Donne, lotta e libertà: Mariella Medea Sivo debutta con le “Favole senza finale felice”

Primo libro da scrittrice per la divulgatrice culturale coratina pubblicato da Secop

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La copertina del libro

Un piccolo libro che sfida la sua stessa dimensione. È “Favole senza finale felice di una ragazza nata negli anni ’70”, libro d’esordio come scrittrice della divulgatrice culturale Mariella Medea Sivo, edito da Secop, e presentato ufficialmente domenica scorsa a Corato.

Un’opera prima insolita e originale. “Favole senza finale felice di una ragazza nata negli anni ’70” è una raccolta di dodici racconti in cui la fiaba si mescola al dramma, tracciando un ritratto senza filtri della condizione femminile. Durante la presentazione, i partecipanti hanno potuto compiere un viaggio intenso e profondo attraverso l’universo narrativo di Sivo. Storie che non cercano lieti fine, ma disegnano vite di donne vissute con passione, autonomia e un coraggio capace di sfidare ogni convenzione.

Le protagoniste dei racconti non si arrendono a un destino imposto né si lasciano definire dalle ferite inflitte. La lettera “M” che accomuna i loro nomi diventa simbolo di elementi universali – mare, magia, memoria, madre – che racchiudono l’essenza del loro cammino. Non cercano rivincite, ma reclamano la libertà di vivere seguendo le proprie regole, fuori dagli schemi e dalle aspettative sociali.

Un approccio narrativo che non promette risposte facili né consolazioni: le storie si addentrano nel cuore di una realtà complessa, rivelando una narrazione audace e viscerale. Ogni pagina è un tassello di una mappa emozionale che racconta la forza di chi, anche di fronte all’abisso, sceglie di costruire la propria strada.

Brevi ma incisive, le “favole” di Mariella Sivo entrano nel cuore senza preavviso, lasciando tracce durevoli. In un mondo che spesso esalta la quantità, l’autrice dimostra che la forza di una narrazione non dipende dalla lunghezza, ma dalla capacità di toccare l’anima. Con una scrittura che scivola fluida e potente, Sivo invita il lettore a immergersi in racconti che stimolano la riflessione e rimangono vivi, anche quando il libro è chiuso.

Ispirata al concetto alessandrino del “Mega Biblìon, mega kakón” – dove il grande libro è considerato anche il grande male – Sivo sceglie l’essenziale, ma non per superficialità. Ogni parola è pensata per arrivare al cuore di tematiche universali, con una forza che non ha bisogno di essere amplificata dalla lunghezza.

È un piccolo grande libro che parla di vita, dolore, lotta e libertà.

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