
La storia del territorio “Difesa” di Corato
Corato nel 1825: ecco la storia del territorio “Difesa”
La storia del territorio “Difesa” di Corato è collegata ad importanti eventi storici che hanno caratterizzarono la prima metà dell’800, ma tanti la ignorano ed è per questo che merita di essere raccontata
La storia del territorio “Difesa” di Corato è collegata ad importanti eventi storici che hanno caratterizzarono la prima metà dell’800, ma tanti la ignorano ed è per questo che merita di essere raccontata. Giuseppe Magnini, socio Archeoclub Padre Emilio D’Angelo Corato, ha voluto approfondirla ed integrarla anche attraverso l’osservazione di antiche mappe.
«Nel territorio di Corato, a circa 6 km dal centro cittadino è presente una zona denominata “Difesa”, delimitata dalla Strada Esterna 1° Viale Parete di Tullio, dalla SP 103 (per Castel del Monte), dalla SP 19 (per San Magno) e dalla SP 172 (Tratturello Canosa-Ruvo). Osservando il tracciato della zona nell’elaborazione grafica su mappa satellitare, si può notare che presenta una forma conica, dove la parte stretta è rivolta verso nord (Strada Esterna 1° Viale Parete di Tullio) e la parte larga verso sud (SP 172).
Inoltre tutta la zona è attraversata in diagonale dalla SP 234 (detta della Rivoluzione), e da una serie di viali paralleli tra loro in senso est-ovest, come: Strada Comunale Est. 2° Viale Parete di Tullio, Strada Est. Viale del Barone, Strada Est. Naccareno, Strada Est. Fungistierno, Strada Est. Vado Via Ruvo, Strada Est. Tarricone, Strada Est. Viale Casette Bucci, Via Capra Fatua, Strada Est. Ultima Strettoia Difesa e dalla Strada Est. Viale Regio che la divide la “Difesa”, in senso nord-sud, in due parti quasi simmetriche.
La “Difesa” era un’antica proprietà comunale, compresa tra le terre dell’agro coratino soggette al libero pascolo, ma siccome non bastava per i bisogni dei pastori abruzzesi (i locati), venne chiusa alla transumanza nel 1552 e quindi messa a difesa. Inoltre nella Pianta del Demanio di Corato del 1753 viene indicata per la prima volta l’estensione della “Difesa” nella misura di 36 carra e 3 versure, pari a circa 893 ettari attuali.
La particolarità della zona è data anche dalla forma e dalla divisione dei terreni, spiega il dott. Magnini Giuseppe, difatti tranne per alcuni, la maggior parte hanno tutti la stessa forma rettangolare ed estensione, visibile ancora dalle mappe satellitari, mentre sul posto la divisione è data dalla presenza di muretti a secco che, tranne in alcuni fondi, delimitano ancora bene le proprietà per circa 1,5 ettari.
Ma perché la zona ha questa particolare divisione dei terreni?
La risposta è stata trovata nel libro del prof. Pasquale Tandoi “Corato dalla società segrete all’Unità d’Italia (1799-1876) del 2010, in cui si parla dei problemi a cui andarono i coratini agli inizi dell’800.
Nel libro si racconta che nel 1823 il Decurionato (consiglio municipale) rese noto che molti proprietari di masserie avevano chiuso con “parieti” varie parti del demanio, facendolo diventare diritto privativo di pascolo a danno dei cittadini, e invitò alcuni Decurioni (appartenenti al consiglio) a stilare un “notamento” di tutti quei proprietari che avevano usurpato il demanio.
In quell’anno gli Amministratori sembrano fare sul serio a proposito della lotta alle usurpazioni e alla contemporanea quotizzazione della “Difesa”; infatti due periti agrari forestieri, di Ruvo e di Terlizzi, valutarono l’entità del canone da pagarsi per la divisione delle terre della “Difesa”: per ogni quota cinque ducati e ottanta grani all’anno, prezzi ritenuti modici, in quanto la divisione della “Difesa” doveva essere “sollievo per la classe misera”.
Nel 1824 un’altra commissione, eseguendo gli ordini dell’Intendente, verificò la natura delle terre di Corato: “il territorio di Corato offre poca estensione di buoni terreni essendo la maggior parte pietroso e poco atto alla buona coltura, per cui non deve destare meraviglia se, nel classificarlo, poca parte è portata nella prima classe, mediocre quantità nella seconda e di più nella terza classe. Le terre sulla Murgia, tra balzi, dirupi e promontori, sono in larga parte disseminati di macigni, sono terre di natura erbosa e solo nelle lame possono essere coltivate con l’aratro”.
Nello stesso anno la “Difesa” venne divisa in quote e le domande di coloro che intendevano partecipare alla divisione erano di lunga superiori.
Tutti gli interessati alla quotizzazione furono divisi in due categorie: la prima comprendeva capifamiglia non possidenti terre; la seconda non possidenti ma figli di possidenti. Poiché il numero era eccedente, bisognava ricorrere al sorteggio dei richiedenti da escludere, nella seconda classe.
Si avvertiva inoltre la preoccupazione di evitare delle frodi che potessero portare le varie quote nelle mani di pochi, perché “degli speculatori già manovravano in segreto per ammassare nelle loro mani gran parte delle quote”.
Furono poste alcune rigide condizioni: il concessionario della quota non poteva venderla, né donarla, né assegnarla ai figli, né ipotecarla per un decennio, pena la nullità del contratto e la quota sarebbe tornata di proprietà del Comune.
Il canone annuo, come si è detto, era di ducati 5 e grana 80 e doveva essere pagato il 6 maggio di ogni anno.
I concessionari avevano l’obbligo di piantare con simmetria e non alla rinfusa almeno trenta alberi di mandorle, ulivi e da frutta, “preferendo sempre i mandorli come quelli le cui foglie concimano il terreno ed aumentano la vegetazione delle piccole piante. Quel concessionario che non facesse ciò nei primi tre anni, sarà considerato come un colono negligente e perciò la sua quota devoluta al Comune”.
Il 22 luglio 1825 arrivò il tanto atteso giorno del sorteggio dei quotisti. La seduta avvenne con la massima pubblicità nell’androne della casa comunale, a porte aperte e con l’intervento di chiunque.
I giorni precedenti il Sindaco aveva fatto affiggere vari manifesti e aveva mandato in giro per la città un banditore per annunciare la data del sorteggio.
Quando il locale fu abbastanza pieno di gente, il Sindaco fece scrivere su altrettanti foglietti i numeri progressivi da 1 a 685 e depositati in un’urna; in un’altra urna i nomi degli aspiranti quotisti. Le operazioni andarono avanti per due giorni ininterrottamente, sino a che le particelle furono tutte sorteggiate e associate ai rispettivi nuovi assegnatari. Ma questo fu solo uno dei tanti casi che si risolse nel migliore dei modi, perché il problema dell’usurpazione di altre terre da parte dell’alta borghesia si protrasse per decenni.
Nella piantina originale della “Difesa” datata 18 gennaio del 1824, realizzata dal Regio Agrimensore Lucio di Padova, è possibile leggere sulla sinistra i 685 nomi e cognomi dei coratini quotisti, estratti a sorte e associati al corrispettivo numero della porzione di terreno, mentre sulla destra vi è l’immagine a colori della “Difesa” dove si può osservare la sua forma caratteristica a cono ed anche la divisione dei terreni in maniera parallela, mentre nella parte inferiore vi è la legenda con la descrizione dei colori e di tutte le misure dei terreni.
Per chi ha dei terreni nella zona della “Difesa” e desiderasse risalire al nome del primo proprietario che fu estratto a sorte, grazie alla piantina del 1824 è possibile indentificarlo, basta solo individuare dalla mappa satellitare l’esatta posizione del proprio podere, associare la posizione a quello della piantina del 1824, leggere il numero della particella e poi associarlo al nominativo presente nell’elenco a sinistra.
È sempre importante conoscere la storia dei luoghi, chi li ha vissuti e tutte le vicende storiche ad esso legato, è un modo genuino ma importante che porta alla valorizzazione del nostro territorio molte volte dimenticato e trascurato».
Commenti
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Vorrei ringraziare l’ottimo Dott. Magnini per questo suo lavoro che ancora una volta aggiunge una perla preziosa di conoscenza storica sul nostro amato territorio. Grazie di cuore
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Questo e’ un articolo davvero interessante. Complimenti a chi lo ha redatto e complimenti a Coratolive che offre sempre grande disponibilità a pubblicare articoli di questo genere. Propongo la istituzione di una rubrica fissa che si occupi questi temi cosi’ sconosciuti ma molto interessanti . A questo proposito propongo che sia proprio l’impeccabile Giuseppe Magnini ad occuparsene
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Condivido quanto scitto da “cittadino di corato” e mi permetto di aggiungere . Sarebbe bello che coratolive dia dei riconoscimenti o attestati , anche simbolici, a tutti quelli che realizzano articoli importanti anche se non sono giornalisti.
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Ma qui su Coratolive esiste già una rubrica, peraltro fatta molto bene, dedicata alla conoscenza storica e al racconto delle bellezze del territorio di Corato e non solo, dal titolo Murgia a Pedali
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