
Jazzo del Demonio
Lo jazzo, prezioso simbolo di identità murgiana
Molteplici e a loro modo uniche sono le masserie sinora analizzate e ammirate, ma lo jazzo assume contorni ancora più romantici se vogliamo, un romanticismo fatto di tipicità autenticamente murgiana, di poesia geometricamente adagiata sui dolci pendii
Quella murgiana è una storia tradizionale, identitaria, una storia di pastori e di greggi, che ci ha lasciato in preziosa eredità tante architetture forgiate con la dura pietra, tracce inestimabili di vita vissuta a contatto con la natura, in cui bisognava ingegnarsi per utilizzare al meglio il “poco” che si aveva a disposizione.
Una delle forme più creative di questo ingegno espresso in pietra è lo jazzo. Molteplici e a loro modo uniche sono le masserie sinora analizzate e ammirate, ma lo jazzo assume contorni ancora più romantici se vogliamo, un romanticismo fatto di tipicità autenticamente murgiana, di poesia geometricamente adagiata sui dolci pendii.
Già, perché lo jazzo (dal latino iaceo), spesso remotamente isolato, altre volte collegato e adiacente a una masseria, “giace”, appunto, sempre in pendenza su declivi disposti verso sud, sfruttando saggiamente la conformazione orografica del terreno in modo da creare riparo dai rigidi venti di tramontana, rendendosi inoltre difficilmente localizzabile da occhi indiscreti e facilitando il deflusso dei liquami animali.
E così, mentre pedaliamo nelle zone più elevate dell’Altopiano, dove essi sono più diffusi, non possiamo far altro che ammirarne la sapienza costruttiva tramandata oralmente e dispiegata in grandi quadrilateri di varia forma, delimitati da alti parieti a secco spesso dotati di pietre sporgenti dette “paralupi” e suddivisi in più corti scoperte (“capimandrie”), destinate ad ospitare le greggi di ovini. Alla geometria si aggiunge poi anche la matematica, si fa per dire, quando è possibile osservare, in continuità, dei grandi 8 in pietra.
Sgombrando il campo dalla sensazione di dare i numeri, si tratta dei “mungituri”, utilizzati appunto per mungere le pecore che, dal primo recinto circolare, transitavano nel secondo dopo aver donato il loro latte. Assieme agli alloggi dei pastori, alle stalle e ai “lamioni” per gli animali e ai locali per la lavorazione del latte e la conservazione del formaggio, tale singolare struttura completava l’audace composizione dello jazzo murgiano.
Tanti sono quelli incontrati, alcuni hanno ormai subìto il sopravvento della natura e sono difficilmente riconoscibili, altri meglio conservati e osservabili nelle umili foto allegate. Tra di essi: Jazzo Tarantini, sperduto nella policromatica e selvaggia Murgia coratina, al di là delle pendenze di Serra Cecibizzo; Jazzo Zezza, signorilmente emergente tra i campi coltivati delle alture ruvesi verso contrada Modesti; Jazzo Scoparella (o del Demonio, se preferite), conosciuto ai più e posto in una radura del Bosco di Scoparella, in paio con lo splendido e ben conservato mungituro; Jazzo Melodia, isolato nella Murgia di Spinazzola, dalla curiosa forma trapezoidale, e Jazzo di Masseria Melodia, arroccato alle pendici del Garagnone.
Sono solo alcuni esempi, alcuni pregiati elementi della collezione di questo fantastico museo a cielo aperto che è la Murgia, in cui pedalare è essere sempre al passo con la storia identitaria.
Commenti
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Bravi
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Complimenti!







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