Gli “ex bambini” del Barbaschello si ritrovano dopo 40 anni

Classe quinta elementare del plesso in via Mereu, guidata dal 1984 al 1989 dal maestro Pietro Abbattista

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Gli “ex bambini” della quinta elementare del plesso Barbaschello, ora Luisa Piccarreta, in via Mereu, guidati dal 1984 al 1989 dal maestro Pietro Abbattista, si sono riuniti il 16 gennaio scorso in pizzeria per ricordare i lieti periodi dell’infanzia, come da libro Cuore di De Amicis.

«Durante la serata, tra i ricordi del maestro e le marachelle fatte all’epoca condite da qualche scappellotto da Abbattista, abbiamo trascorso un momento conviviale.  Il maestro, impeccabile insegnante dai metodi severi ma formativi, era anche un abile organizzatore di carri di Carnevale ai quali abbiamo anche partecipato in maschera. Tra i colleghi dell’epoca, e anche stretto amico, vi era il maestro Mario De Benedittis, papà del sindaco Corrado De Benedittis, e corrispondente della Gazzetta del Mezzogiorno a Corato con cui collaboravano a scuola.

Tra ricordi affiorano alla mente la pulizia periodica del cortile da parte degli alunni caldeggiata dal maestro Pietro, che ci ha dato un modus operandi tuttora praticato: infatti nessuno butta cartacce per terra, traslandoci un elevato senso civico. L’ evento, su iniziativa del dottore agrotecnico Toni Tota, in collaborazione con gli ex alunni della 5/D, si è svolto all’insegna dei lieti ricordi».

Poesia dedicata agli ex bambini della 5/D:

dobbiamo educare i bambini
agli alberi
a riconoscere i frutti
le piante da raccogliere
e quelle da proteggere,
ad annaffiare i fiori fragili
e a sradicare le erbacce
che si insidiano accanto
ai tronchi.
Dobbiamo educare i bambini
a contare
prima della tabellina del due, del nove,
a contare su loro stessi
a contare sugli amici
sugli amori
a contare su di noi.
Dobbiamo educare i bambini
alla noia e all’attesa,
che la noia non è un nemico
da combattere
ma un potenziale da ascoltare
tutti i capolavori vengono preceduti
da momenti di vuoto,
momenti in cui decidiamo di pensarci
di affilarci
di raffinarci
la noia è l’arma che ci permette
di fare la domanda più preziosa
-e adesso che faccio?
non è da scacciare
è da approfondire.
Bisogna educare i bambini
ed educare viene da educere
significa condurre fuori
che non significa dire come devono vivere
significa accompagnarli fuori,
nella vita che spetta loro,
non c’è bisogno di dire cosa
devono e non devono fare
limitiamoci ad ascoltarli
che i bambini sanno a memoria
le cose che noi abbiamo dimenticato.
E allora,
dobbiamo lasciarci educare
dai bambini.
Ciao Maestro fin lassù!

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