Pasquale Casillo al Corriere della Sera: «Il lavoro c’è, mancano i lavoratori»

Pasquale Casillo

E sull’impegno in politica e l’acquisto del Bari: «Non è il mio mestiere».

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Una intervista a tutto tondo quella rilasciata dall’imprenditore coratino Pasquale Casillo al Corriere della Sera. Il tema fondamentale, tuttavia, resta quello del rapporto tra impresa e lavoro e delle difficoltà che, al giorno d’oggi, un’impresa all’avanguardia riscontra nel trovare professionalità in grado di competere in una dimensione planetaria.  Il gruppo Casillo, oltre ad essere l’impresa con il maggiore fatturato in Puglia, (la holding ha fatto registrare nell’ultimo anno un fatturato di 2,3 miliardi di euro) è anche tra i maggiori protagonisti a livello mondiale nel settore del grano.

È dal quartier generale di Corato che Casillo domina il mercato del grano, gestendo anche le importazioni.  «Se l’Italia vuole rimanere la fabbrica mondiale della pasta, deve accettare che parte del grano provenga dall’estero. Altrimenti non basta. Del resto la Svizzera è la casa del cioccolato e non coltiva cacao» taglia corto il presidente del gruppo Pasquale Casillo, rispondendo alle domande del giornalista Michelangelo Borrillo.

L’ampio orizzonte cui guarda Pasquale Casillo, la finestra sul mondo alla quale si affaccia, non gli escludono di guardare e vivere da vicino il proprio territorio: «L’imprenditore non può non considerare l’evoluzione dello scenario che ha intorno e non può prescindere da una prospettiva di lungo periodo: mi piace dire che è un animale che vive rintanato nel futuro. E il futuro è un’evoluzione a salti: veniamo dall’era Internet – per capire la quale è stato necessario trovare una funzione abilitante, ovvero lo smartphone – e siamo pronti a saltare in quella dell’Intelligenza artificiale» ha dichiarato al Corriere.

L’impresa proiettata al futuro, però, deve fare i conti con la mentalità italiana ancora ferma al secolo scorso. «La nostra non è più una società con scarsità di lavoro, è una società con scarsità di lavoratori» evidenzia l’imprenditore coratino, sottolineando la vetustà dello Statuto dei lavoratori e l’esigenza di mettersi al passo con i tempi. «Dall’inizio dell’ultimo decennio viviamo un mismatch di competenze, le richieste superano le offerte di lavoratori specializzati. Come nasce questa situazione? Tutte le aziende puntano a una maggiore digitalizzazione dei processi, dalla produzione alla logistica. E servono sempre più competenze a fronte di una scarsità di risorse, evidente soprattutto al Sud. C’è carenza di lavoratori anche al Mezzogiorno, una cosa impensabile mezzo secolo fa nel pieno del boom dell’emigrazione» afferma.

Ed anche una realtà internazionale come Casillo fatica a trovare lavoratori che abbiano competenze specifiche. «Quando cerchiamo personale facciamo fatica a trovarlo, nonostante selezioni aperte di continuo, perché su alcune figure particolari c’è rotazione» rileva Pasquale Casillo. Solo il 20 – 30% del fabbisogno di personale è coperto. Un vuoto difficile da riempire in particolare per chi opera nel sud Italia, un territorio che sta faticando per mettersi al pari con le regioni del nord.

La scuola e l’università, secondo il parere dell’imprenditore coratino, non aiutano nello sviluppare le competenze che occorrono all’impresa.

«Mio figlio, 30 anni dopo di me, ha studiato le stesse cose che ho studiato io. E tra la sua scuola e la mia, per fare solo l’esempio più eclatante, c’è di mezzo Internet. Anche in questo caso il ‘900 è finito e non ce ne siamo accorti. Per questo dico che l’investimento più importante da fare a livello Paese è quello nella didattica. Non deve esserci il “professore bravo”, tutti lo devono essere e per questo va codificata la bravura. Come? Individuando quei meccanismi per cui una nozione diventa chiara e tutte le classi vengono formate al meglio. Una sorta di best practice» è il pensiero di Pasquale Casillo, consegnato alle colonne del più diffuso quotidiano italiano.

E in fine di intervista anche un passaggio su due grandi temi: la politica e il calcio. Un gentile ma perentorio “no grazie” a chi gli chiede se ha intenzione di impegnarsi in politica «Non è il mio mestiere», taglia corto. E a chi lo vorrebbe come patron del Bari calcio risponde: «Gestire una squadra di calcio è un mestiere che bisogna saper fare. E noi non sappiamo farlo né abbiamo aspirazione a saperlo fare».

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Commenti

  • Make It real… (utente non verificato)

    Chiamate a lavorare Lil Miquela o affini…

  • carluccio (utente non verificato)

    ancora una volta la famiglia casillo da una lezione di sobrietà, serietà e competenza.
    ognuno faccia il suo lavoro, quello in cui è ferrato o vocato.
    le stramberie , i twist professionali quasi sempre portano problemi.

  • Annalisa (utente non verificato)

    È solo un mantra degli imprenditori. Quale tipo di lavoro? C’è solo lavoro precario a poche ore la settimana per poche centinaia di euro.

  • Luigi Acella (utente non verificato)

    Non mancano i lavoratori mancano gli schiavi caro sig. Casillo.

    • Patruno salvatore (utente non verificato)

      Non ho letto neanche l’articolo e le do ragione sig. acella di che cacchio sta parlando sto sig.

    • dina di (utente non verificato)

      Non mi pare che i Casillo trattino i dipendenti come schiavi. È evidente invece che molti giovani ora pretendano subito lo stipendio senza affannarsi

  • bastiancontrario (utente non verificato)

    Arrogante sicumera! Ma a scuola lui ci è andato? Nessuna scuola/università partorisce professionisti. È loro compito formare seriamente, attraverso motivazioni,incentivi, creazione di dinamiche inclusive…i professionisti puntando sulle menti naturali già presenti in azienda senza neanche parlare di intelligenza artificiale, la quale farà arricchire loro ma senza la genialità umana che è unica non si va da nessuna parte. Si godano pure i loro soldi ma la cultura non appartiene loro, ne’ la civiltà necessaria per migliorare questo mondo ormai alla deriva.

  • Luigi Acella (utente non verificato)

    La scuola può dare una preparazione e formazione di base generica, mentre la formazione specifica è e deve essere a carico dell’azienda.

    • dina (utente non verificato)

      Dovrebbero essere gli istituti professionali a formare dei lavoratori specializzati, ma in realtà specie in quel tipo di scuola gli alunni vanno solo ad arraffare la maturità limitandosi a scaldare la sedia

  • Rocco (utente non verificato)

    Sono diaponibile a lavorare…magari

  • coratino (utente non verificato)

    quanti perfetti sig. nessuno o poco più, convinti di poter dare lezioni di vita e professionali ad imprenditori di livello mondiale. Ma a casa gli specchi li avete?

  • Aldo Addario (utente non verificato)

    Il centro di ricerca e formazione ” agrifood hub” potrà essere un volano per creare opportunità per le aziende i potenziali lavoratori e tutto il territorio. Nel frattempo il sostegno anche economico e la attenzione alle realtà scolastiche del territorio potrebbero dare linfa alla crescita culturale senza la pretesa di orientarne il percorso ma di assecondarne la voglia di svolgere la propria missione

    • Luigi Acella (utente non verificato)

      Resta sul pezzo. I lavoratori mancano. ?

  • nerdrum (utente non verificato)

    a corato il tannoia possiede una sezione che si interessa di agroalimentare e agroindustria. ci sono ragazzi che frequentano questi corsi che chiedono solo di sentirsi importanti, considerati, valutati. il territorio tra pastifici, oleifici, caseifici, tarallifici, molini, cantine e quant’altro credo abbia il “dovere” di formarli prima ed inserirli nel mondo del lavoro. il resto è retorica e disfattismo.

  • Luigi Acella (utente non verificato)

    E’ il caso di dire: quando si hanno i soldi si può dire tutto e il contrario di tutto.

  • Cristoforo (utente non verificato)

    Non so che tipo di lavoratori cercate , comunque, sono un panettiere 59enne e anche un vostro cliente. Sto x chiudere la mia attività perché stanco di lavorare la notte. Se posso esservi utile io sono disponibile.

  • Calogero (utente non verificato)

    Io sono in cerca di lavoro

  • franco (utente non verificato)

    sono rimasto sbalordito nel leggere commenti i più disparati. credevo in una totale adesione al pensiero UNICO di codesto imprenditore in quel di Corato. ed invece…..adesso il Nostro fafrebbe bene a leggere le numerose richieste di assunzione postate in questo sito altro che scuola e non scuols…prticità ckoè assume o in assume chi glielo chiede? dopo selezioni sintende…

  • Aldo ferrante (utente non verificato)

    I lavoratori ci sono mancano le condizioni ci sono solo contratti a termine con srmtipendi inadeguati che non servono a farsi un futuro

  • umberto rutigliano (utente non verificato)

    salve Signor Casillo le scrivo per commentare la sua intervista riguardo la ricerca del personale. Nel lontanto 2015 io ho lasciato un curriculum alla vostra sede sperando in una chiamata da

  • Rossella (utente non verificato)

    Le solite interviste di imprenditori che non conoscono la realtà al di fuori delle proprie mura. Ricordi signor Casillo, che ci sono giovani laureati che vorrebbero entrare a far parte della sua realtà ma purtroppo non c’è un annuncio di lavoro pubblicato da voi. Quindi visto che “mancano i lavoratori” iniziate a dare uno sguardo a tutte le candidature spontanee che sono state inviate sul vostro sito web.