Simone, navigator coratino: «Aiuto a trovare lavoro, ma ora il disoccupato potrei essere io»

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Simone Grosso, 30 anni, dal 2019 è un navigator. «Siamo dei facilitatori perché il nostro compito principale è far incontrare domanda ed offerta. Ma non facciamo solo questo»
Simone Grosso, 30 anni e una laurea in psicologia conseguita a Bologna, nella vita fa il navigator, figura professionale introdotta contestualmente al reddito di cittadinanza. Dopo aver vinto il concorso, nel luglio del 2019 ha firmato il contratto con l’Anpal servizi, società in house controllata dall’Agenzia Nazionale delle Politiche attive del lavoro. Dopo tre mesi di formazione on line è “sceso in campo” nel centro per l’impiego di Andria assieme ad altri sei colleghi laureati in economia, giurisprudenza e psicologia.
Tra due mesi – ironia della sorte – rischia però di passare dall’altra parte della barricata, quella della platea dei disoccupati. Il suo contratto scade il 30 aprile e lui rischia di non essere riconfermato. Diverse sigle di sindacati hanno fatto quadrato per cercare di tutelarli. «Abbiamo chiesto un incontro al ministro del lavoro e delle Politiche sociali Orlando – spiega Maria Giorgia Vulcano, segretaria regionale Nidil Cgil – per discutere la proroga dei contratti dei navigator a 12 mesi e contestualmente trovare una soluzione per non disperdere l’esperienza e il bagaglio di competenza di questi ragazzi. Siamo in stato d’agitazione e non escludiamo la protesta in piazza».
In realtà i navigator sono finiti continuamente nell’occhio del ciclone, fin dalla loro istituzione, molto spesso per problematiche non dipese da loro. Ma cosa fa un navigator e perché non è corretto dire che, semplicemente, “trova lavoro ai percettori del reddito di cittadinanza”?
«Siamo dei facilitatori – commenta Simone – perché il nostro compito principale è far incontrare domanda ed offerta. Ma non facciamo solo questo». La platea dei beneficiari viene divisa a monte dall’Inps. Ai centri per l’impiego finisce chi ha problemi di natura economica e lavorativa, secondo i requisiti previsti dalla legge. Qui viene studiata la pratica, viene svolto un colloquio conoscitivo utile soprattutto a capire le competenze del precettore che deve, poi, firmare il Patto del Lavoro.
Ed è in questo momento che inizia la sfida del navigator. «In base alle caratteristiche di chi abbiamo difronte troviamo la giusta soluzione. Per chi ha un basso grado di competenze segnaliamo corsi di formazione permettendogli di riqualificarsi, oppure indirizziamo chi svolgeva un lavoro che oggi ha meno appeal sul mercato verso un altro tipo di occupazione. Per fare un esempio, la crisi del settore edilizio ha portato molti muratori a perdere il lavoro. Analizzando i trend occupazionali troviamo al lavoratore una nuova collocazione. Tra i nostri compiti – continua Simone – c’è anche quello di assistere chi si rivolge a noi e che, tanta volte, non ha la minima idea di come si sostenga un colloquio. Compiliamo assieme i curriculum calibrandoli sul tipo di mansione richiesta e li prepariamo all’incontro con l’azienda».
Di solito il percettore è giovanissimo, fino ai 25 anni o nella fascia d’età che va dai 40 ai 50 anni, ha un basso grado d’istruzione e c’è una leggera predominanza femminile. In tutto sono 250 i percettori assegnati a Simone. Sono 150, invece, il numero di aziende che fanno parte del suo pacchetto. «Non ci occupiamo solo di chi il lavoro lo cerca, ma anche di chi il lavoro lo offre. Ci interfacciamo con le aziende per rendere più chiari i loro annunci o segnaliamo loro tutti gli incentivi disponibili per nuove assunzioni. Da parte loro servirebbe più programmazione. Ci chiedono di trovare persone qualificate per un posto vacante che serviva già ieri, lasciandoci poco spazio di manovra. Organizzandosi per tempo, invece, saremmo in grado di far formare in anticipo i lavoratori richiesti».
Dalle parole di Simone, quello dei navigator sembra un esperimento riuscito. In realtà le criticità sono tante e limitano i navigator nello svolgimento del loro lavoro. A partire dal cortocircuito tra Stato e Regioni. Questi ultimi, titolari dei centri per l’impiego, hanno visto di cattivo occhio la presenza dei navigator nei Cpi nonostante la forte carenza di personale (oltre che di strumenti), rendendo le procedure lente e macchinose. «Manca anche una collaborazione concreta tra i vari enti istituzionali – aggiunge Simone – dall’Inps ai Comuni».
C’è la questione, poi, delle misure previste dalla legge che avrebbero aiutato i percettori a trovare lavoro più facilmente ma che non sono mai partite. Il caso più emblematico è l’assegno di ricollocazione, ovvero un importo che può essere speso nei centri dell’impiego o enti accreditati per avere a disposizione un tutor o accedere a programmi di formazione a pagamento. «Per questo motivo – spiega Simone – segnaliamo principalmente corsi gratuiti o con forti agevolazioni perché non tutti possono permetterselo».
Legato alla formazione – per Simone l’aspetto più importante per trovare lavoro – c’è anche il problema Covid. La pandemia ha reso ancor più difficile svolgere dei corsi che prevedono la didattica in presenza, fondamentale per buona parte dei lavori e rallentato inevitabilmente i rapporti tra navigator e lavoratore.
Alla fine, la figura dei navigator, è utile o no? «Sebbene ci siano tanti limiti, oggi c’è un sistema che prima non c’era o non funzionava. Tra mille difficoltà in un anno e mezzo ho segnalato 200 persone alle aziende e abbiamo creato un portale che permette di visualizzare le offerte di lavoro provincia per provincia. Un primo traguardo è senz’altro quello di dare una direzione a chi cerca lavoro, convincere uomini di 50 anni a rimettersi in gioco, magari terminando gli studi per avere maggior chance nel mercato del lavoro. Quando avviene l’incrocio domanda-offerta è il momento più gratificante dal punto di vista umano. Chi trova lavoro ci ringrazia perché capisce lo sforzo profuso da parte nostra. Tempo fa presi in carico un autotrasportatore di 62 anni che aveva perso il lavoro. Si presentò al centro senza un curriculum e senza le conoscenze digitali per farne uno. Lo costruimmo insieme ma aveva un po’ di timore a mandarlo perché non aveva la patente Cqc. Lo convinsi a mandare lo stesso la candidatura e l’azienda lo selezionò. Avrebbe potuto vivere di reddito di cittadinanza o altro fino alla pensione, invece si è rimesso in gioco e sta prendendo la Cqc. Queste sono le soddisfazioni più grandi».
Commenti
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A quanto mi risulta sono figure pagate dallo stato che non hanno contribuito all’impiego..però se così non fosse potrebbe provare a vedere in base alle sue attitudini se c’è un lavoro per lui..tanto dovrebbe essere formato x questo..oppure come penso è stato uno spreco di denaro pubblico con l’obiettivo di avere il posto fisso
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la figura del navigatore avrebbe avuto senso in un paese come la germania o la francia, in economie trainanti e serie, dove in realtà si potrebbe far incontrare offerta e richiesta di lavoro. ma qui in italia si è preso un abbaglio, come al solito: lavoro non ce n'è, offerta zero. richiesta invece sì ma choosy, con richiedenti raramente disposti a tutto per lavorare, tra l'altro in larga parte poco o nulla qualificati. far funzionare queste figure diventa impossibile … ma sì, dai, chissenefrega, c'è il reddito di cittadinanza a vita … e adesso è più chiara la situazione?
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È un lavoro che dovrebbero fare ai Centri per l'impiego, un inutile doppione. Il solito carrozzone politico questa volta messo su dai grillini.
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Quali sono le agenzie preposte a tutto questo?
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La fotocopia di un mio amico mago, ai suoi clienti prometteva vincite milionarie con sistemi di numeri da giocare a l'otto.
Un giorno li chiesi: ma sono veramente numeri vincenti??È lui mi rispose: se erano vincenti me li giocavo io…
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Dovrebbe trovare lavoro degli altri ma non riesce a trovarlo neppure a se stesso.
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Mi dispiace per questi ragazzi. Ma insieme al reddito di cittadinanza, sono soldi buttati nella spazzatura.
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Vi scatenate così tanto contro navigator e RdC, quando si tratta di una politica sociale che, finora, ha aiutato tanta gente in difficoltà (e io non sono mai stato percettore di RdC).







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