Il Cristo crocifisso più bello di tutti i tempi

Franco Leone

Fu dipinto da Diego Velásquez nel 1632 circa

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Il Cristo crocifisso di Diego Velázquez è considerato come una delle opere più straordinarie della storia dell’arte di tutti i tempi: il pittore volle rappresentare Gesù come il più bello tra gli uomini. L’opera infatti riprende il verso 3 del Salmo 44:

«Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo,
sulle tue labbra è diffusa la grazia,
ti ha benedetto Dio per sempre.»

Descrizione del dipinto

La braccia della croce lambiscono la cornice del quadro. La figura di Gesù è sorretta alla croce da quattro chiodi, due per le mani e due per i piedi. Sullo sfondo non vi è un paesaggio, ma un paramento verde scuro che conferisce una straordinaria tridimensionalità alla composizione. Ad un’attenta analisi dell’opera si scopre che sono quasi del tutto assenti le molteplici piaghe della passione sul corpo ormai privo di vita, ad eccezione di quelle degli arti e del costato. Il corpo nudo e lucente, coperto solo da un drappo bianchissimo annodato sui fianchi, presenta solo lievi segni del suo supplizio. Sembra quasi che Gesù si stia già preparando per resuscitare e che in lui stia per implodere la forza immane della resurrezione.

La forza di gravità ha qui un peso importante: la testa reclina con il ciuffo cadente, il corpo che si spinge in avanti, i rivoli di sangue che scorrono dalle ferite nelle mani e nei piedi accentuano l’intensità del dramma. Il sangue scende anche lungo il fianco destro dalla ferita sul costato, mentre sono quasi scomparse le gocce dalla testa, cinta da una ispida corona di spine. Sopra la testa leggiamo l’iscrizione che motiva il suo supplizio in tre lingue: aramaico, greco e latino.

Protagonista assoluta della composizione è la luce che si irradia dal corpo, creando un’atmosfera silente di meditazione. Un alone circonfuso riverbera dal capo reclinato in avanti lasciando in ombra il volto, dove però riusciamo a scorgere le palpebre chiuse che rivelano tratti sereni e distesi. La luce fa risaltare anche il naso, riuscendo a disegnare il bel profilo, che il ciuffo di capelli cadente non nasconde. Soprattutto essa riveste l’epidermide di bellezza, plasmando ogni dettaglio: i tricipiti, i deltoidi, il torace, l’addome, i bicipiti femorali, le ginocchia sono splendidamente levigati.

In questo capolavoro l’umano si fonde perfettamente con il divino. L’opera è conservata al Museo del Prado di Madrid.

Il Cristo Crocifisso di Diego Velásquez a Madrid

Il Cristo crocifisso di Diego Velázquez

È spirato su una croce latina

e nel viso le espressioni son spente.

La sua testa su quegli assi s’inclina

e una ciocca di capelli fluente

sa accentuare la bellezza divina

del profilo disegnato e fulgente.

E notiamo tra gli strazi più immani

che son quattro i chiodi ai piedi e alle mani.

Ma una luce la sua pelle modella,

plasma l’addome, i deltoidi, i suoi fianchi;

come una patina d’oro suggella

la sua avvenenza sui tendini stanchi.

Ogni bagliore il suo corpo livella

e far risplendere i suoi drappi bianchi.

La gravità traccia righe di sangue

su mani, piedi e sul petto che langue.

Giammai più bello fu Cristo al Calvario.

Diego Velasquez fu qui straordinario.

Ottave in endecasillabi con rima ABABABCC e con distico finale

Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo,

sulle tue labbra è diffusa la grazia,

ti ha benedetto Dio per sempre.

Da sopra il cielo di Gerusalemme

guardiamo il Golgota e il Cristo morente:

si spegne il Dio nato un giorno a Betlemme.

Le mani e i piedi non sono inchiodati

su quella croce da cui par cadente,

né son piagati, son solo adagiati.

In basso si apre una vista sul mare,

vi son due barche e più di un pescatore.

La croce par sulla scena poggiare:

così morì per Dalì il Salvatore.

Madrigale con rime ABA CBC DEDE

L’incoronazione di spine di Vicenza

Un’atmosfera pesante ed inquieta avvolge un dramma di forte tensione. Stan tre aguzzini in maniera inconsueta dando a Gesù un’ulteriore afflizione.

Uno lo regge, il secondo completa le atrocità con in pugno un bastone che gli corona la testa di spine,

in uno strazio che par senza fine.

Un terzo uomo di spalle su un lato con una corda gli stringe le mani; così ogni gesto di Cristo è bloccato.

Ma nasce un dialogo di sguardi umani tra il Nazareno e il suo boia spietato: scordiam per poco i dolor sovrumani.

Sembra persino ci sia comprensione e par smorzarsi la forte tensione.

La luce i loro profili modella

e quel colloquio di sguardi suggella.

Ottave in endecasillabi con rima ABABABCC e con distico finale.

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