L’Immacolata “in giallo” dei ristoratori: «Poca affluenza, pesano le disdette delle città arancioni»

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Non è il solo motivo per il quale il settore continua ad arrancare. «Rispetto all’estate scorsa, quando c’era voglia di uscire e il virus ci aveva appena sfiorato, oggi c’è tanta paura e molta confusione»
Mentre ad Andria e Barletta montava la protesta dei ristoratori costretti a richiudere per l’istituzione delle zone arancioni cittadine da parte della Regione, i ristoranti di Corato erano aperti per il pranzo dell’Immacolata. Non proprio un successo, però, con pochi clienti anche a causa delle diverse disdette arrivate da andriesi e biscegliesi che, per molti ristoratori, rappresentano una bella fetta di avventori abituali.
Non è il solo motivo per il quale il settore continua ad arrancare, nonostante il passaggio alla zona gialla abbia permesso ai ristoranti di riaprire. Allargando l’analisi anche a domenica scorsa, la prima dopo il cambio di colore, le tavole sono rimaste semi deserte.
«Rispetto all’estate scorsa, quando c’era voglia di uscire e il virus ci aveva appena sfiorato, oggi c’è tanta paura e molta confusione». Parola di Mariano Como che, con il suo ristorante, ha raggiunto 20 anni di attività a novembre ma che non ha potuto festeggiarli. «L’avevo già detto a maggio, il nostro cliente tipo è il rappresentante che viene qui a pranzo, il “forestiero”. Senza queste figure i ricavi si abbassano notevolmente. Non sono molti i coratini che mangiano a pranzo a Corato».
«Non poter rimanere aperti a cena ma solo a pranzo ci penalizza molto. – spiega Antonio Di Zanni, presidente di Ci.Bevan.Do – Dietro le attività di ristorazione ci sono costi enormi che non possono essere colmati con i ristori promessi dal governo o con i ricavi del solo delivery e asporto. Ci sono affitti, anche esosi, da pagare. C’è la merce che deperisce e va acquistata a scatola chiusa, senza sapere quanti coperti effettivamente si riescono a fare. Ci sono le tasse, le bollette e ci sono soprattutto i nostri dipendenti e le loro famiglie che cerchiamo di aiutare come possiamo».
Insomma, essere diventati zona gialla non ha fatto rifiatare i ristoranti, perlomeno considerando i primi due giorni di festa dalla riapertura. «Probabilmente sarebbe stato meglio rimanere in zona arancione e ricevere un contributo più equo da parte dello Stato. – dice Como – Cosa possiamo fare ora? Sicuramente non abbatterci e invitare i coratini a pranzare da noi. Basta rispettare le regole alle quali anche noi titolari ci atteniamo scrupolosamente per aiutarci a superare questo momento difficile».
Commenti
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Sara' moltooo intéressante verificare la dichiarazione fiscale del 2019 di molti esercenti e verificare gli aiuti hanno ricevuto da noi. Purtroppo non c'e' rimborso dell'evaso. Coraggio a tutti sopratutto a coloro che soffrono veramente e in silenzio
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Cari titolari di ristoranti, pizzerie,ecc,ecc cambiare colore alla nostra regione è servito solo ad una cosa non rientrare in pieno merito a gli aiuti detti “ristori”. Cosa pensavate che la gente da un giorno all'altro cambia idea? Come i colori?
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Abbiate fede … Ci sarà prima o poi una bella rivoluzione di tutti i cittadini! ! Allora si che ci sarà da ridere e da fare un bel po di conti ! Che schifo ..
Governo Conte vergognati !!! Loro si che faranno Natale e Capodanno probabilmente chiusi ma nelle loro spettacolari dimore con mega tavolate imbandite di ogni cosa ! Spero che gli vada tutto di traverso!







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