I residenti bocciano il protocollo sulla movida: «Ignorate le nostre esigenze»

Una parte degli abitanti della zona più antica della città boccia così il protocollo d’intesa sottoscritto nei giorni scorsi dal Comune con le principali associazioni di categoria per gestire le attività connesse alla movida, in particolare in piazza Di Vagno e piazza Sedile

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«Un accordo redatto e sottoscritto senza tener conto delle esigenze di noi residenti che viviamo perennemente in uno stato di disagio mai tenuto in considerazione, prova ne sia il costante calo demografico in queste zone negli ultimi anni. Un’altra occasione persa per rendere davvero la nostra città e il suo centro storico più vivibili».

Una parte degli abitanti della zona più antica della città boccia così il protocollo d’intesa sottoscritto nei giorni scorsi dal Comune con le principali associazioni di categoria (Confcommercio, Confesercenti e Cna) per gestire le attività connesse alla movida, in particolare in piazza Di Vagno e piazza Sedile.

La valutazione negativa emerge da un documento condiviso da un gruppo di residenti, secondo i quali «l’amministrazione comunale ha emesso il protocollo di intesa per la regolamentazione della “movida” a seguito di alcuni incontri tra il Comune di Corato e i rappresentanti degli esercenti, nei quali è stata richiesta una presenza non rappresentativa di alcuni residenti di piazza di Vagno e piazza Sedile mediante una comunicazione whatsapp, e quindi in maniera assolutamente non ufficiale, non regolamentare, non formale e a pochi giorni dagli stessi».

«Inutile rimarcare il nostro disappunto e la nostra delusione» dicono quindi gli abitanti che hanno sottoscritto il documento. «Speravamo in un confronto reale, attraverso incontri organizzati per tempo e con comunicazioni ufficiali, che desse la possibilità di esprimere il nostro parere, proponendo interventi concreti per la risoluzione dei problemi che da anni attanagliano le suddette piazze».

Il protocollo sperimentale appena varato ha validità annuale e prevede una serie di azioni condivise tra amministrazione comunale, associazioni di categoria e titolari di pubblici esercizi. Come aveva spiegato il Comune, «rappresenta una prima risposta operativa a una domanda crescente di equilibrio tra la vivacità economico-sociale del centro storico e il diritto alla quiete, alla salute e alla sicurezza dei residenti».

«Esprimiamo le nostre forti perplessità in merito alle azioni sottoscritte e agli accordi presi, che a nostro parere avranno ben pochi effetti sul contenimento della malamovida perché ancora una volta incuranti delle necessità e del benessere di noi cittadini, ormai relegati ad un ruolo secondario» dicono però i residenti che, nel loro documento, analizzano e confutano i principali punti definiti dall’accordo, in particolare quelli contenuti nell’articolo 3 (impegni del Comune di Corato) e nell’articolo 5 (impegni dei titolari dei pubblici esercizi)».

Articolo 3: impegni del Comune di Corato.

“Intensificazione dei controlli sui locali da parte della Polizia Locale” si legge nel protocollo del Comune.
«Ci sembra un intendimento con davvero pochi contenuti, anche in considerazione del fatto che dalle ore 22:00 la polizia locale termina il suo servizio» replicano i residenti.

“Semplificazione amministrativa in favore delle imprese del settore per la presentazione delle richieste di autorizzazioni di suolo pubblico per lo svolgimento di pubblici spettacoli ed intrattenimento”.
«Di male in peggio. Adesso basterà un’unica Scia per avere l’autorizzazione a più eventi».

“Creazione di un tavolo permanente di confronto tra Comune, residenti e organizzazioni maggiormente rappresentative dei pubblici esercizi”.
«Ma come, il tavolo permanente si crea dopo il protocollo d’intesa??? Sembra davvero strano questo atteggiamento».

“Sostenere, nelle zone della movida caratterizzate da maggior concentrazione, progetti proposti dalle Associazioni di via e/o di categoria rappresentative degli esercenti della zona”.
«Ancora una volta, solo gli esercenti e le loro associazioni sono coinvolte in iniziative che riguardano il centro storico. In sintesi, ci sembrano garanzie solo rivolte agli esercenti, o che comunque avranno poca influenza sulla situazione attuale della piazza».

Articolo 5: impegni dei titolari dei pubblici esercizi.

«Mettendo insieme i primi due commi – dicono gli abitanti del centro storico – scopriamo con grande stupore che ogni settimana si potranno organizzare fino a cinque eventi musicali, lasciando ai residenti la possibilità di riposare tranquillamente solo due giorni a settimana. A nostro parere, questa scelta è completamente squilibrata, lasciamo immaginare a tutti a favore di chi».

“Vi è l’obbligo di dotazione di rilevatori dei livelli di diffusione sonora, osservanti della normativa vigente” precisa ancora il protocollo del Comune.
«Questo comma non è chiaro: chi deve osservare la normativa vigente? I rilevatori? Saranno rivelatori omologati? Nel caso i rivelatori registrassero livelli sonori superiori alla norma, quali sarebbero le conseguenze? In pratica, si chiede agli esercenti di controllare se stessi. Ricordiamo che la legge stabilisce i limiti per le emissioni sonore in aree ad alta densità urbana (Tabella B del DCPM del 14/11/1997), che sono i seguenti: 60 dB(A) diurno, 50 dB(A) notturno; 50 dB è il rumore prodotto dalla conversazione tra due persone. Questo significa che le emissioni sonore prodotte sinora dagli esercenti sono sicuramente molto al di sopra della legge».

«In sintesi – concludono i residenti che hanno sottoscritto il documento – questo protocollo, che dovrebbe avere effetti per un intero anno, lascia davvero molto perplessi. Siamo sicuri che non porterà a nessun vantaggio per i residenti, che al contrario, senza nessun confronto ufficiale, si vedono ancora una volta sopraffatti da logiche molto lontane da quelle che porterebbero nuovi residenti e nuova vitalità nel centro storico.

La mancata manutenzione, lo stravolgimento dell’impianto di illuminazione, le condizioni di degrado diffuso delle piazze (fontana mai funzionante, led e prese strappate dalle panchine, alberi che non hanno mai usufruito dell’impianto di irrigazione esistente…), la mancanza di un presidio nelle ore notturne, il volume altissimo della musica durante le serate promosse dagli esercenti, sono tutte condizioni che alimentano la malamovida allontanando quei fruitori della piazza (famiglie, bambini, giovani con interessi più genuini) che invece la renderebbero davvero l’”importante polo di aggregazione sociale” alla quale fa riferimento l’Amministrazione nelle premesse».

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Commenti

  • Francesco (utente non verificato)

    Mandate a casa questa amministrazione hanno rovinato Corato

    • Aldo (utente non verificato)

      Questi sono gli interventi sferzanti, efficaci e risolutivi di cui tutti sentivano assoluto bisogno.
      Povero.

      • Ss ss (utente non verificato)

        Il tuo invece quale è?Solito monologo a difesa???

    • Ss ss (utente non verificato)

      Mandiamo?Figurati io lo commissionarerei questo paese…?☺️

    • Garibaldi (utente non verificato)

      La terza persona plurale è errata ma almeno c’é la mutina. 5+

    • Ansari Moltres (utente non verificato)

      Aspetto con ansia il programma dei vari candidati di centro destra che soddisferanno le vostre pulsioni: polizia ovunque, telecamere, via ZTL e parcheggio libero ovunque. Ah, e strade asfaltate richiesta.

  • carluccio (utente non verificato)

    insomma wagliò, come la fai e la fai si scontenta sempre qualcuno …
    e sa la fai troppo rigida, si scontenta l’esercente che chiude e abbandona …
    e se la fai troppo permissiva , si scontenta il residente che non può dormire le sue belle sei/otto ore …
    e se apri al traffico, si scontentano i locali …
    e se chiudi al traffico si scontentano i pigri …

    insomma non c’è mai accordo.
    forse i residenti saranno pure disturbati dalla musica, dal vocio e dagli schiamazzi, ma non ricordano l’aspetto spettrale, sudicio, maleodorante e decisamente poco sicuro delle strade e delle piazze del centro storico quando c’era ancora il mercato del pesce, la piazza, la pretura e l’abbazia inteso come luogo di incontri prezzolati …

  • DDB (utente non verificato)

    d’accordo su tutte le contestazioni, ma.. chi sono i residenti intervistati nell’articolo? Chi sono quelli “convocati” dal Comune via whatsapp? Esiste un comitato residenti/proprietari centro storico? O in mancanza, non sarebbe l’ora di costituirne uno?

  • FC=FC (utente non verificato)

    Su questioni di tale rilevanza, che incidono direttamente sugli interessi legittimi della cittadinanza e che dovrebbero trascendere ogni appartenenza politica, è fondamentale mantenere sempre un atteggiamento improntato alla correttezza e al rispetto, anche nei confronti di chi, legittimamente, esprime opinioni differenti. L’attuale Amministrazione è stata eletta in larga parte da quei cittadini che oggi manifestano un atteggiamento particolarmente critico. Ormai, in città, si percepisce uno stile di governo arrogante e autoreferenziale (e i difensori a prescindere sono l’esempio) , distante dai reali bisogni della comunità e, talvolta, persino infastidito dalle richieste dei cittadini, fossero anche semplici istanze come l’asfaltatura di una strada o la rimozione dei rifiuti abbandonati nei viali rurali. Continuando con questi atteggiamenti, ci sarà da domandarsi la percentuale delle astensioni alle prossime elezioni.
    Infine, al lettore che chiede di conoscere i programmi dei candidati del centrodestra, andrebbe forse ricordato che il vero nodo della questione non risiede tanto nelle etichette politiche, quanto nella competenza, nella serietà e nella disponibilità delle persone che si propongono per servire la collettività. Termine che non tanto si percepisce.

  • Cartesio (utente non verificato)

    Come residente nel centro storico, vivo ogni sera l’impatto diretto dell’inquinamento acustico prodotto dalle attività musicali. Non si tratta solo di un fastidio passeggero: studi recenti indicano che l’inquinamento acustico è il primo fattore di rischio ambientale per la salute, con effetti che vanno dallo stress e disturbi del sonno fino a problemi cardiovascolari. Non è quindi questione di semplice “tolleranza”, ma di benessere psicofisico e diritto alla salute.
    A questo si aggiungono episodi ricorrenti di fuochi d’artificio fatti esplodere a mezzanotte, che, oltre all’inquinamento acustico e atmosferico, causano forte stress e malori agli animali domestici, interrompendo bruscamente il riposo di chi vive in città.
    Riguardo all’equità, è importante considerare questo tema non solo come una limitazione per chi organizza eventi, ma come un’opportunità per tutti: residenti di ogni quartiere, esercenti e commercianti possono così beneficiare in modo più equo delle occasioni di intrattenimento e crescita culturale. Le attività musicali, soprattutto quelle con sostegno pubblico, dovrebbero essere distribuite in modo equilibrato nei diversi quartieri, evitando che i disagi ricadano sempre sugli stessi, e permettendo a tutti di partecipare ai vantaggi.
    La vitalità culturale di una città non può fondarsi sul sacrificio della qualità della vita di chi vi abita stabilmente. Serve un equilibrio che tuteli insieme il diritto alla cultura, al riposo, alla salute e a una convivenza civile serena.