Spettacolo

“A classic horror story”: a luglio su Netflix il primo film di Paolo Strippoli

Michele Lamarca
Michele Lamarca
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A Classic Horror Story | Teaser Ufficiale | Netflix
Il lungometraggio, diretto insieme al barese Roberto De Feo, omaggia i classici dell'horror degli anni Settanta, Ottanta e Novanta
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«Musica per bambini, una casa abbandonata, cinque sconosciuti: sembra il classico film dell'orrore e invece…» lo scopriremo a luglio su Netflix. Viene introdotto così il teaser trailer di A classic horror story, primo lungometraggio del regista coratino Paolo Strippoli che, per quest'omaggio al cinema horror italiano e internazionale dell'ultimo trentennio del novecento, si è accomodato alla regia con il barese Roberto De Feo (omonimo – caso curioso – del giovane killer di Amytiville, della cui vicenda è stato realizzato un franchise cinematografico, tra le ispirazioni dei due registi per la realizzazione di questo film).

«Io e Roberto volevamo lavorare assieme – racconta Paolo – così abbiamo abbozzato una primissima sceneggiatura (assieme a Lucio Besana, Milo Tissone e David Bellini) per la nostra casa di produzione, la Colorado. Al progetto si è interessata Netflix che ha apprezzato il soggetto e ci ha dato il via libera. Il film è nato con loro e ci hanno seguito nelle varie fasi della produzione. Nel cast figurano anche Matilda Lutz (The Ring 3, a proposito di horror) e Peppino Mazzotta (Il commissario Montalbano) e tutte le scene sono state girate tra la Puglia e Roma. «Dovevamo partire a giugno dell'anno scorso ma la pandemia ci ha rallentati», commenta Paolo. 

La storia è parzialmente svelata nel teaser ma, prossimamente, verrà pubblicato un nuovo trailer. Cinque ragazzi, a bordo di un camper, si schiantano contro un albero per evitare la carcassa di un animale. Si ritroveranno in mezzo al nulla, la strada è scomparsa e c'è solo una vecchia casa di legno. 

I riferimenti sono a quel cinema horror che, a partire dagli anni settanta, regalò agli appassionati vere e proprie pietre miliari: la trilogia de La Casa di Sam Raimi, Non aprite quella porta con l'iconico Leatherface, Le colline hanno gli occhi di Wes Craven. «Abbiamo raccolto gli elementi narrativi dei grandi classici di quell'epoca, sia a livello narrativo che dal punto di vista cromatico».

Una passione per questo filone che Paolo aveva già tirato fuori nel corto Senza tenere premuto e nel suo secondo film, Piove, attualmente in fase di montaggio. «Spero che il cinema di genere rinasca – racconta – e la visibilità che un'uscita mondiale può offrire ne favorirà il rilancio in Italia. In Italia, da diversi anni, quelli che sono stati definiti B-movie sono stati accantonati ma si può fare cinema di genere con grande qualità».

Ed è questo uno dei vantaggi delle piattaforme streaming. Un film low budget o di nicchia valica i confini nazionali e può essere visto dal pubblico di tutto il mondo che può sancirne il successo senza che questo sia per forza un blockbuster o un film dalla produzione mastodontica.

Nonostante tutto il cinema – inteso come spazio – rimane un posto speciale. «Il mio preferito» chiosa Paolo Strippoli. «È duro a morire e non morirà perché resta il luogo ideale per godersi un film».

venerdì 28 Maggio 2021

(modifica il 23 Marzo 2022, 12:22)

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