Le radici del Sacro Cuore: una messa per ricordare chi ha fatto crescere la comunità

Il messaggio di don Paolo: «Come una pianta che cresce sostenuta dalle proprie radici, anche la nostra comunità continua a vivere e a fiorire grazie a chi, prima di noi, ha amato, creduto e servito con cuore sincero»

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Domenica 9 novembre, alle 18.30, la chiesa del Sacro Cuore di Gesù accoglierà la comunità per una messa in suffragio di tutti coloro che, nel corso degli anni, hanno contribuito alla nascita e alla crescita della parrocchia. Sarà una celebrazione della memoria, ma anche della riconoscenza: un modo per dire grazie a chi ha creduto, servito e costruito con dedizione e amore.

Il quartiere del Sacro Cuore, nato come zona periferica, quasi ai margini della città, ha imparato nel tempo a riconoscersi in quella piccola chiesa che ne è diventata il cuore pulsante. Attorno alla parrocchia si è sviluppata una rete viva di relazioni, di famiglie, di giovani e volontari che continuano a farne un luogo di incontro, di ascolto e di fede condivisa.

Nel suo messaggio alla comunità, don Paolo Spera, parroco del Sacro Cuore, affida parole intense e colme di significato: «Ci ritroveremo per celebrare la Santa Messa in suffragio di don Paolo, don Antonio, di tutti coloro che hanno donato tempo e offerte per la nascita e la crescita della parrocchia e dei parrocchiani defunti».

Una celebrazione che nasce dal desiderio di tenere viva la memoria di chi, con gesti concreti e silenziosi, ha contribuito a costruire un cammino di fede.

«Sono loro le nostre radici, quelle che hanno nutrito la fede, la speranza e la carità della nostra comunità. Radici piantate nella terra della vita quotidiana, ma innestate in Cristo, unico vero fondamento che dà senso e forza al cammino di ciascuno di noi».

Il messaggio di don Paolo è un invito a guardare indietro non con nostalgia, ma con gratitudine: «Nel ricordo di chi ci ha preceduto, la memoria si fa preghiera, e la preghiera si trasforma in gratitudine. Ringraziamo il Signore per la loro testimonianza, per il bene seminato nel silenzio e per la fede che continua a generare frutti in noi».

E ancora, con una metafora che racchiude l’essenza della comunità: «Come una pianta che cresce sostenuta dalle proprie radici, anche la nostra comunità continua a vivere e a fiorire grazie a chi, prima di noi, ha amato, creduto e servito con cuore sincero».

La messa sarà dunque un momento di memoria viva, in cui il ricordo diventa preghiera e la preghiera si fa gratitudine. Un’occasione per riscoprire ciò che tiene insieme una comunità: le radici nella fede, il valore della memoria e la forza dell’amore condiviso.

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