.

Purtroppo a quella giovanissima età ho compreso solo in parte la sua grandezza di uomo e di sacerdote. Ma lui era tanto grande che anche quella piccola parte ha lasciato in me un bellissimo ricordo e tanta ammirazione. In pochi istanti rividi molti momenti vissuti con Don Ciccio. Ricordai soprattutto la sua semplicità, la sua disponibilità e la sua infinita pazienza.

Lo rividi anche parlare al suo cane Black, un enorme pastore tedesco a pelo lungo. Black sembrava comprendere benissimo ogni sua parola e, vivendo con lui, era diventato altrettanto buono e paziente con tutti. Può sembrare strano, ma in quei momenti anche se Don Ciccio non era fisicamente presente lo sentivo spiritualmente vicinissimo. Avrei voluto parlargli, dirgli tutto quello che poi ho compreso di lui, la stima che nutro. Non credo di avergliela ben manifestata da ragazzo.

Don Ciccio, come già riportato da Coratolive purtroppo, a seguito di un grave incidente stradale avvenuto nei pressi di Bitonto sulla ex SS 98, morì il 27 marzo 1975. Nello stesso incidente morì anche Don Peppino Altieri giovanissimo vice parroco della Sacra Famiglia.

Riporto di seguito una mia poesia che dedicai a don Ciccio alcuni anni fa definendolo: U Zeclaune de Ddì. Questo vocabolo dialettale in genere lo si attribuisce ad una persona che riesce bene nella sua professione, nello sport, nell’arte, nella sua attività, ecc. Una persona molto brava e quindi eccezionale.

I versi

Sembre serene a tutte velàie bene   omene sengere e prèvete vere   nu puzze de paciènze sèmbre pronde all’accoglienze   nan ze dàie regiette pe aità ne poveriedde   accamme nu attane le persciàie sùbbete la mane   a qualsiasi ore s’apràie u core.   Totte na vite se sagrefecò na chiese belle e granne fabbrecò   alla ’nzecherdune ne giovedì sande u Segnore su chiamò ’mmezze a le Sande.   Mo care Don Cicce mi sinde: u Zechelaune de Ddì.  
  U Zechelaune di Dio
Sempre sereno a tutti voleva bene   uomo sincero e prete vero   un pozzo di pazienza sempre pronto all’accoglienza   non si dava riposo pur di aiutare un poveretto   come un padre gli porgeva la mano   a qualsiasi ora gli si apriva il cuore.   Tutta una vita sacrificò una bella e grande chiesa fabbricò   all’improvviso un giovedì santo il Signore lo chiamò fra i Santi   Ora caro Don Ciccio mio sei: U Zechelaune di Dio.
 
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Commenti

  • Pasquale di Gravina (utente non verificato)

    E stat u megg preft d quarat