Nucleare, pubblicato l’elenco delle aree idonee per il deposito delle scorie. Una è a 40 km da Corato

Il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica ha pubblicato la proposta di Carta nazionale delle aree idonee (Cnai). Alcune sono ubicate a cavallo tra la Murgia e la Basilicata

2 18 commenti

Il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica ha pubblicato l’elenco delle aree idonee per la realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, contenuto nella proposta di Carta nazionale delle aree idonee (Cnai), al fine di permettere lo stoccaggio in via definitiva delle scorie di bassa e media attività.

La Carta individua 51 zone i cui requisiti sono stati giudicati in linea con i parametri previsti dalla Guida tecnica Isin, che recepisce le normative internazionali per questo tipo di strutture. Alcune di queste aree sono ubicate a cavallo tra la Murgia e la Basilicata. La più vicina a Corato, a soli 40 chilometri in linea d’aria, si trova in agro di Gravina (non nel territorio del parco alta Murgia). A poca distanza ci sono ulteriori due aree tra Altamura e Matera, due tra Matera e Laterza e ben dieci in Basilicata tra Genzano di Lucania, Irsina, Matera, Bernalda, Montescaglioso e Montalbano Jonico.

Si tratta di un passo in avanti nell’iter per la realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi: due anni fa, infatti, le stesse aree del nostro territorio erano state inserite nella Cnapi, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee, e ora sono state confermate nella Cnai, la Carta nazionale delle aree idonee.

La Cnai è stata elaborata dalla Sogin (la società dello Stato responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare), sulla base delle osservazioni emerse a seguito della consultazione pubblica e del seminario nazionale condotti dopo la pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente Idonee (Cnapi), e approvata dall’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin).

Entro trenta giorni dalla pubblicazione della Carta possono presentare la propria autocandidatura a ospitare il deposito nazionale e il parco tecnologico gli enti territoriali le cui aree non sono presenti nella proposta di Cnai, nonché il Ministero della difesa per le strutture militari interessate. Possono inoltre presentare la propria autocandidatura, entro lo stesso termine, anche gli enti territoriali le cui aree sono presenti nella proposta di Cnai.

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Commenti

  • S s (utente non verificato)

    Chissà perché 46 dei 51 siti individuati sono nel centro-sud Italia

    • Luigi Murgiano (utente non verificato)

      Chiedilo agli elettori meridionali della Lega di Salvini

      • carluccio (utente non verificato)

        a dire il vero, quelle località furono già individuate quando salvini aveva le calze corte … o forse anche prima …
        d’altro canto, se non in zone depresse, dove le vuoi mettere? sotto il duomo di milano?

        • Pier Luigi (utente non verificato)

          Ecco il primo che manifesta i sintomi della sindrome di Stoccolma; ma chi te lo dice che le zone depresse siano solo al Sud? Roba da pazzi.

          • Luigi Murgiano (utente non verificato)

            Sarà uno di quelli che quando trascorre un weekend a Milano, torna a casa con l’accento milanese…

  • Umberto E. (utente non verificato)

    Come mai neanche un sito in Lombardia? Non c’era Sor ministro che voleva la centrale nucleare di “nuova” generazione nel giardino di casa sua?

  • Pier Luigi (utente non verificato)

    Solo 5 siti su 51 al Nord; non serve aggiungere altro. Complimenti, come sempre, ai politici meridionali che, da sempre, pensano solo a loro stessi e non fanno il lavoro che, evidentemente, i loro colleghi del Nord fanno bene; dopo tutto ci sono politici meridionali persino nella Lega, quindi la notizia non dovrebbe nemmeno sorprendere più di tanto.

    • Ansari Moltres (utente non verificato)

      Per quanto ci possa essere una discriminazione, il principio seguito è quello di inserire i siti di stoccaggio in aree bassamente antropizzate e industrializzate. Purtroppo, a Sud queste aree abbondano.

      • Pier Luigi (utente non verificato)

        Vieni a trovarmi nel Nord Italia, ti farò vedere quante aree disabitate vorrai.

  • Cirino Pomicino (utente non verificato)

    Basta complottismo

  • Francesco (utente non verificato)

    Secondo me la distribuzione non equa dei siti dovrebbe farci riflettere di che pasta siamo fatti.

  • president (utente non verificato)

    neit……….

  • Coratino deluso (utente non verificato)

    Chiedete ai geologi, dipende dalla composizione del sottosuolo, la politica centra poco e niente.

    • Pier Luigi (utente non verificato)

      In Italia i diversi pesi politici trasformano magicamente la geologia, fidati.

    • Gigi Gusto (utente non verificato)

      Allora perché no in Friuli Venezia Giulia?

  • Aurelio Rag.Tortosa (utente non verificato)

    Sono i comuni, i cittadini, gli enti territoriali che devono farsi sentire ed essere portavoce delle legittime necessità della popolazione, imprese; preservare le colture secolari che insistono sul territorio e che stanno dando redditività. L’ olio radioattivo non se lo compra più nessuno poi! Oltre a tutte le altre produzioni agroalimentari e di trasformazione prodotti agricoli! Pensiamole ste cose.

  • La lobby nucleare (utente non verificato)

    MA SMETTETELA DI CREDERE ALLE FAVOLE E INFORMATEVI!
    Siete vittime della beata ignoranza!
    Leggo cose come olio radioattivo oppure complottismi vari sulla locazione delle aree.
    IN TUTTO IL MONDO CI SONO DEPOSITI DEL GENERE E SONO SICURI AL 100%.
    Siete vittime di paura insensata dovuta a politici idioti che nella storia hanno cavalcato disastri come Chernobyl per consenso elettorale.
    Non siete capaci nemmeno di capire che si parla di rifiuti con medio-bassa radioattività che verrebbero stoccati in luoghi sicurissimi e per cui lo stato paga una valanga di soldini (vostri) per esportarli.
    Di cosa vi lamentate? Non volete un nuovo capannone in una zona idonea a costruirlo?
    Prima di pensare a certe cavolate, pensate a tutte le case e capannoni abusivi che avete costruito voi stessi negli anni (spesso con materiali tossici tra l’altro).
    Pensate ai rifiuti, ai mozziconi di sigaretta, alle buste di plastica ecc che tutti i nostri concittadini (e ci scommetterei che qualche lettore sia altrettanto colpevole) buttano sotto i vostri “non radioattivi” ulivi.
    Perché gli “ulivi radioattivi” non li volete, però gli ulivi cresciuti tra terra, plastica e immondizia si.
    Fatevi un esame di coscienza.

    • Luigi Murgiano (utente non verificato)

      Indovina? C’è gente che non vuole né le scorie nucleari né l’immondizia.