
Suggestioni e richiami di Torre Pettine
Suggestioni e richiami di Torre Pettine
Nome, curioso e rievocativo, ispiratore di richiami ad alcuni arnesi da lavoro simili a telai, che riportano alla sua probabile funzione originaria; il proprietario, tale Tommaso Fontana, pare fosse appunto un sarto
L’attrazione esercitata dalle alture murgiane sulle nostre anime erranti in bicicletta è cosa nota, eppure di tanto in tanto una innocente deviazione in direzione mare si rende necessaria, se c’è qualcosa di interessante da raccontare, come già capitato. E ne ha di cose da raccontare il luogo protagonista del racconto odierno!
Torre Pettine è il suo nome, curioso e rievocativo, ispiratore di richiami ad alcuni arnesi da lavoro simili a telai, che riportano alla sua probabile funzione originaria; il proprietario, tale Tommaso Fontana, pare fosse appunto un sarto.
Più affascinanti, ma meno verosimili, invece, i rimandi alle “pedine” che i pirati si lasciavano dietro per recuperare poi i bottini delle loro scorribande, prima di riprendere fugacemente la via del mare dal porto di Molfetta.
Un luogo, dunque, ricco di storia, che a tratti sfocia in suggestione piratesca, prima di ripiombare nella cruda realtà fattuale e documentata di epidemie di peste e colera, di guerre mondiali e altre situazioni di pericolo, in cui Torre Pettine si ergeva al ruolo di prezioso rifugio per molti cittadini molfettesi. Avrete capito che siamo in agro di Molfetta, in una zona peraltro già pregna di storia rurale (non siamo lontani da Torre Navarrino, già nota ai lettori più attenti).
Quando la storia è poi compenetrata dalla bellezza dei dettagli architettonici, il quadro che ne viene fuori è ancora più bello. La compatta struttura cinquecentesca si arricchisce, infatti, di graziosi elementi quali la garitta angolare ed il singolare timpano che sovrasta e suggella la finestra in facciata.
È così che la ammiriamo, solitaria e placidamente circondata dal profumo di agrumi e da fecondi uliveti, non lontana da due attigue chiesette rurali, la prima risalente al 1733 e dedicata a San Salvatore, la seconda recante data A.D. 1807, con la scritta ben impressa in architrave “??? ??? ?? ???e ?????”, per scoraggiare chi aveva problemi con la giustizia a cercare rifugio da queste parti, e con adiacente casino padronale. Il tutto è appartenuto alla famiglia Monda, nobile casato napoletano originario di Molfetta, già proprietaria, fino al XIX secolo, anche della torre protagonista del racconto odierno. A conferma di quanta storia il territorio abbia da raccontare, molta di più (purtroppo) di quella che è giunta ai giorni nostri.
Commenti
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Belli questi articoli per chi vuole conoscere le storie di corato…ma purtroppo c’è gente depravata Ke sicuramente andrà a fare visita a questa masseria per rubare chianche e tantaltro…come e successo ad altre masserie
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Bravi, bravi e ancora bravi!!!!
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Felice, non solo eri negli anni del Liceo bravissimo in matematica, ma sei anche eccezionale quando scrivi!







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