Un’azienda più felice è un’azienda di successo: parola di coach Ventura

Coach Vito Flavio Ventura
Vito Flavio Ventura, life e business coach, esperto in comunicazione e Pnl, parla dell’importanza di lavorare in un sereno clima aziendale e di come favorirlo
Il caldo rovente di questi giorni, sia pure ingentilito da una nuotata in “chiare, fresche et dolci acque”, mette a dura la prova la resistenza e la pazienza di tutti. Eppure, ci sono situazioni in cui anche una temperatura a 40 gradi e oltre è paragonabile a una piacevole brezza marina. Paragone azzardato? Non troppo se pensiamo alle scintille, al fuoco e alle fiamme che si sviluppano in molti contesti lavorativi dove sorgono conflitti tra dipendenti e datore di lavoro o tra gli stessi dipendenti che si rivelano deleterie per tutti coloro che sono coinvolti e sull’andamento dell’azienda.
Alla base dei conflitti o anche di una situazione di disagio ci possono essere la comunicazione negativa, una leadership autoritaria; la mancanza di supporto; stress e burnout; mobbing; scarse opportunità di crescita e formazione. Le conseguenze sono turnover, bassa produttività, mancanza di iniziativa. Un problema, quello del cosiddetto clima aziendale tossico che interessa diverse aziende. Qualche tempo fa, su Il Sole 24 ore, è stato pubblicato un approfondimento dal titolo “Crescono i lavoratori insoddisfatti, solo la metà si sente apprezzato in azienda”, dove da una ricerca di Maw su 2.600 lavoratori, si sottolineava come il 76% cercasse sul posto di lavoro uno stipendio adeguato e il 56% un bel clima aziendale.
Dell’importanza di lavorare in un sereno clima aziendale e di come favorirlo parliamo con Vito Flavio Ventura, life e business coach, esperto in comunicazione e Pnl. Da diversi anni è impegnato per il miglioramento e la crescita professionale e personale in diverse organizzazioni, dove al centro dei processi ci sono le persone.
Ventura, prima di tutto, cosa è il clima aziendale?
«Il Clima Aziendale – spiega Ventura – è la percezione dello stato dell’arte dei rapporti interprofessionali tra i lavoratori dipendenti».
Quando parla di percezione, fa riferimento a quella soggettiva del dipendente o anche del datore di lavoro, oppure a quella di una figura esterna alle dinamiche aziendali?
«Mi riferisco a quella di una figura super partes, come un coach. In molti casi, infatti, l’analisi di un professionista non corrisponde alla percezione delle persone impegnate in prima persona sul posto di lavoro o di quella del datore e l’analisi di un coach evidenzia le due principali aree di intervento per migliorare le condizioni lavorative. Parlo dei punti di forza e delle aree di miglioramento. Naturalmente è necessario possedere le competenze specifiche per definire le basi e stendere il ponte verso un percorso di crescita professionale. Per questo occorre un vero e proprio periodo di Ascolto (attivo) e Osservazione. L’abitudine, la routine quotidiana, lo stato di stress o altri fattori interni creano le condizioni per compromettere la Produttività Lavorativa. Quindi in alcuni casi è necessario interpellare un professionista della Formazione per attuare un percorso formativo o di Coaching ad hoc e migliorare il Clima Aziendale nel Team».
In quale tipo di azienda un coach può dare il proprio apporto?
«Il servizio di coaching è rivolto a tutti i tipi di imprese e aziende e può essere rivolto sia al titolare dell’impresa che al team di lavoro. È possibile anche sfruttare le opportunità di formazione finanziata o autofinanziata per ampliare i percorsi di crescita e miglioramento aziendale».
Come si inquadra il ruolo di coach all’interno di un’azienda?
«Il coach opera in partnership con l’imprenditore che gli commissiona un primo incontro conoscitivo. Il coach opera per diverse sessioni. Molto spesso si ricorre al team building – preferito dai dipendenti – dove è facile far emergere la figura del leader nel gruppo. Possono essere previste anche attività esterne».
Qual è la prima domanda che un coach rivolge a un imprenditore?
«Qual è l’obiettivo?…L’imprenditore, in genere, ha un’idea di obiettivo. Attraverso il coaching è possibile fare più chiarezza sull’obiettivo e avere maggiore consapevolezza sul percorso da intraprendere».
Lei è coach e formatore: ci spiega le differenze?
«Dunque, il coach opera in un rapporto di partnership con il committente: pone domande, tratta le risposte nel rispetto della privacy e contribuisce a realizzare gli obiettivi ben definiti dal committente, utilizzando risorse e sfruttando tutto il potenziale interno. Il formatore fornisce le direttive alla realizzazione delle quali il discente deve adoperarsi nello svolgimento delle proprie mansioni. Quindi coach e formatore operano secondo processi e modalità differenti».
Ventura aggiunge che la riservatezza e il rispetto dei ruoli sono un valore sacro per lui. «Nel contratto – conclude -, vengono definite tutte le condizioni per tutelare entrambe le parti. Diverse aziende locali si sono avvalse dei miei servizi per raggiungere gli obiettivi prefissati o hanno seguito i piani formativi da me proposti».
Info contatti
Tel. 3472311974
Facebook: Comunicazione & Coaching
Linkedin: Vito Flavio Ventura
Instagram: Vito Flavio Ventura
Commenti
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76% cerca un lavoro con stipendio adeguato..e vi pare nulla? clima altrettanto adeguato ……si ha di conseguenza….







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