Una “Storia senza eroi” che merita di essere raccontata: Piero Marrazzo si apre col pubblico di Corato

Vito Lotito

Partecipata iniziativa del Presidio del Libro di Corato con il noto giornalista ed ex presidente della Regione Lazio

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Piero Marrazzo riparte da “Storia senza eroi”, e lo fa mettendosi a nudo di fronte al pubblico di Corato riunitosi  lunedì sera nella libreria SonicArt B-Side, in un evento realizzato grazie alla collaborazione del Presidio del libro di Corato e della Regione Puglia.

Un incontro con l’autore molto partecipato, introdotto dalla referente dei Presidi, Serena Petrone che ha consegnato al pubblico degli interessanti spunti letterari, lasciando poi spazio al dialogo tra Piero Marrazzo e il giornalista Giuseppe Di Bisceglie, protagonisti di una riflessione che, partendo dal libro, ha interessato i vari aspetti della società, della politica e della psicologia.

Benché l’ex presidente della Regione Lazio e noto giornalista abbia da subito chiarito che “Storie senza eroi”, «non è stato scritto per parlare del “caso Marrazzo”», è stato inevitabile ripercorrere quel pezzo di storia personale di Marrazzo che poi è diventato un pezzo di storia dell’Italia.

Il noto “caso Marrazzo”, lo scandalo sessuale che lo portò a doversi dimettere da presidente della Regione Lazio pur non essendo mai stato indagato per alcun tipo di reato,  è proprio il punto di partenza di quest’opera per arrivare ad affrontare diverse tematiche. Una caduta rovinosa, quella di Piero Marrazzo, dalla quale il giornalista ha saputo rialzarsi soprattutto grazie all’aiuto di alcune donne.

«È un libro nel segno delle donne», dichiara infatti con fermezza. Donne come la sua psicanalista, presente nel libro sotto lo pseudonimo di “Manuela”, che gli ha fornito un primo forte segnale mettendo in evidenza come lui avesse il dovere di rialzarsi, e di portare alla luce la verità, per tutti quei ragazzi e tutte quelle ragazze che affrontano situazioni simili ma non hanno la fortuna di avere vicino qualcuno grazie a cui risorgere. Ma, soprattutto, donne come le sue tre figlie: Giulia, Diletta e Chiara, alle quali Piero ha consegnato la scrittura di tre capitoli del libro. Proprio loro sono state una fondamentale ancora di salvezza per il loro papà. «Il coraggio di reagire non lo si prova, lo scopri, ed è facile avere coraggio se hai tre figlie che ti rimangono accanto mentre anche loro vengono bombardate». Perché sì: il “caso Marrazzo” non ha solamente messo spalle al muro il suo sfortunato protagonista, ma ha anche messo a dura prova la resistenza di coloro che gli stavano attorno, in particolar modo delle sue tre figlie.

Ed è in relazione a questo che Marrazzo compie un gran parallelismo con una particolare vicenda che riguarda il passato della sua famiglia. Un passato che l’autore ha scandagliato durante un suo viaggio in America, proprio dopo l’abbandono della vita pubblica, nel tentativo di rimettere in ordine le idee e di ripartire. Una storia di famiglia molto complessa, che si trova a fare i conti col pregiudizio, con i limiti di una mentalità ristretta, con il timore di un onore perduto.

«Mia mamma è per metà americana – e arrivò in Italia da New York con un figlio, mio fratello, ma senza suo padre». Districandosi tra documenti che ne riguardano il passato, dunque, Piero Marrazzo è riuscito a far venire a galla una verità: quell’uomo, il padre di suo fratello, «esisteva, era sposato con mia madre, ma aveva una colpa: essere omosessuale». Nel 1948, in America, erano infatti in vigore le leggi contro la sodomia: il risultato è che quest’uomo è stato eliminato civilmente dalla famiglia alla quale apparteneva. Perciò, specifica l’autore, «il libro è dedicato a due uomini privati di un diritto fondamentale: mio fratello, privato di un padre, e quest’uomo, privato del diritto di essere padre». A fare la differenza tra la caduta dell’uomo in questione e quella di Piero Marrazzo, riflette, è stata proprio la presenza delle sue tre figlie delle quali, durante tutto l’incontro, Marrazzo non riesce a parlare senza commuoversi.

Ma non si esauriscono qui i temi del suo libro. È centrale, infatti, la figura di suo padre, Giuseppe Marrazzo, del quale ha potuto osservare l’attività di giornalista e, in particolare, il grande impegno nel documentare e denunciare le attività delle mafie. Così come è centrale il tema della dignità, «il cuore di questo libro, incarnato dall’aver voluto scrivere di quanto è successo»; ma anche il tema del perdono, che Marrazzo non riuscirà mai a concedersi perché, confessa «ho lasciato sole mia moglie e le mie figlie dopo il mio caso: era un modo per affrontarlo».  Particolarmente potente, al riguardo, è il punto di vista di una delle sue figlie, che nel libro scrive «ogni tanto penso che quegli ultimi dieci minuti prima dello scandalo avrebbero potuto essere gli ultimi con mio padre», spaventata dalla possibilità del suo suicidio.

È per tutti questi motivi che Piero Marrazzo ha ritenuto indispensabile portare a termine questo libro e diffonderlo il più possibile, rinunciando peraltro ad una proposta di candidatura alle ultime elezioni europee. Perché secondo lui, sui pregiudizi di natura sessuale «abbiamo ancora tanta strada da fare, abbiamo ancora bisogno di tanta coscienza in più». Alla luce di ciò, risuona fortissima una sua affermazione tanto semplice quanto importante: «la verità merita di essere raccontata».

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