Assaprà, più che un festival: una giornata di racconti, sapori e visioni condivise

Assaprà
Grande successo per la manifestazione che restituisce alla terra la sua voce
Nessun palcho, niente riflettori. Nessuno slogan a riempire l’aria. Eppure, il 2 agosto, all’Agriturismo San Giuseppe di Corato, è accaduto qualcosa di raro: un’intera comunità si è fermata ad ascoltare. La terra, innanzitutto. Ma anche le mani, i gesti, i racconti di chi quella terra la abita, la coltiva, la interpreta. Assaprà Festival, alla sua edizione 2025, ha dimostrato ancora una volta che è possibile fare cultura senza artifici, e farlo partendo da ciò che troppo spesso viene considerato marginale: il cibo, l’attesa, la memoria, l’incontro.
Sin dalle prime ore del pomeriggio, l’atmosfera ha avuto il passo lento delle cose autentiche. Nessun via vai frenetico, nessuna corsa al prossimo evento. Chi è entrato lo ha fatto con la disponibilità a restare, a lasciarsi coinvolgere. In apertura, il laboratorio “Sono albero, siamo foresta” ha proposto un’immersione non tanto creativa, quanto relazionale: costruire insieme, ascoltare la natura, riconoscersi come parte di un ecosistema sociale e ambientale più grande. Un’educazione alla comunità, prima ancora che alla manualità.
Intanto, negli spazi della cucina condivisa, si muovevano mani esperte e silenziose. Il cibo della memoria, preparazioni che non avevano fretta di essere servite. Ogni ingrediente aveva una storia, ogni gesto un’origine precisa. E nessuna parola risultava retorica, perché tutto avveniva davanti agli occhi, senza mediazioni.
Tra i momenti più intensi, la restituzione collettiva del percorso sull’olio extravergine d’oliva. Un piccolo rito civile, in cui giovani, adulti e famiglie hanno raccontato il proprio viaggio attraverso frantoi, uliveti, sapori e conoscenze antiche. Una consegna simbolica, certo, ma carica di significati: l’olio come patrimonio culturale, l’agricoltura come spazio di formazione, la tavola come luogo di consapevolezza.
Poi è arrivata lei: la muscisca. A portarla, per la prima volta a Corato, sono stati i rappresentanti della Pro Loco di Rignano Garganico, custodi di una tradizione che ha il sapore della transumanza e la logica della sopravvivenza. Non si è trattato della versione classica, essiccata – usata per secoli dai pastori come provvista da viaggio – ma della sua declinazione casalinga e conviviale: la muscisca a ragù. Padelle sul fuoco, sughi densi e profumati, il sapore pieno della carne accompagnato solo dal gusto deciso e semplice dei prodotti del territorio. Nessuna rivisitazione, nessun abbellimento superfluo: solo la forza di una ricetta che resiste nel tempo perché ha senso, identità, radici.
Con il calare del sole, il festival ha cambiato tono, ma non registro. Una street band ha animato gli spazi con leggerezza, attraversando i luoghi come un soffio nomade, mai invadente. Le degustazioni enogastronomiche – disposte come piccole stazioni del gusto – hanno offerto al pubblico una mappa sensoriale della Puglia interna, fatta di grani antichi, verdure stagionali, conserve, olio, pane. E poi, dalle 22:00, il DJ set di Marco Cassanelli ha portato la festa su una nuova frequenza, mescolando vinili e voci, battiti elettronici e sorrisi stanchi, ma pieni.
Dietro tutto questo, però, non c’è solo un evento ben organizzato. C’è la visione ostinata e gentile di due figure che da anni credono nella forza del territorio come leva culturale: Vito Cannillo e Savino Di Bartolomeo, ideatori e organizzatori di Assaprà. Con loro anche Michele Colella e gli amici di Terre di Coratina. Sono loro ad aver tracciato la direzione di un progetto che non nasce per attrarre turisti o per creare format replicabili, ma per restituire al cibo il suo ruolo più profondo: quello di racconto collettivo, di strumento di conoscenza, di costruzione di identità. La loro idea è semplice e rivoluzionaria al tempo stesso: mettere insieme persone, storie e sapori non per farne intrattenimento, ma per generare appartenenza.
A rendere possibile l’edizione 2025 è stata una rete solida e coerente, fatta di relazioni vere. If in Apulia, Terre di Coratina, GAL Le Città di Castel del Monte, Slow Murgia, l’Alleanza dei Cuochi di Slow Food, l’Associazione Nazionale Città dell’Olio, la Pro Loco di Rignano Garganico, il Comune di Corato che ha concesso il patrocinio, e tante altre realtà locali.
Assaprà non è un festival da visitare. È uno spazio da abitare, anche solo per un giorno. E chi c’era, il 2 agosto, lo sa bene: c’è un modo diverso di stare insieme. Basta fermarsi, ascoltare, assaporare.
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