Un pezzo di storia quasi dimenticato nelle campagne: l’Epitaffio della Disfida

Epitaffio Disfida
Un monumento storico di una certa importanza, facilmente raggiungibile ma ancora poco conosciuto e valorizzato
La Disfida di Barletta, combattuta in una propaggine del territorio di Trani, a metà strada tra Corato e Andria, tra tredici combattenti francesi, di stanza a Ruvo, e tredici combattenti italiani, supportati dagli spagnoli.
Limitante, dunque, definirla “solo” di Barletta, vista la porzione di territorio abbracciata da questa celebre contesa storica. Lungi, tuttavia, dal voler riaprire diatribe di attribuzione già sorte nel corso dei secoli, in effetti la sfida vera e propria fu lanciata proprio lì, nel capoluogo sulle adriatiche rive.
Tralasciando i dettagli storici facilmente reperibili e salvaguardando un sano campanilismo che porta a dire che vincemmo noi italiani, i vari Ettore Fieramosca, Carellario da Napoli, Fanfulla da Lodi, Riccio da Parma e compagnia (che non sono solo nomi di vie che arricchiscono la toponomastica stradale coratina!) seppero farsi valere in questo lembo di terra pianeggiante, scelto come campo di battaglia in quanto territorio neutrale.
Oggi, laddove valorosi cavalieri incrociavano le armi in sella ai loro destrieri, noi incrociamo i pedali in sella alle nostre biciclette, girovagando morbidamente in contrada Capitolo tra feconde distese di ulivi, da cui, all’improvviso, spunta proprio il ricordo “materiale” dell’evento: l’Epitaffio della Disfida.
Questo cippo, voluto da Ferrante Caracciolo, Duca di Airola e preside di Terra di Bari, campeggia sin dal 1583 nelle ubertose lande alto-tranesi, ad imperitura memoria della vittoriosa contesa, con tanto di epigramma celebrativo impresso e scritto dal poeta umanista latino Pier Angelio Bargeo (lasciamo agli esperti la traduzione).
Un monumento storico di una certa importanza, facilmente raggiungibile ma ancora poco conosciuto e valorizzato, punto di passaggio frequente delle nostre pedalate, quando vogliamo goderci la quiete e la familiarità rurale del nostro territorio.
Commenti
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quanti monumenti che potrebbero far sviluppare il turismo abbandonati,non esiste un ufficio per la valorizzazione a corato
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È letteralmente scritto nella prima frase che il monumento sorge in territorio di Trani. Nemmeno la fatica di leggere la prima frase prima di commentare a caso…
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Chiunque tu sia, illustre per animo, se ti tocca l’audacia,
leggi le grandissime gesta dei grandi condottieri.
Qui tredici valorosi si affrontarono sul campo
— gli Ausoni (italiani) e i Galli, resi nobili dall’amore della gloria.
Combattendo, Marte (dio della guerra) si mostrò ugualmente favorevole a entrambi,
e li rese famosi per forze e animo, più che per le ali della fortuna.
Pari di numero, uguali nelle armi, simili per età,
e per i quali era dolce morire per la patria.
La sorte e il valore divise la contesa generosa,
e la parte che vinse ebbe ciò che doveva avere.
Qui gli Italiani stesero i Galli in giusto combattimento:
qui la mano vittoriosa diede all’Italia la Gallia vinta,
al più grande e ottimo degli eserciti.Ferdinando Caracciolo, duca di Muro, con Filippo,
gran re del Nuovo Mondo, monarca dei Salentini e dei Lapigi,
comandante e governatore, per il valore e per la memoria, fece porre
dopo anni…
Nell’anno dalla nascita di Cristo 1534.-
nel 1804, mentre le nostre cittadine erano presidiate da reparti di truppe francesi di occupazione, una notte, un reparto di truppe del 42° reggimento Cacciatori francesi di stanza in Andria, si recava sul campo dove si era combattuta la famosa Disfida e ne danneggiava il monumento, rompendone la lapide, che poi venne rifatta nel 1846 dal Capitolo tranese, con la seguente epigrafe dettata da Giovanni Bovio: “A XII Febbraio MDIII – In equo certame – contro tredici Francesi – Qui – Tredici di ogni terra italiana – Nell’unità – Nell’amore antico – E tra due invasori – Provarono – Che dove l’animo – Sovrasti la fortuna – Gli individui e le Nazioni – Risorgono”.
Sulla via Corato-Andria, all’ingresso del viadotto che conduce al Campo, sono scolpite sulla pietra queste altre due epigrafi.
A sinistra: “Bel fatto di valore italico – Contro l’arroganza degli invasori – In età d’ignavia”.
A destra: “Qui – Nel 1503 – Si pugnò la Disfida dei 13 – Su terreno neutrale – Di Veneto dominio”.
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Purtroppo la colpa è di tutte le amministrazioni che hanno governato Corato che non vanno a valorizzare la propria storia del territorio l’assessore per la cultura del comune di Corato può partecipare a questo progetto per valorizzare il campo della disfida di barletta del 13 febbraio 1503 di cuoi i tredici cavalieri francesi sono partiti da Ruvo di Puglia dal loro castello ove i francesi avevano la loro dimora poi ne hanno parlato ultimamente del teatro di Corato per il sipario che rappresenta la disfida di barletta come sipario a carattere patriottico veniva usato nel 1800 bisogna dare importanza a queste cose di valore storico e culturale svegliarsi è sempre meglio di dormire la cultura fa parte della nostra vita
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Svegliati, questo monumento sorge su territorio tranese.
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Nel 1503 l Italia NON ESISTEVA e tantomeno gli italiani.
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Territorio di Trani- Capitolo Tranese







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