Brexit, gli imprenditori coratini: «Niente dazi, ma più burocrazia. Effetti da valutare in futuro»

Fabio Di Gennaro
Brexit

Standard qualitativi, lentezza delle dogane e possibile introduzione di dazi: sono tanti gli interrogativi

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La Brexit è legge a tutti gli effetti dal 1° gennaio 2021. L’entrata in vigore dell’uscita della Gran Bretagna dall’Eurozona traccia un segno indelebile di discontinuità e offre degli scenari enigmatici soprattutto dal punto di vista dell’analisi politica ed economica. Ma qual è l’impatto della Brexit sul commercio e sugli affari, anche su piccola scala? Abbiamo provato a capirlo attraverso le parole di alcuni imprenditori coratini. Non sembra essere cambiato molto dal punto di vista meramente economico ma gli effetti potranno essere valutati solo a lungo termine.

«Per quanto mi riguarda non è cambiato quasi niente. – spiega Michele Colella, titolare di un’azienda che esporta confetture e conserve – Rispetto a prima, quando spedisco la merce al negoziante, devo dichiarare tutto quello che c’è dentro la scatola». Niente dazi doganali, quindi, perlomeno per la merce certificata di provenienza Ue. Merito dell’accordo tra l’Unione Europea e la Gran Bretagna siglato a dicembre, quasi a tempo scaduto. Si tratta comunque di un accordo provvisorio. «Quello che sta succedendo adesso in Inghilterra – continua Colella – è la stessa cosa che succedeva già col Canada. Probabilmente si arriverà allo stesso procedimento: se tu stai vendendo un prodotto che viene già prodotto in loco c’è da pagare un dazio, in quanto stai facendo concorrenza. altrimenti no»

«Al momento è ancora troppo presto per capire quali potranno essere le difficoltà reali» dice Claudio Amorese, amministratore delegato di Icmea, società di servizi ingegneristici che lavora da tempo e proficuamente con la Gran Bretagna. «Al momento tiene banco il problema lockdown che da loro è più restrittivo rispetto all’Italia e questo, di conseguenza, potrebbe rallentare la circolazione delle merci».

Sono tanti gli interrogativi ancora da chiarire, soprattutto per il futuro. «C’è da capire – si chiede Amorese – come saranno riconosciuti gli standard (la marcatura Ce ndr). In Inghilterra varrà o bisognerà rimarcare i prodotti con lo standard britannico? E i prodotti provenienti dalla Gran Bretagna con lo standard che non sarà piu Ce saranno utilizzabili, o no?» Infine c’è la questione doganale. «La presenza di una dogana potrebbe rallentare il trasferimento dei beni, un po’ come avviene con la Svizzera anche se gli elvetici hanno aderito al trattato di Schengen».

Anche Mauro Squeo, che per Fas si occupa proprio della vendita all’estero, è d’accordo con Amorese. Fas esporta in Gran Bretagna cinque linee di assorbenti e pannolini:  «A parte un po’ più di burocrazia non è cambiato nulla rispetto a prima – esordisce Squeo – ma sarà necessario valutare pro e contro più avanti. Sicuramente il rallentamento del flusso delle merci per via delle dogane (nonostante l’aumento degli agenti promesso da Boris Johnson ndr) avrà un impatto anche sui costi. Un altro tema che bisognerà affrontare è quello degli accordi che la Gran Bretagna potrà decidere di fare con altri Paesi, sollevandoli dai dazi e rendendoli più competitivi».

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Commenti

  • Michele Zaza (utente non verificato)

    Per me, che frequento il Regno Unito ormai da oltre 20 anni, in più spedisco verso i miei figli e nipoti prodotti di ns produzione e qualcosa difficile da trovare, oltre a rallentare le spedizioni, per via della stretta doganale, avvertiamo pure la poca professionalità del personale preposto che forse a sfregio o invidia, trattiene e distrugge involucri trasparentissimi e verificabilissimi, tipo un formaggio sottovuoto o una busta di tarallini. Negli anni abbiamo avvertito la mancanza del famoso Fair Play inglese, perchè in molti posti è subentrato personale diversamente inglese..

  • carlo mazzilli (utente non verificato)

    FUCK UK! c'è tutta l'Europa dell'Est, capofila la Russia, che bramano, vogliono, desiderano rapporti commerciali con l'Italia. non con l'Europa ma con l'Italia, con i prodotti italiani, lo stile italiano, la fantasia, l'originalità italiana. non abbiamo bisogno dell'Inghilterra …